Memoria e progetto nella ricostruzione - Il caso di Torino
Silvia Sintini
Memoria e progetto nella ricostruzione - Il caso di Torino.
Rel. Andrea Longhi. Politecnico di Torino, Master of science program in Territorial, Urban, Environmental And Landscape Planning, 2015
Abstract
Questo lavoro di tesi è dedicato alla città e alla memoria, al modo in cui eventi (così) tragici come i bombardamenti a tappeto durante la Seconda Guerra Mondiale siano riusciti a coinvolgere e sconvolgere totalmente non solo la popolazione, ma tutte le strutture della città stessa, che diventa la protagonista indiscussa delle operazioni belliche.
L’invito è quello di riscoprire la memoria dei luoghi della guerra all’interno di alcune città europee e non solo, soffermandomi in particolare sulla città di Torino, un centro che, come molte altre città, ha vissuto intensamente quel periodo storico, subendo bombardamenti a tappeto per circa un anno (1942-43), azioni che ne hanno segnato il volto per molto tempo, cancellandone perfino intere porzioni. Nonostante la fase di Ricostruzione post-bellica, in cui interi quartieri e vie di comunicazione sono stati ricostruiti, oggi ci troviamo in una città che ha inglobato le numerose tracce belliche, assimilandole nella trama urbana.
Partendo dal territorio, inteso come sedimento di tracce del passato, si possono decifrare ancora oggi quei segni che allora avevano lacerato il tessuto urbano. Il Piemonte fu interessato dal conflitto sul confine francese sin dalle prime fasi della guerra, ma i danni furono per lo più causati dai bombardamenti aerei subiti negli anni successivi dalla città di Torino.
La struttura della tesi accompagna il lettore ad acquisire consapevolezza fra presente e passato, e dunque, per capire il presente, si deve necessariamente riandare a quegli anni. Non è mai stato facile cogliere le differenze fra come è la (propria) città nel presente e come essa fosse negli anni ‘50-’60, ancora molto provata dal conflitto mondiale e da una ricostruzione non molto pensata, ma avvenuta per la forte necessità di cancellare quelle enormi ferite urbane.
L’idea di affrontare questo argomento è nata in seguito ad un tirocinio curriculare svolto presso l’ISTORETO, l’Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea “G. Agosti” di Torino (centro studi sulla Resistenza italiana, con particolare riguardo alla storia della città di Torino e del Piemonte). L’obiettivo del tirocinio, volto soprattutto alla ricerca, è stato acquisire la conoscenza degli aspetti socio-culturali e delle varie relazioni che intercorrono tra città e popolazione in un determinato periodo storico della città di Torino, ossia durante e dopo la fine della II Guerra Mondiale.
La prima fase di ricerca consiste nella realizzazione di interviste a figure professionali che operano all’interno dell’Istituto, in grado di fornire innanzitutto un inquadramento storico degli avvenimenti bellici, soffermandosi sui bombardamenti caduti sulla città di Torino tra il 1942 e il 1943, che hanno distrutto pezzi consistenti di tessuti urbani, mirando soprattutto sulle linee di comunicazione e plasmando quello che poi sarà il volto attuale della città.
A tale attività basata su fonti orali si è affiancata, come vedremo nel primo capitolo, un'analisi sociale e morfologica dei fenomeni indagati nel quadro nazionale, allo scopo di poter effettuare una puntuale analisi qualitativa: le guerre portano a rotture traumatiche e concentrano in pochi anni un grandioso cumulo di distruzione, portando popolazione e città ad esserne i protagonisti indiscussi.
Ai bombardamenti e agli anni di ricostruzione del Dopoguerra, il territorio risponde sotto forma di memoria, cercando di trasmettere il senso profondo di una storia passata, o, al contesto, di cancellare le tracce più dolorose.
Il lavoro di ricerca prosegue con il secondo capitolo, in cui ho circoscritto l’ambito di studio prevalentemente sulla città di Torino, effettuando un approfondimento riguardante l’impatto distruttivo dell’evento bellico sulla città, andando a delineare il carattere di alcune aree più colpite. La ricerca parte dall’interpretazione di alcune carte storiche tematiche ed è accompagnata da una vasta ricognizione bibliografica, concentrandosi sulla città, sul disordine provocato dalla guerra, sulla successiva fase di ricostruzione e crescita di Torino dopo il 1945, su le tracce della ricostruzione nella sua attuazione operativa.
