Indagine e catalogazione dei "Ciabot di Vigna" per una conservazione integrata dei manufatti rurali storici nella "Core zone" UNESCO "Langa del Barolo"
Enrica Migliassi
Indagine e catalogazione dei "Ciabot di Vigna" per una conservazione integrata dei manufatti rurali storici nella "Core zone" UNESCO "Langa del Barolo".
Rel. Monica Naretto, Roberto Cerrato. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
“Perché fare sul serio la conoscenza di un vino non significa affatto, come forse si crede, assaggiarne due o tre sorsi, o anche un bicchierotto. Significa innanzitutto sulla località precisa e ben delimitata dove si pigia il vino che vogliamo conoscere, procurarsi alcune fondamentali notizie geologiche, geografiche, storiche, socio-economiche. Significa, poi, andare sul posto, e riuscire a farsi condurre esattamente in mezzo a quei vigneti da cui si ricava quel vino. Passeggiarvi, allora in lungo e in largo. E studiare, intanto, la fisionomia del paesaggio intorno, e la direzione e la qualità del vento; spiare sulla collina l'ora e il progredire dell'ombra; capire la forma delle nuvole e l'architettura delle case coloniche. ” (M.Soldati, Vino al vino, Mondadori, Milano,2006)
È sempre stato mio desiderio sviluppare un argomento di tesi che si occupasse, in modo utile e attivo, del territorio in cui sono nata: le Langhe. Tale interesse è stato ulteriormente rafforzato dal riconoscimento di questi luoghi da parte dell’UNESCO come Sito di Eccezionale Valore Universale, con il titolo “I Paesaggi vitivinicoli: Langhe-Roero e Monferrato”.
Questa Tesi di Laurea ha come obiettivo il censimento e la redazione di indicazioni per il recupero e il restauro dei ciabot (casotti di vigna) attualmente conservati tra i vigneti della Langa del Barolo (Componente 1 del Sito di Eccezionale Valore Universale). Si tratta di elementi di architettura rurale nati con la funzione di ausilio all’attività agricola e caratteristici delle colline vitate di questo territorio
L’importante riconoscimento raggiunto nel giugno 2014 ha messo in moto una serie di azioni che abbracciano diversi aspetti finalizzati alla tutela del paesaggio, che necessitano di studi di supporto, alcuni dei quali sono tutt’ora completamente da intraprendere.
Un settore ove non sono riscontrabili dati certi è proprio quello dei ciabot di vigna, elementi fondamentali del paesaggio vitivinicolo che attualmente non hanno alcuna tutela. In sostanza, sino a quando non verranno dettate norme cogenti sulla loro conservazione da parte dei Regolamenti Edilizi e del Piani Regolatori, tali manufatti potrebbero in ogni momento essere demoliti senza che questo gesto costituisca reato, o quantomeno infrazione di una qualsivoglia norma scritta.
Nei capitoli che seguiranno, sarà chiaramente illustrato come, spesso, le uniche tracce effettive della presenza di questi piccoli edifici siano quelle visive, poiché molti di essi non risultano nelle Mappe Catastali e nelle cartografie dei Piani Regolatori.
Durante questo lavoro di ricerca, mi sono rivolta a diversi produttori di vino, la maggior parte dei quali ha dimostrato piena solidarietà ed interesse per l’argomento in questione. Tuttavia, ho anche incontrato una forma di depistaggio ed omertà quando uno di loro mi disse di non possedere alcun ciabot nelle varie decine di ettari di vigneto della sua azienda, precisando che, visto il costo al metro quadrato di un suri (appezzamento esposto a sud-ovest) di vigna nebbiolo, i pochi mq occupati da un ciabot comporterebbero una perdita economica elevata.
Questa mentalità, che ribadisco è di pochi e non di molti, è figlia di una filosofia di coltivazione delle vigne che bada esclusivamente al profitto a breve termine, senza tener conto degli altri e molteplici aspetti del territorio vitivinicolo: paesaggio, storia, cultura, tradizione, identificazione con le proprie origini, tutti elementi che, ogni anno, attraggono migliaia di turisti e che hanno permesso di ottenere il riconoscimento di questi territori come Patrimonio di Valore Universale da parte dell’UNESCO.
Animata da questa consapevolezza, ho quindi ritenuto opportuno rivolgermi all’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggio Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, contattandone il Direttore Responsabile Dott. Roberto Cerrato.
Ho così potuto manifestare il mio interesse riguardo questa architettura vernacolare, tema poco considerato vista la semplicità dei manufatti, soprattutto se paragonati alle altre tipologie di edifici storici presenti nel territorio (quali castelli e centri storici, cascine, chiese ecc.).
Il dott. Roberto Cerrato ha condiviso l’importanza di questo studio, anticipandomi che era in corso, da parte degli Uffici Regionali che erano in contatto con l’associazione da lui presieduta, la stesura delle Linee Guida per l’adeguamento dei Piani Regolatori e dei Regolamenti Edilizi alle Indicazioni di Tutela per il sito UNESCO, in cui si sarebbe affermata la necessità di compiere un censimento dei vari manufatti presenti sul territorio, tra cui appunto i ciabot. Tali Linee Guida sono successivamente state adottate con Deliberazione della Giunta Regionale n. 26-2131 del 21 settembre 2015 e contengono effettivamente l’invito ai comuni a “censire gli edifici di valore storico, architettonico e documentario” presenti nel loro territorio.
Censire e catalogare 128 ciabot è stato un lavoro lungo e meticoloso, ma soddisfacente, dal momento che l’auspicio è che tale studio possa essere un supporto all’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, agli Assessorati competenti della Regione Piemonte ed ai Comuni, affinché possano farne uso come traccia per soddisfare le richieste delle Linee Guida e più in generale dell’UNESCO.
Ciò che questa tesi vuole dunque trasmettere è l’importanza e la valenza paesaggistica che riveste l’insieme di tutti i ciabot, sottolineando quale perdita identitaria, culturale e paesaggistica sarebbe se venissero abbattuti o lasciati all’incuria.
- Abstract in italiano (PDF, 520kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 520kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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