La figura dell'architekton nel mondo greco: un percorso di analisi nella progettazione antica
Claudia Mensa
La figura dell'architekton nel mondo greco: un percorso di analisi nella progettazione antica.
Rel. Donatella Ronchetta. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2005
Abstract
L'architetto dell'antico mondo greco - larchitekton - è, senza dubbio, figura sfuggente e complessa. La natura delle fonti di cui disponiamo - di solito lacunose, eterogenee, discordanti - impedisce di avvicinare e circoscrivere con facilità la sua formazione, professionalità e competenza, ma permette di cogliere la complessità del suo operare e la fitta rete di relazioni che egli abitualmente intreccia con gli altri soggetti del cantiere. Se, infatti, l'architettura è la più sociale delle arti allora l'architekton è forse il più sociale degli artisti, nel senso che nessuna impresa architettonica può compiersi senza il fruttuoso incontro tra committenza, architetto e maestranza, e ha poco valore indagare il carattere dell'architekton senza interessarsi a quello dei suoi interlocutori.
Su questa basilare premessa si fonda l'intero lavoro, un percorso scandito in cinque tappe, in cui ciascuna rappresenta il tentativo dì mettere a fuoco un aspetto peculiare dell'articolata faccenda.
Il primo capitolo si concentra sull'architetto come singolo, cercando di recuperare i caratteri che potevano qualificarne l'istruzione, professione, posizione sociale, costantemente in bilico tra quella dell'artigiano dedito alle arti manuali, ovvero il banausos, e quella dell'intellettuale votato alle arti iiberali. Questione ancora aperta, ma meglìo comprensibile se all'ottica statica si sostituisce quella dinamica e diacronica: non un solo modo di essere architetti dall'età arcaica a quella ellenistica, ma diverse maniere di essere e sentirsi tali, condizionate dalle possibilità del contesto, dal talento individuale e dalla inesorabile evoluzione della produzione architettonica che costringe l'architetto a confrontarsi con difficoltà e potenzialità nuove e inaspettate. Una realtà in trasformazione, dunque, in cui c'è spazio per il semplice architekton delle origini, letteralmente il primo dei carpentieri, e per personalità di maggiore complessità come gli architetti della Ionia del VI secolo a.C., i maestri dell'Attica del V secolo a.C, e i versatili Skopas, Pytheos, Deinocrate, Ermogene dell'età tardoclassica ed ellenistica.
Il secondo capitolo cerca di collocare il singolo all'interno del gruppo, ovvero di posizionare l'architekton nell'articolato iter progettuale - costruttivo che accompagnava ogni costruzione architettonica pubblica. Diminuisce il protagonismo dell'architekton a favore della coralità del cantiere, permettendo di comprendere come la buona riuscita di un progetto dipenda non solo dall'idea, ma anche dalla capacità di gestire con precisione un meccanismo costituito da innumerevoli e delicati ingranaggi. Tra questi, di particolare importanza risultano: la committenza, di norma severa depositaria dei valori della tradizione, legalmente e praticamente rappresentata dalla commissione edilizia; i contraenti, coloro che sottoscrivono contratti precisi per sé e per gruppi di uomini alle loro dipendenze; gli artigiani, di solito molto abili e del tutto distinti dalle masse di lavoratori indifferenziati attive nei cantieri egizi, che lavorano seguendo un accordo verbale oppure un contratto scritto. Il terzo capitolo chiama in causa il progetto architettonico, lo strumento che consente all'architekton di prevedere il risultato finale della costruzione - evitando gravosi errori in corso d'opera - e di comunicare efficacemente le proprie intenzioni alla committenza prima, per ottenerne l'approvazione, ai contraenti e alle maestranze dopo, per avviare concretamente le operazioni di cantiere.
L'esigenza di un progetto, tuttavia, non ne spiega la natura e ancor meno il grado di definizione raggiunto dai suoi elaborati; l'assenza di un antico progetto grafico complica la situazione e costringe a speculare con certosina pazienza sulle poche indicazioni fortunosamente contenute all'interno delle epigrafi edilizie. Dalla notte del tempo, emergono flebili, ma ripetute parole, certamente connesse alla questione progettuale: syngraphè, anagraphè, paradeigma e ~s La letteratura specifica attribuisce loro significati diversi, puntando sulle inevitabili sfumature che le parole e i secoli inevitabilmente portano con sé: se la syngraphè è una sorta di moderno capitolato di appalto, /anagraphè è un elaborato di dettaglio di carattere grafico oppure verbale, mentre il paradeigma è certamente un modello tridimensionale, ma numerose incertezze ne riguardano la scala di esecuzione. Nel capitolo quarto, si è cercato di passare al vaglio le ipotesi doverosamente sintetizzate e raccolte nel capitolo precedente. Se le indagini etimologiche, infatti, consentono differenti e plausibili ricostruzioni dei carattere degli elaborati progettuali, la lingua del cantiere - che parla attraverso i semplici strumenti tecnici, le unità di misure ballerine, i numeri farraginosi, la netta predilezione nel trarre le misure da modelli e disegni al vero, come quelli incisi sulle superfici di pietra, piuttosto che da elenchi numerici - racconta la sua verità, contribuendo a ricostruire uno scenario operativo se non vero, almeno verosimile; è, infattì, realistico immaginare che l'architekton, figlio prìvilegiato del cantiere, produca elaborati di progetto allineati ai punti di forza del cantiere stesso, evitando di andare rovinosamente e faticosamente contro corrente.
L'ultimo capitolo, infine, avrebbe anche potuto essere ìl primo in quanto concerne la fase dell'ideazione, quel particolare momento in cui l'architekton probabilmente approntava in assoluta libertà il suo tracciato regolatore, lo schematico disegno preparatorio destinato a definìre le linee generali dell'intero edificio. Le riflessioni intorno al tracciato ordinatore, di natura prevalentemente aritmetica oppure geometrica, investono il mondo della teoria proporzionale, della ricerca filosofica e matematica, del possibile scambio interdisciplinare tra architettura e altre discipline, prestandosi facilmente a eccessivi astrazioni e ìntellettualismi; per questa ragione, esse sono state collocate al termine dell'intero lavoro, in modo da avvicinarle con l'occhio pragmatico di chi non dimentica che persìno la più complicata soluzione teorica deve trovare un'adeguata traduzione pratica. Intorno a questo delicato e incerto equilibrio, infatti, ruota la ricerca e la riproposizione di antichi tracciati plausibili, dal carattere semplice, ma non banale, atti a riproporsi senza pedestremente ripetersi; una sfida, a dire il vero, ancora aperta.
In sintesi, questo è il percorso seguito dalla ricerca che, costellata di dubbi e incertezze, cerca di avvicinare l'articolata figura dell'antico architetto greco.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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