La vulnerabilità percettiva del paesaggio : analisi e proposte per le situazioni di detrazione visiva
Dora Liburdi
La vulnerabilità percettiva del paesaggio : analisi e proposte per le situazioni di detrazione visiva.
Rel. Claudia Cassatella. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2014
Abstract
INTRODUZIONE
Il paesaggio è un elemento che investe molta importanza nella vita quotidiana delle persone. E' quel bene per noi irrinunciabile e così tanto denso di carica emotiva, identitaria, familiare. Un bene che rappresenta il nostro essere, il nostro vissuto e la nostra vita futura, le esperienze passate e quelle che dovranno ancora venire. Tutti viviamo immersi in un paesaggio, perché il paesaggio è la nostra casa, rappresenta le nostre radici, eppure quando dobbiamo definirlo e descriverlo, risulta così complesso e difficile racchiudere in poche parole tutto quello che racchiude. Il paesaggio rappresenta un tema di ricerca molto difficile e complesso, toccando svariati punti e concetti.
E' per la complessità stessa di un tema così ampio che va necessariamente orientata l'attenzione, e conseguentemente la ricerca, su uno dei tanti temi che compongono e articolano la questione paesaggio, che nello specifico della presente tesi riguarda la volontà di affrontare un tema per certi versi estremamente complesso e avvolto da una certa alcatorietà e carenza di letteratura in materia, ma che ritengo sia un argomento del tutto affascinante e importante. Tale attenzione è rivolta dunque agli aspetti di compromissione e degrado del paesaggio, sotto il punto di vista visivo, analizzando e proponendo una metodologia operativa sulle situazioni di detrazione visiva. Si tratta di capire e definire un metodo di individuazione dei paesaggi degradati e dettare delle norme specifiche per i paesaggi oggetto di queste compromissioni, ovvero quei paesaggi per i quali non si parla né si agisce attraverso uno "statico" atto di tutela, bensì si tratta di quei "paesaggi trasformati" per i quali l'intento di limitare la presenza di compromissione avviene, o dovrebbe avvenire, attraverso uno studio e una ricerca capillare che risponda alla necessità di spiegare alcuni quesiti di fondamentale importanza: qual è il metodo per capire se un paesaggio risulta essere compromesso o degradato? Qual è la procedura analitica per individuare e dettare le norme necessarie alla riduzione di queste compromissioni? Qual è il metodo da utilizzare per definire criteri di valutazione riguardanti l'inserimento di opere affinché queste ultime non siano determinatrici di detrazione visiva? E ancora, come affrontare allo stato odierno il problema? Queste e molte altre le domande ipotetiche sul tema alle quali la ricerca dovrebbe cercare di rispondere per ottenere dei risultati sul tema in questione.
In tal senso, la presente tesi si focalizza e di propone di dare una risposta almeno ad una di queste, alla luce delle contraddizioni e lacune che si troveranno durante il percorso di ricerca. Tutto lo studio, infatti, verterà sulla definizione di un metodo completo di definizione del problema e applicazione di interventi ed azioni per limitare la situazione di detrazione visiva del paesaggio.
Va specificato, inoltre, che questa tesi prende forma e sostanza dall'esperienza di Atelier di Pianificazione Paesaggistica e Territoriale nell'anno accademico 2013 - 2014, della docente Claudia Cassatella. Un'esperienza formativa che mi ha portato in prima persona a studiare il paesaggio e conseguentemente a sperimentare su di esso un metodo analitico e operativo sul tema di approfondimento della detrazione visiva. L'idea di base è partita dall'interesse maturato per gli studi effettuati, quindi, ma con la volontà e l'intento di studiare approfonditamente la dimensione paesaggistica, partendo proprio da quelle domande di ricerca sopra accennate, le quali trovano fondamento nello studio analitico del tema della vulnerabilità paesaggistica intesa dal punto di vista percettivo.
