Nichelino XXV aprile : un approccio adattivo al progetto
Elena Massa, Manuele Quintino
Nichelino XXV aprile : un approccio adattivo al progetto.
Rel. Massimo Camasso, Marco Bosio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
ABSTRACT
Adattare: disporre, collocare in modo opportuno. Questa è la definizione che troviamo nei vocabolari per il termine adattare. L'associazione di questa parola con l’architettura spesso ci porta a pensare alla piccola scala dell'appartamento in cui quest'ultimo si adatta alle esigenze degli inquilini. Nel contesto della nostra tesi, il termine adattare unito all'architettura, si colloca a una scala maggiore, quella del masterplan, attraversando due dimensioni: lo spazio e il tempo. Per comprendere meglio in che modo abbiamo unito le due componenti nel progetto di masterplan, dobbiamo comprendere i motivi che ci hanno spinto verso questa soluzione partendo dalla scelta del caso studio. L'area progettuale presa in esame è quella di via XXV Aprile sita in Nichelino nel tratto compreso tra via Torricelli a est e via Dei Cacciatori a ovest. Questa zona ci ha colpito in maniera particolare per le problematiche che la interessano in quanto risulta essere un'area in buona parte a destinazione terziaria e produttiva e con molti edifici, quali capannoni, in stato di forte degrado o di abbandono. A queste problematiche si aggiunge il fatto che l'area è ormai in posizione quasi centrale alla città, la via in questione è molto importante per quanto riguarda la viabilità cittadina (è la seconda strada in ordine di importanza dopo via Torino) e soprattutto c'è la forte presenza del parco Boschetto a nord dell'area che attualmente non comunica con l'edificato circostante. Nonostante le numerose problematiche, nella zona di via XXV Aprile abbiamo visto delle potenzialità che potrebbero dare lo slancio verso una riqualificazione; esse sono proprio il parco, il collegamento viario con Moncalieri e Stupinigi e l'alto numero di utenza giornaliera dato dalle scuole superiori situate in prossimità della rotonda delle Alpi.
Non siamo stati i primi a percepire i problemi e il potenziale di quest'area, già il Comune di Nichelino si è mosso affinché venisse fatto un progetto di riqualificazione dell'area studio e di altre aree all'interno dei confini cittadini. A tal proposito sono stati fatti due progetti, il primo interessava soprattutto il parco Boschetto e i suoi confini e collegamenti con i parchi limitrofi (Nichelino 2010), il secondo eseguito tra il 2012 e il 2013 riguardava una variante al P.R.G.C. che prendeva in esame la nostra area di progetto, zone limitrofi a essa e zone presenti nella periferia sud della città. Partendo da quest'ultimo progetto, abbiamo iniziato esaminando l'area nel modo più tradizionale, cioè con un sopralluogo e le analisi storico-territoriali, successivamente abbiamo iniziato a costruire il nostro masterplan con i dati e le modalità proposte dalla variante. Questi ultimi
presupponevano una demolizione totale del costruito esistente, un progetto che prevedeva circa 100.000 mq di SLP e il reintegro del parco nella città. Con questi dati abbiamo costruito tre differenti masterplan che risultavano essere fuori luogo all'interno di un contesto composto per la maggior parte di piccole villette o case a schiera.
Ciò ha portato alla domanda che ha dato la svolta decisiva al modo di pensare il nostro caso studio: è necessario costruire così tanti metri quadri? Ciò ha dato vita a quello che noi chiamiamo rottura o cambio di interpretazione nell'approccio con l'area progettuale.
Dopo una fase di approfondimento del nuovo metodo accompagnato dai dati demografici e sociali della città di Nichelino, abbiamo capito che l'utenza che ha maggiore bisogno di abitazioni è quella nella cosiddetta fascia grigia, cioè che possiede un reddito troppo basso per accedere all'edilizia a libero mercato ma non abbastanza per rientrare nei bandi per la richiesta di un appartamento in edilizia popolare. La cosa più importante è che non sono necessari tanti metri quadri quanti previsti nella variante. Nella fase successiva abbiamo approfondito il concetto di spazio attraverso un censimento degli edifici presenti nell'area progettuale scegliendo di intervenire solo in alcuni, cioè quelli industriali e in stato di abbandono. In questo modo siamo passati dall'avere un'area studio a dieci. Questo ha comportato un confronto diretto con gli edifici circostanti mantenuti e lo spazio intorno, il parco e la strada.
Ogni lotto è stato sottoposto a tre analisi fondamentali: la prima è quella delle proprietà catastali per capire quanti utenti sono coinvolti nel progetto, la seconda è un infografico in cui si analizzano i singoli edifici nei dieci lotti attraverso diversi parametri e l'ultima è un percorso progettuale dallo stato di fatto al progetto eseguito per ogni lotto. L'unione di queste analisi ha portato alla costruzione di un unico masterplan adattivo. Ciò significa che il progetto non è unico e terminato ma è solo uno delle tante soluzioni che potremmo raffigurare. All'interno del masterplan finale ogni lotto possiede delle regole che possano guidare il progettista alla realizzazione di ognuno dei dieci lotti. Tutto ciò è stato pensato a fini temporali, cioè non è necessario costruire i dieci lotti nello stesso periodo ma possono essere dilazionati nel tempo a seconda di fattori economici o di altra natura. Con il supporto delle regole il progettista può pensare alla riqualificazione dei lotto in modo tale che rispetti le esigenze del suo tempo. Quindi il masterplan è adattivo anche nel tempo oltre che nello spazio.
L'ultima fase di questa tesi consiste nella progettazione alla scala dell'l :200 di tre lotti a scelta tra i dieci, due eseguiti singolarmente e uno in comune. In conclusione alla tesi, facciamo un confronto tra il nostro masterplan e quello previsto dalla variante al P.R.G.C.: quello della variante è un progetto statico che non si lega in alcun modo allo spazio costruito esistente e comporta la tabula rasa del lotto preso in esame; inoltre essendo l’area molto grande è sicuramente molto difficile da riqualificare in tempi brevi e nel periodo di crisi che sta attraversando ora il nostro Paese. Al contrario il nostro masterplan composto da 10 lotti diversi risulta essere capace di adattarsi sia nello spazio che nel tempo grazie al sistema di regole che abbiamo pensato; infine tiene conto del contesto originario e dell’utenza bisognosa.
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