Il terzo capitolo prosegue con un’analisi di casi studio comparativi europei (Le Havre e Dresda), e giapponesi (Hiroshima), con l’esempio lampante della città di Hiroshima. Raccontare la storia e il comportamento di questi esempi urbani ci porta ad analizzare e a comprendere come il tema della memoria sia presente nella cultura progettuale e nell’architettura di tutto il mondo, sin dal 1949.
Il quarto capitolo è dedicato alle strategie e agli interventi effettivi adottati dal 1945 (fine del conflitto) ad oggi; in particolare ci si interrogherà su come l’amministrazione cittadina ed enti privati operanti in materia di valorizzazione e promozione territoriale, abbiano cercato di perpetuare la memoria storica attraverso progetti concreti. A tal proposito, ho incentrato il lavoro di ricerca su una particolare zona, o meglio edificio, della città. Interviste, approfondimenti e sopralluoghi in loco, hanno portato l’attenzione sull’edificio dell’ex Teatro Scribe, o Teatro di Torino, situato in via Verdi, zona centrale a pochi metri dalla Mole, risalente al 1857, i cui attuali ruderi costituiscono l’unica memoria supersite delle distruzioni causate dai bombardamentrdel 1942. I resti materiali sono costituiti oggi dai soli muri perimetrali e parte del foyer dell’edificio. Mostrandosi come unica traccia storica risalente al periodo analizzato e come unico superstite dei bombardamenti, mai ricostruito, si è pensato di ricollegarlo ai “luoghi della memoria” presenti sul territorio cittadino. Attraverso ricerche su progetti esistenti, discussioni e seminari, si è cercato di capire se e come soprattutto un “rudere” può essere un “luogo parlante” e come può attrarre attenzione sulla memoria che costituisce.
Il quinto capitolo è rivolto completamente alla funzione che un Ecomuseo o una fondazione bancaria, come la Compagnia di San Paolo, ricoprono in merito alla valorizzazione territoriale, dove patrimonio storico, ambientale e culturale sono diventati oggetto d’interesse pubblico, attraverso cui la società può conoscere il territorio che la circonda. L’obiettivo è quello di capire a quale livello di operatività si è giunti riguardo al patrimonio culturale del Novecento, con particolare attenzione agli eventi bellici.
Il lavoro svolto consente di capire e studiare come implementare uno dei sistemi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e storico del territorio torinese. Da un lato l’Ecomuseo, sostenuto scientificamente dall’ISTORETO, tende a rafforzare i processi di riconoscimento del patrimonio storico-territoriale, individuando percorsi che uniscono ai luoghi già noti e frequentati dal turismo culturale le preesistenze isolate e non valorizzate, in una logica di “museo diffuso” o “museo territoriale”; dall’altro lato, la Compagnia di San Paolo ha lavorato su un programma dedicato al “Polo del ‘900”, contribuendo a creare un servizio alla cittadinanza nuovo ed efficiente, in un campo importante perla coscienza culturale e la memoria civile.
In ultimo, la struttura della tesi è affiancata da un’idea di integrazione tra memoria e progetto per l’ex Teatro Scribe. Le analisi svolte sul contesto urbano torinese, incentrate particolarmente sulla zona centrale della città, hanno riguardato i fondamentali temi di cui si occupa la pianificazione in caso di ricostruzione, permettendo una comprensione complessa e multidisciplinare del territorio esaminato. La lettura integrata degli elementi strutturanti e critici consente di interpretare le principali dinamiche in corso sul territorio, date dalla relazione e interazione tra l’uomo e l’ambiente circostante, e di definire le problematiche alla quale si vuole dare risposta e con quale priorità.
Grazie ad una sempre più diffusa e condivisa attenzione ai luoghi, alla memoria e ai processi sociali, alla qualità della vita e al benessere abitativo, si crede che sarà proprio dalla rivalorizzazione di una determinata area in tutte le sue componenti che si potrà produrre uno sviluppo socio-economico e culturale sostenibile.
Le linee di indirizzo per l’integrazione progettuale presentate immaginano una società attenta al territorio che abita, solidale e cooperativa, che rispetta le risorse dell’ambiente e, che sa prendere decisioni corrette e condivise.
L’obiettivo è quello di massimizzare la permanenza storica mantenendola come tale e proponendo un intervento che possa integrare l’area alla vita urbana, alle infrastrutture, alle reti e alle forme attraverso le quali la città di Torino ha scelto di ricordare.
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