Per arrivare a definire una risposta esauriente sul tema scelto, il percorso partirà, innanzitutto, dallo studio del paesaggio nel suo complesso, e cioè da come nel tempo tale concetto si sia evoluto, ripercorrendo un po' le tappe normative succedutesi nel tempo, con la necessità di porre il paesaggio al centro dell'attenzione comune. Un'attenzione richiesta a gran voce dalla cittadinanza, attraverso una grande richiesta sociale rivolta al mondo politico in riferimento alla qualità del paesaggio, tema via via sempre più sentito ed ambito. Ripercorreremo le fasi più significative di questo lento e per certi versi contraddittorio cammino, fino ad arrivare ai principi stabiliti dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 (CEP), con le conseguenti assimilazioni da parte dell'Italia, con l'emanazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, e di tutto quello che ha comportato. Di conseguenza va sottolineato e ribadito che il paesaggio è rappresentato da due diverse accezioni, una di carattere oggettivo - scientifico, l'altra estetico - percettivo. Quest'ultima accezione è stata per lungo tempo oggetto di negligenza e accusata di conferire al paesaggio un aspetto puramente superficiale e altamente soggettivo, quindi non meritevole di interesse. Mi propongo, invece, attraverso la presente tesi, di studiare tale accezione e dimostrare come entrambe le accezioni possano convivere insieme e non essere necessariamente segno di contraddizione, ma facce della stessa medaglia, perfettamente integrabili. Anzi, soltanto attraverso una loro completa integrazione si può arrivare a capire ed operare sul territorio, e quindi sul paesaggio, in maniera compieta ed adeguata.
Dopo lo studio del processo legislativo e dei dibattiti odierni, la ricerca entra nel vivo del tema in questione trattando la qualità paesaggistica, attraverso un'analisi delle metodologie valutative nel panorama italiano ed estero, per poi affrontare uno studio capillare dei vari Piani paesaggistici regionali italiani per capire come viene impostato lo studio e la trattazione dei temi relativi alla compromissione del paesaggio. Lo studio dei vari piani d'area vasta risulterà importantissimo per capire qual è la situazione attuale, con eventuali contraddizioni o condivisioni, necessario per porre le fondamenta da cui partire per l'elaborazione della proposta metodologica.
Di conseguenza, mi propongo di rivolgere l'attenzione alla definizione di quelle "domande di ricerca" imprescindibili per la messa a fuoco dell'obiettivo da raggiungere. Il lavoro può essere perciò suddiviso in punti salienti, capitoli, atti ad individuare e approfondire le tappe necessarie per rispondere all'obiettivo prefissato di far luce e chiarezza sul tema della vulnerabilità paesaggistica.
L'obiettivo finale del percorso, infatti, riguarda la formulazione di indirizzi metodologici e di gestione del patrimonio paesaggistico, motivo per il quale sarà fondamentale lo studio di tutti quegli elementi presenti sul territorio, denominati "detrattori" potenziali o assoluti, che segnano un territorio compromettendolo sotto vari punti di vista. Individuare queste compromissioni, sia in termini di localizzazione territoriale che in termini di grado dell'evento risulta un tassello prioritario per l'elaborazione e l'applicazione di apposite metodologie volte al ripristino territoriale e paesaggistico, tanto ambito dalle popolazioni (residenti e non). Nello specifico, la proposta metodologica riguarda la definizione di un metodo di applicazione completo e condiviso per l'orientamento delle azioni rivolte al miglioramento e conferimento di attributi di qualità al paesaggio in esame, il più possibile applicabile alle molteplici tipologie di situazione di detrazione visiva riscontrabili sul territorio.
"L'aspetto estetico è l'aspetto peculiare che distingue il paesaggio da altri possibili oggetti di attenzione, quali l'ambiente ed il territorio", per cui "il paesaggista non può fare paesaggi come il pianificatore fa il pane, perché il paesaggio non è un oggetto: è senso. La vera manipolazione è quella sui segni e sui codici di lettura e non c'è invenzione possibile se essa non entra nella rete del linguaggio e non può essere "parlata". Alcuni di questi bellissimi luoghi saranno abitati, parlati, saranno paesaggio, altri potrebbero rimanere luoghi speciali perché frutto di un unico processo creativo, belli o brutti che siano, o addirittura restare solo oggetti senza parola"(Cassatella, 2012).
Relatori
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