Edifici alti e nuovi skyline urbani : metodi e tecniche applicati al caso studio di Torino
Simona Scomparin
Edifici alti e nuovi skyline urbani : metodi e tecniche applicati al caso studio di Torino.
Rel. Claudia Cassatella, Giulia Carlone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2016
Abstract
É nell’interesse del governo delle trasformazioni fisiche che stanno investendo e trasformando i paesaggi urbani, soprattutto metropolitani, che questa tesi intende individuare con cosa, quindi con quali strumenti, in che momento e a che livello della pianificazione le analisi di visibilità possono essere integrate nel processo di pianificazione. Quest’ultime possono infatti costituire una strumento in grado di formare un quadro scientifico di riferimento per la redazione di politiche volte alla gestione di questo nuovo processo di verticalizzazione. Per fare questo, è stato necessario studiare ed approfondire l’ambito entro il quale gli edifici alti e/o grattacieli fanno ricadere i loro effetti: il paesaggio e il paesaggio urbano.
La I parte vuole essere una sorta di raccolta di alcune delle definizioni individuate per i termini paesaggio, paesaggio urbano e skyline oltre che riassumere, quanto meno per sommi capi, le svolte politiche e normative più importanti per la disciplina del paesaggio, sia a livello europeo che italiano. Si è quindi voluto partire dall’origine etimologica della parola "landscape”, "landschaft”, "paysage" e "paesaggio", diversa a seconda che si prenda in considerazione la radice germanica o neolatina, per comprenderne il significato: uno più legato alla terra (intesa proprio come estensione di un territorio) e l’altro più legato al paese (inteso come luogo di campagna, a metà tra il rurale e il costruito). Si è quindi visto come i pittori con i loro quadri rappresentanti scorci di natura e/o luoghi costruiti osservati da lontano (da un luogo privilegiato) abbiano inizialmente influenzato l’idea di paesaggio legandolo, quindi, alla naturalità e alla concezione estetico - percettiva. Sarà proprio quest’ultima che nel XX secolo condizionerà significativamente la legislazione e le azioni sul paesaggio soprattutto nel contesto italiano (territorio ricco di storia e bellezze naturali e meta di numerosi viaggiatori) in cui, fino alla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000, esso poteva essere ereditato ma non progettato. Tuttavia, trattandosi di un tema oggi ricco di sfaccettature, si è cercato di definire il confine, labile e sottile, tra paesaggio e paesaggio urbano basandosi sulle definizioni di Kevin Lynch, Gordon Cullen e delle enciclopedie. 11 risultato, se qui vogliamo indicarne uno, è che il paesaggio urbano è un prodotto dell’estetica moderna, un deposito di intenzioni e rappresentazioni di coloro che abitano la terra (Carlone G., 2012). Ed è proprio in questo deposito che si erigono i "nuovi colossi architettonici”, i grattacieli, originari dei paesi oltreoceano. Negli ultimi anni si è quindi spostata l’attenzione su un "nuovo” aspetto del paesaggio urbano: lo skyline. Anche in questo caso le definizioni sono molteplici così come le implicazioni derivanti da queste nuove "icone della modernità” (Faroldi E., 2008) non solo legate agli aspetti tecnici - architettonici ma anche a quelli culturali, socio - economici, ambientali, tecnologici e infrastrutturali.
A terminare questa prima parte di "ricognizione” sono stati analizzati quattro diversi casi studio di città europee (Rotterdam, Londra, Parigi e Firenze) per comprendere come questi nuovi elementi e i conseguenti nuovi skyline vengono gestiti. Basandosi su tali analisi, gli elementi comuni di maggior interesse in questa sede sono l’integrazione della pianificazione paesaggistica all’interno del processo di pianificazione territoriale (seppur con approcci differenti) e la presenza di analisi di visibilità a dimostrazione dell’importanza sempre maggiore rivestita dalla componente visiva del paesaggio urbano (Carlone G.,2012).
