Villa Lajolo a Piossasco : progetto di restauro e valorizzazione
Carola Vigitello, Carol Voltan
Villa Lajolo a Piossasco : progetto di restauro e valorizzazione.
Rel. Maria Adriana Giusti, Chiara Aghemo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Villa Lajolo, dimora signorile il cui assetto attuale ha origine settecentesca, è situata a Piossasco, periferia sud - ovest di Torino. Posizionata in una zona collinare conosciuta come Borgo di San Vito, la quale rappresenta l'antico nucleo della città insieme ad altre ville che delineano il perimetro di questo borgo, la Villa è stata originariamente abitazione dei Conti di Piossasco. Una delle caratteristiche della Villa è la sua posizione panoramica ai piedi del Monte San Giorgio sul quale sono dislocati i tre castelli dei Conti di Piossasco.
Il F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano) ha candidato Villa Lajolo e il Borgo di San Vito all'interno di un programma di tutela e valorizzazione. L'ente è stato promotore di un evento culturale che ha attratto circa 1700 visitatori nella città di Piossasco. La bellezza dell'edificio e del giardino di Villa
Lajolo hanno permesso la sua candidatura al F.A.I. e già nel 1984 la Soprintendenza dei beni architettonici e culturali di Torino ha posto il vincolo di tutela sul complesso.
Nel primo capitolo della tesi viene affrontato un inquadramento storico-territoriale del sito. Questa ricostruzione ha voluto far interagire gli avvenimenti storici con i cambiamenti urbanistici che coinvolgono il Borgo di San Vito. Il secondo capitolo tratta la fase di conoscenza di Villa Lajolo, nello specifico i passaggi di proprietà che hanno interessato il caso studio nei secoli, le trasformazioni architettoniche che ha subito tenendo parallelamente in considerazione l'impostazione del giardino. Nel terzo capitolo si intraprende la fase di analisi, ovvero il rilievo di come si presentano a oggi gli edifici e il giardino che compongono
Villa Lajolo. Tale fase prevede la conoscenza dei materiali, dei degradi che interessano gli edifici e una classificazione delle specie vegetali presenti nel parco. Obiettivo di tale analisi é la formulazione di un'ipotesi di restauro del caso studio attraverso specifici interventi, al fine di predisporre la base per il progetto di rifunzionalizzazione e valorizzazione. Il quarto capitolo, infatti, ha come obiettivo quello di integrare alcune funzioni all'interno della Villa, in forte relazione con il progetto di valorizzazione del giardino e, per sottolineare queste operazioni, viene accompagnata la proposta di un progetto illuminotecnico per ricreare un luogo piacevole da visitare nelle ore serali. In questo modo si permette al complesso sia di continuare ad essere meta turistica come dimora storica intensificando le visite, sia proporre in queste visite attività didattiche, culturali e sociali.
Il presente progetto di ricerca si propone di adottare una metodologia adeguata per affrontare la conoscenza storica, il progetto di restauro e di rifunzionalizzazione di questo manufatto. Ognuna di queste fasi rappresenta un momento necessario e complementare, poiché solo un'approfondita conoscenza storica dell'oggetto unita ad un'analisi delle sue condizioni attuali può fornire concreti mezzi per una progettazione e una rifunzionalizzazione innovativa e non invasiva.
L'approccio iniziale ha previsto un'approfondita ricerca d'archivio nella fase della conoscenza storica. Dal comune di Piossasco arrivando’fino a quello di Torino sono stati vagliati gli archivi privati, i catasti e i documenti della Soprintendenza per ricomporre la storia e il contesto del caso studio. Grazie al Signor Alberto De Vecchi Lajolo, attuale proprietario della Villa, è stato possibile consultare l'archivio privato della famiglia e, confrontando i testamenti della dinastia con i catasti antichi della città, si è potuto scoprire quali sono stati i passaggi di proprietà dell'abitazione. I primi ad entrare in possesso della Villa sono stati i Conti di Piossasco. In seguito, la dimora viene acquistata dai Conti Ambrosio di Chialamberto i quali avevano uno stretto rapporto con la dinastia dei Savoia. Infine i Conti Lajolo da Cossano ereditano il Palazzo con un unico atto di cessione. Questa fase permette di venire a conoscenza delle stratificazioni che hanno interessato l'edificio e il suo giardino in modo tale da tenerne conto nel momento in cui si ipotizzano gli interventi di restauro.
