Patrimonio storico-culturale e progetti europei per la cultura : quale rapporto tra territorio e finanziamento alle politiche culturali?
Chiara Giovinazzo
Patrimonio storico-culturale e progetti europei per la cultura : quale rapporto tra territorio e finanziamento alle politiche culturali?
Rel. Andrea Longhi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2016
Abstract
Introduzione
Quale contributo avrei potuto dare io, laureanda in Pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica-ambientale, nella fase di formulazione di un progetto europeo del Programma cultura?
Questa domanda me la son posta durante l’ultimo mese della mia esperienza di tirocinio, effettuato presso l’ente no profit ‘Comitato Promotore Matrice’. Ho trovato dunque la risposta alla domanda nella pratica, documentandomi sull’idea di progetto e collaborando insieme al mio tutor di tirocinio, il Dott. Otto Bugnano e alla presidente del Comitato, la Dott.ssa Carmen Ditto. Il lavoro ha previsto l’organizzazione di alcuni incontri con i partner italiani ed europei, la definizione del calendario di attività e, particolarmente utile per comprendere la logica di base dei bandi definiti dall’UE, la raccolta dei materiali utili per la compilazione dell’eForm per il progetto di cooperazione pluriennale implementato. Da quest’esperienza di tirocinio è sorta la curiosità di indagare i diversi progetti europei vincitori del programma precedente, ‘Cultura 2007-2013’, analizzandoli in una prospettiva ‘territorialista’, guardando al rapporto tra cultura e territorio.
Da una prima lettura dei progetti sono rimasta colpita dalla varietà di attività proposte legate a svariate tipologie di beni culturali, dalla considerazione ampia di ‘patrimonio culturale’, così come viene definito nei documenti più recenti del Consiglio d’Europa.
È questo il punto di partenza della presente tesi.
Alla luce delle Convenzioni dell’UNESCO e dei documenti approvate dal Consiglio d’Europa in materia di patrimonio culturale materiale e immateriale e di diversità culturali, l’UE ha preso in considerazione lo sviluppo del concetto, definendo, a partire dagli anni ’90, dei Programmi dedicati alla cultura, di natura sempre meno settoriale. In seguito alla documentazione sulle politiche internazionali, ho realizzato quindi una breve carrellata dei programmi europei nella storia della programmazione per il settore cultura.
Nel Capitolo 3 mi sono cimentata nell’attività di analisi di 59 progetti vincitori dei co-finanziamenti europei grazie alla buona riuscita della partecipazione al bando inerente il Programma ‘Cultura 2007-2013’. Tale programma presenta una maggiore flessibilità e concretezza rispetto ai programmi precedenti dell’ambito culturale e considera delle condizioni che influiscono e influiranno con sempre maggiore peso sul settore della cultura (come gli effetti della globalizzazione e la digitalizzazione). Nell’ottica di documentare una breve rassegna quantitativa, oltre che qualitativa, il contesto di analisi è incentrato sui progetti di cooperazione coordinati da un ente capofila italiano, vincitori del budget di co-finanziamento nel biennio 2009-2010, anni in cui si è registrata una proporzione costante nell’incremento di candidature italiane e nell’ultimo biennio 2012-2013, per cercare di delineare un quadro più recente, insieme ai progetti di cooperazione con i Paesi Terzi vincitori nel 2014.
Ho effettuato poi una ‘ricategorizzazione’ tematica delle proposte progettuali, basandomi dunque sulla natura delle attività realizzate in relazione alla tipologia di bene storico-culturale considerato. Tale lavoro di suddivisione in categorie non è stato privo di incertezze, lineare, a causa del carattere multidisciplinare delle iniziative previste da ciascun progetto. Né la decisione che istituisce il programma né la guida ad esso dedicata indicano esplicitamente quali devono essere la natura, la forma e il contenuto delle attività culturali finanziate, aspetti rivelatisi secondari rispetto all’efficacia, ovvero alla capacità dei risultati attesi di permettere, nel medio e lungo periodo, il raggiungimento dell’uno o più obiettivi specifici delineati dal programma.
L’analisi ha messo in luce anche la buona capacità degli enti e gli organismi culturali del nostro Paese nel presentare proposte progettuali vincitori del co-finanziamento, ad eccezione degli enti pubblici territoriali, che, dovendo già fronteggiare i continui tagli al settore cultura, riscontrano diverse difficoltà di accesso ai finanziamenti diretti.
In ultimo, ho individuato diverse parole-chiave in 23 progetti dei 59 analizzati che hanno previsto la realizzazione di attività di svariata natura, finalizzate alla valorizzazione del patrimonio storico-culturale, ma che, rispetto agli altri, si sono caratterizzati da un continuo rimando alla dimensione spaziale e da specifici studi che hanno interessato, sotto diversi aspetti, il territorio. La gran parte di questi progetti ha promosso una serie di azioni che ruotano attorno a diverse e attuali tematiche di elevato spessore culturale e antropologico e che, inevitabilmente, pongono una certa attenzione alla scelta di spazi, luoghi, strutture considerati come ‘contenitori’ del patrimonio storico-culturale. Alcuni progetti trattano di luoghi emblematici della negazione dei diritti umani, delle guerre, altri di luoghi simbolo della cultura pensati per implementare attività artistiche, altri si focalizzano sull’impatto territoriale delle migrazioni, sui segni storico-culturali leggibili anche nel disegno urbanistico delle città e sul valore dei paesaggi europei.
L’attenzione alla sfera territoriale che hanno mostrato alcuni progetti, con l’effettuazione di specifici studi e, in alcuni casi, la definizione di linee guida per la progettazione, le politiche e la pianificazione territoriale, fa riflettere sullo stretto legame esistente tra patrimonio culturale e territorio e sull’importanza di coinvolgere nell’implementazione dei progetti delle figure professionali con competenze specifiche. Ecco il motivo per cui il finanziamento europeo previsto dal programma cultura si rivela essere una buona occasione per le città di accrescere la propria visibilità a scala globale, per gli enti pubblici territoriali di realizzare progetti culturali di qualità ed entrare in contatto con municipalità europee e per i pianificatori territoriali di dare il proprio contributo per l’implementazione di progetti che prevedono la realizzazione di azioni legate direttamente o indirettamente ai luoghi del patrimonio storico-culturale e al territorio in generale.
Relatori
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