La II parte vuole invece concentrarsi sulla città di Torino; caso studio scelto non solo per la conoscenza della stessa maturata durante i cinque anni di studi eseguiti al Politecnico di Torino ma anche per l’attività di tirocinio svolta presso Les Ateliers de maîtrise d’œuvre di Cergy-Pontoise. É proprio durante quest’ultimo che mi è stato possibile redigere un documento (di base per i capitoli 5 e 6), in vista di un ipotetico atelier sul tema del paesaggio urbano, in grado di dare una lettura del paesaggio a partire dagli aspetti geomorfologici che fungono da quinta scenica, dalla rete fluviale che ha influenzato la localizzazione delle residenze sabaude prima e delle industrie poi, dagli assi rettori prolungati a forma radiocentrica sui quali si sono innestate le espansioni della città, dalle "infrastrutture verdi" oggi diventate un punto di forza per la città metropolitana ed infine dalle dinamiche della popolazione non allineate con il crescente consumo di suolo. Diverse sono state le domande individuate alle quali i possibili partecipanti dell’atelier dovrebbero concentrarsi; ma due di queste mi paiono calzanti per la tematica discussa in questa tesi: come conciliare le caratteristiche geografiche e le bellezze urbane e paesaggistiche? Quali sono i nuovi simboli urbani - landmarks ed i nuovi valori simbolici che possono contribuire alla definizione dell’identità di una città o di una metropoli?
Per rispondere a quest’ultima domanda si è patiti dalla definizione di land-Mark, qui inteso come "an object or feature of a landscape or town that is easily seen and recognized from a distance, especially one that enables someo- ne to establish their location” (Nijhuis S., Van Lammeren R., Van der Hoeven F.D., 2011). Sono quindi stati individuati quei simboli, sia storicamente riconosciuti che di nuova realizzazione caratterizzanti il tessuto urbano torinese, conseguentemente utilizzati come "rete di base” nella fase applicativa. Grazie alle "Linee guida per l’analisi, la tutela e la valorizzazione degli aspetti scenico-percettivi del paesaggio”, documento redatto dal Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) del Politecnico e Università di Torino, e ai "Criteri generali per la localizzazione e caratterizzazione di edifici alti", una parte della tesi di dottorato in Progettazione della Città, del Territorio e del Paesaggio redatta dalla prof. arch. Carlone Giulia, è stato possibile incentrare la fase applicativa sulle analisi di visibilità in quanto strumenti in grado di aiutare il processo di decisione per la localizzazione di interventi futuri.
Sarà nelle conclusioni che verrà svolta un'analisi critica dei risultati ottenuti per il caso studio selezionato e si cercherà di individuare in che momento e a che livello della pianificazione tali strumenti possono essere implementati così da costituire un quadro scientifico di riferimento per la redazione di politiche volte alla gestione di questo nuovo processo di verticalizzazione.
Tuttavia, dalle ricerche svolte negli ultimi anni da diversi studiosi, tra cui Manuel Appert, è possibile affermare che le costruzioni in altezza vengono realizzate in quanto permettono alle pubbliche amministrazioni di ottenere finanziamenti e di conseguenza affermare il proprio ruolo politico ed economico (non a caso Faroldi li identifica come catalizzatori]. Ma, date le importanti forme e volumetrie, le valutazioni VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e VAS (Valutazione Ambientale Strategica) sono diventate necessarie. Spesso però, risultano poco approfondite e non sufficienti per prefigurare esaustivamente l’impatto degli edifici alti o di cluster di essi; soprattutto se, come sostenuto da Appert, diventano dei meri passaggi obbligati e non calati e legati al contesto. Pertanto, le analisi di visibilità si configurano come accessori utili (se non necessari) per implementare e completare VIA e VAS, trovando applicazione e congruenza nella pianificazione locale in fase ex-ante, in itinere ed ex-post. Nel caso specifico di Torino, scelto come caso studio data l’evoluzione verticale in corso, le costruzioni in altezza sembrano ormai inevitabili. Questo è legato sostanzialmente a due motivi: il primo si rifà a quanto detto in precedenza, i grattacieli sono forti catalizzatori e generatori e opportunità (non solo economiche ma anche turistiche e d’immagine), il secondo è invece legato ad un aspetto più "storico” in quanto essi erano già previsti, seppur con altezze differenti e più contenute, dal PRG del 1995. É pertanto necessario individuare dei criteri che indirizzino la realizzazione di grattacieli evitando di interferire con la quinta scenica formata dall’arco alpino e dalla collina torinese.
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