Il complesso popolare "Amos Maramotti" do Torino. Tipologie e tecnologie degli apparati decorativi
Gilberto Pacchiotti
Il complesso popolare "Amos Maramotti" do Torino. Tipologie e tecnologie degli apparati decorativi.
Rel. Maria Barelli. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
Nel '27 il borgo San Paolo era "fuori città", zona rurale.
La rapida produzione di alloggi a basso costo, che raccoglieva sommandole le iniziative di Comune, associazioni sorte a vario titolo ed enti morali non colmava affatto la richiesta espressa, si potrebbe dire dai fermenti, di quell'epoca incastrata tra due conflitti mondiali.
Il lungo percorso delle regole che si propongono di ricomporre i conflitti sociali o, detto meno solennemente, di ordinare e garantire la generale accessibilità al diritto di abitazione ma pure l'organica, opportuna crescita e distribuzione sul terreno di questa, erano ben lontano da approdare al traguardo, semmai questo esista. Lo IACP, Istituto Autonomo delle case popolari, nella persona dell'allora presidente ing. De Vecchi, ottenuto un mutuo dall'Istituto Nazionale Assicurazioni Sociali ed aggiuntovi un contributo del Ministero dei Lavori Pubblici procede alla messa in cantiere, su di un lotto di 43.861 mq, del quartiere quattordicesimo.
In sei isolati, di forma geometrica irregolare, vengono ospitati complessivamente 34 fabbricati adibiti ad abitazioni ed uno più basso destinato all'asilo nido del quartiere.
Dal succinto carteggio che era solito governare gli atti edilizi dell'epoca facilmente spicca una nota di biasimo: "che i fabbricati avrebbero potuto avere una disposizione migliore e meno monotona.....che le facciate sono suscettibili di migliorie in modo da ottenere un insieme piacevole".
Se invece c'è cosa, oggi, che "non fa fatica" è riconoscere al Maramotti il merito di trasmettere spontaneamente un'atmosfera festaiola, e più Onestamente nell'ultima parte del secolo, poche sono state le costruzioni, di carattere ordinario, in grado di comunicare qualcosa che andasse oltre alla loro funzione. Queste case manifestano in modo chiassoso il flusso di vita che si anima al loro interno, proiettando sulle quinte, che occupano e troncano ogni visuale, le immagini, quasi gli odori, di una scena che ha origini remote. Eppure non si può dare torto all'ufficio tecnico quando "bacchetta" per l'eccessiva monotonia dell'impianto che dev'essere parsa, allora, addirittura alienante. Tanto contrasto si scioglie di fronte all'esposizione dell'apparato decorativo e all'interno di questo, voler scomporre la forma dal materiale, è un gioco della mente.
E' quest'anima semplice frammentata in particolari che sembrano ripetersi sempre uguali, (eppure, a guardare meglio non ve ne sono di simili accostati), che custodisce i segreti gelosi nascosti (ma poi nemmeno troppo) in mezzo ai segni lasciati nelle malte da gesti frettolosi nell'armeggiare pochi e miseri strumenti. E' lei che ci rallenta il passo e ci fa pensare.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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