La volontà di restituire il meritato splendore alla Villa, ha portato in seguito all'ipotesi di un progetto di restauro. L'approccio metodologico tiene conto della valenza storica di ogni manufatto e per questo necessita di un intervento unico che non deve essere assimilato necessariamente ad altri casi studio. Le caratteristiche essenziali nella pratica di un restauro odierno, come spiega Cesare Brandi nella "Teoria del restauro", sono rappresentate dalla discrezionalità e dalla soggettività del manufatto ed è questa la linea di pensiero che si è cercata di sviluppare nel corso del lavoro. L'obiettivo della fase di restauro é garantire la leggibilità dell'opera nel suo significato storico, rendendo al contempo possibile la riconoscibilità dell'intervento nel presente e adattando l'edificio a quelle che saranno le future esigenze d'uso.
Questo concetto è applicato sia al Palazzo di Villa sia al giardino poiché, strettamente in relazione con l'edificio, ha rappresentato un approfondimento necessario anche ai fini del progetto di rifunzionalizzazione.
In seguito al restauro viene incoraggiato l'uso dell'edificio tramite l'inserimento di una serie di nuove funzioni al suo interno, comportando così una costante manutenzione del costruito che andrà a vantaggio della sua conservazione. La metodologia progettuale per la rifunzionalizzazione prevede l'attribuzione di una destinazione d'uso appropriata e appositamente scelta, tenendo in considerazione il fatto che Villa Lajolo è un'abitazione privata ma che, seguendo un calendario di visite, si prevede venga aperta al pubblico. All'interno del caso studio il progetto prevede che nell'edificio principale vi siano funzioni legate anche al giardino. Il piano terreno accoglierà un bookshop con letture inerenti i giardini storici e l'arte della topiaria, sarà presente inoltre un piccolo vivaio e una sala destinata a biblioteca in supporto a quella comunale nel quale verranno conservati i testi riguardanti il Borgo di San Vito. Il primo piano ospiterà invece le funzioni legate alle aree del parco destinate ad orto e frutteto come laboratori didattici per bambini e uno spazio espositivo.
Osservando il lavoro nel suo complesso, emerge una sostanziale singolarità del caso studio poiché risulta particolarmente difficile reperire documenti su Villa Lajolo. Questa villa, come molti altri esempi esistenti, rappresenta un patrimonio storico e culturale di cui non si può conoscere completamente l'apparato storico poiché questo non è stato abbastanza approfondito. La soluzione adottata per sopperire alla mancanza di informazioni è stata quella di paragonare le connotazioni architettoniche di Villa Lajolo con le decorazioni del tempo e con l'uso dei materiali per constatare che il suo aspetto risale alla fine del Settecento grazie al manuale di Giovanni Chevally "Gli Architetti, l'architettura e la decorazione delle ville piemontesi del XVIII secolo". Nello stesso modo si è agito per il giardino, pur non conoscendo la data certa della sua impostazione, grazie alla consultazione del trattato francese redatto da Dezallier d'Argenville "La Thèorie et la Pratique du jardinage" si è potuto verificare la somiglianza con i giardini francesi del XVIII secolo. Questo procedimento di confronto e paragone con opere autorevoli è risultato utile nel momento in cui non sono presenti documenti storici relativi ad un caso studio.
Si può ipotizzare che l'approccio metodologico adottato nella presente ricerca per Villa Lajolo possa essere applicato anche ad altri casi studio, sebbene sia doveroso tenere conto che ogni bene ha un proprio percorso storico, che gli interventi di restauro devono essere redatti in base a quel caso studio e che ogni funzione deve essere adeguata all'oggetto di riferimento, è però possibile seguire le linee guida del percorso metodologico presentato finora. Analizzare la storia del caso studio per venire a conoscenza di elementi rappresenta un punto di partenza inevitabile per la rifunzionalizzazione dell'edificio e per la sua valorizzazione. Agire in previsione di quello che può essere inserito nel caso studio, ovvero, immaginare che la rifunzionalizzazione e valorizzazione possa
essere adeguata anche nel contesto.
Dal momento in cui Villa Lajolo è già un manufatto posto sotto il vincolo di tutela, è obiettivo della tesi puntare a una sua valorizzazione affinché venga promosso questo patrimonio culturale in via di scoperta. L'aspetto più importante che si vuole evidenziare è che se il concetto del riuso è una garanzia della conservazione dell'architettura nel tempo, perché ne assicura la manutenzione e le cure, esso non deve diventare il fine del restauro. L'oggetto da restaurare rappresenta innanzitutto un bene culturale che merita di essere salvato in virtù del suo essere testimonianza materiale avente valore di civiltà, memoria storica collettiva e segno di identità, indipendentemente da ogni pratica utilità. Vengono effettuati interventi di restauro in primo luogo per conservare e, per garantire la migliore conservazione, si può attribuire al manufatto una funzione appropriata per la fruizione pubblica.
- Abstract in italiano (PDF, 184kB - Creative Commons Attribution)
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Relatori
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