Esse est percipi : una lettura cognitiva per il progetto dello spazio pubblico
Beatrice Gamba
Esse est percipi : una lettura cognitiva per il progetto dello spazio pubblico.
Rel. Gustavo Ambrosini, Marco Trizio, Alessandra Re. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
VERSO UN APPROCCIO COGNITIVO ALL’ANALISI URBANA
“Distinguiamo ora tra un ambiente geografico e un ambiente comportamentale. Viviamo tutti nella stessa città? Sì se intendiamo quella geografica, no quando intendiamo quella del comportamento”. (Koffka).
La fase precedente la realizzazione di un progetto di spazio pubblico esterno - sia esso strada, piazza o parco - vede spesso l’architetto protagonista di un approccio analitico tradizionale, caratterizzato dalla raccolta dei dati necessari ad una completa fotografia dell’esistente.
Dall’inquadramento generale storico-morfologico, allo studio di attività e luoghi di interesse, alla lettura sociologica del contesto, fino ad una scala più ridotta, dove si lavora riportando i dettagli dell’esistente. Si fotografa, per riassumere, la realtà quantitativa. Vi è, tuttavia, una dicotomia presente in tale approccio: la fotografia dell’esistente non coincide con l’immagine spaziale dei fruitori.
Esse est percipi: un differente punto di vista.
La citazione di Koffka a inizio paragrafo riporta proprio questa distinzione. Mentre l’architetto o urbanista progetta su una pianta che riporta gli elementi presenti sul sito, ogni individuo conosce, e dunque contempla come esistenti, solo alcuni di tali elementi. Ognuno vive una città differente, nella quale esistono solo alcune parti.
Numerosi teorici sostennero che lo spazio non sia definibile, in maniera assolutistica, tramite la sola geometria euclidea.
Tutta la realtà, e dunque lo spazio che ci circonda, è invero la cognizione che ne abbiamo. Volendo estremizzare si potrebbe citare la celebre formula che riassume la filosofia di Berkeley, «Esse est percipi», ovvero “essere significa essere percepito”: tutto l’essere di un oggetto consiste nel suo venir percepito e nient’altro, ossia esiste solo ciò che viene percepito. In tale ottica, la città risulta composta dall’insieme di queste percezioni singole.
Alcuni elementi che la compongono saranno esistenti per tutti, altri solo per alcuni ed altri ancora non esisteranno per nessuno. Si potrebbe supporre l’esistenza di una cognizione comune della realtà, costituita dagli elementi presenti nella memoria di tutti?
E, nel caso in cui fosse possibile creare una mappa del solo “percepito come esistente”, il progetto potrebbe forse partire da essa e non da una pianta quantitativa?
Risalire a tale immagine cognitiva non è tuttavia cosa semplice. La raccolta dei ricordi degli abitanti in merito ad un luogo vissuto può avvenire in due modi: tramite la richiesta di descrizione verbale durante un’intervista o tramite la richiesta di un disegno del luogo stesso.
Uno studio di Testa evidenzia, a tal proposito, le differenze tra ciò che riportano oralmente gli intervistati e la mappa che disegnano del luogo: ad una buona padronanza del quartiere esplicitata, non corrisponde graficamente un altrettanto dettagliata cognizione dimensionale e distributiva degli elementi ivi presenti.
Se richiesto di riportare in mappa dimensioni spaziali e oggetti presenti, subentrano sulla carta delle discrasie rispetto alla realtà. Tali errori di dimensionamento sono assai importanti nella costruzione di un’immagine cognitiva e, tuttavia non tracciabili, se si ricorresse solamente ad una forma orale.
Il passaggio ad un’esplicitazione verbale comporta infatti, a prescindere dalla propria conoscenza del luogo indagato, una mediazione razionale tra la realtà ed almeno tre altri fattori: ciò che ci si aspetta di dover dire, l’anteposizione dei propri bisogni e le personali capacità comunicative.
L’impiego della parola comporta dunque l'intervento di un alto numero di variabili strettamente individuali, difficili da analizzare in contemporaneo e non ignorabili.
L’utilizzo della forma grafica da parte dell’intervistato invece consente un minore numero di fattori che influenzano l’elicitazione delle rappresentazioni mentali.
L'architetto dovrebbe assumere dunque la capacità di leggere tali disegni, idoneità che implica la piena comprensione della relazione psicologica tra l’uomo e l’ambiente-stimolo.
Lo sviluppo di questo lavoro di ricerca è orientato proprio in tale direzione, proponendo alcuni strumenti per la lettura della cognizione di un luogo.
Ad una prima parte teorica circa il rapporto tra cognizione e ambiente in letteratura, seguirà una seconda parte di definizione di un metodo analitico.
Tale metodo sarà poi applicato a due casi studio, accomunati dalla criticità dell’inutilizzo: un giardino a Barriera di Milano e una piazza a Fossano.
Relatori
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