Matteo Enrico
Le immagini della città contemporanea.
Rel. Alfredo Mela, Roberta Spallone. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
La nascita di questa tesi di laurea è legata all'osservazione appassionata delle trasformazioni in atto della città contemporanea.
L'ossessione verso la continua metamorfosi urbana è iniziata da bambino quando, pur vivendo in una realtà agricola, passavo del tempo a studiare la mappa della città di Torino, a ritagliare gli articoli di giornale che parlavano dell'argomento e a leggere la Storia del Piemonte a fumetti. I miei primi ricordi della città, vista con gli occhi infantili di vent'anni fa, erano di un luogo invivibile, poi ho assistito al periodo positivo ed entusiasta dei Giochi Olimpici e infine ho vissuto il periodo attuale osservandolo come studente di architettura.
L'interesse verso la città post-industriale mi ha accompagnato per tutti gli anni universitari, stavolta assieme a contributi tecnici adeguati a comprenderne parte della loro complessità. In parallelo ho continuato a coltivare la passione per le arti figurative, specie il fumetto, alternando la pratica alla ricerca di testi che mi aiutassero a comprendere, da autodidatta, le peculiarietà della comunicazione visiva. È stato questo spunto a farmi conoscere nel 2012 la professo-ressa Spallone con la quale ho potuto collaborare all'interno del laboratorio di Disegno del primo anno della Laurea in Architettura.
Nello stesso periodo ho avuto modo di avvicinarmi maggiormente all'analisi dei tessuti urbani grazie ai colloqui con il professor Giacopelli, con la professo-ressa Gabardi e con la frequentazione del corso di Composizione Architettonica del professor Camasso. Soprattutto in quest'ultima esperienza sono riuscito a trovare modo di mettere in chiaro i miei pensieri riguardo all'evoluzione fisica e concettuale dello spazio urbano. È stato lo stesso Camasso, in seguito, a prestarmi La città postmoderna: Magie e paure della metropoli contemporanea2, testo di partenza da cui ho potuto sviluppare tutto questo lavoro e che mi ha portato alla scelta di un relatore di sociologia urbana quale il professor Mela.
Analizzare i progetti di urbanistica contemporanea da un punto di vista sociale e da un punto di vista grafico sono stati la mia sfida personale per comprendere come potrebbero cambiare le città del XXI secolo.
Riuscire a comunicare un concetto in poco tempo, in maniera chiara e comprensibile è molto difficile.
Eppure ciò viene richiesto a molte categorie di persone (docenti e studenti, dirigenti e impiegati ) indipendentemente dalla complessità del lavoro che essi devono presentare. Il tempo è diventato la risorsa più rara e preziosa dell'uomo contemporaneo che si deve fronteggiare da aggiornamenti continui in tempo reale e una competizione planetaria.
L'utilizzo delle presentazioni Power Point è un fenomeno nato nel mondo delle grandi imprese che si è esteso all'istruzione, alla politica, a qualunque esposizione in pubblico di concetti. Però, l'attenzione oggi si è ridotta notevolmente. Scrive Goleman che "fino a pochi anni fa, per la presentazione a un'agenzia pubblicitaria, si poteva preparare un video di cinque minuti. Oggi è necessario stare entro il minuto e mezzo: se non si riesce a catturare l'attenzione in quei novanta secondi, tutti iniziano a controllare i loro messaggi sul cellulare".
Per sopravvivere al costante afflusso di informazioni si è costretti ad affrontare molte cose in modo superficiale, come messaggi pubblicitari, notizie, prodotti di intrattenimento e artistici. "Nell'era meccanica sembrava che il messaggio fosse il "contenuto" e la gente soleva chiedersi cosa volesse rappresentare un quadro, anche se non si poneva questa domanda a proposito di una melodia, di una casa, di un abito, in quanto di queste cose conservava un certo senso di schema generale, cioè dell'unità di forma e funzione".
Con la sovrabbondanza attuale di stimoli visivi, sarebbe impossibile chiedersi "cosa voglia rappresentare" ogni "quadro" che ci si prospetta innanzi, ora come forma di fotografia, di fotogramma, di schermata, di slide. Parafrasando McLuhan, il messaggio non è più contenuto nel medium, ma è il medium stesso a farsi messaggio.
"Il nostro è un mondo nuovo di zecca fatto di subitaneità. Il “tempo” è cessato, lo "spazio" svanito. Ora noi viviamo in un villaggio globale [...], un accadimento simultaneo".
L'abitudine delle ultime due generazioni agli strumenti della comunicazione di massa come la radio, la televisione e solo per ultimi computer e cellulari è evidente anche nello spazio fisico che ci stiamo costruendo intorno, dalla mancanza di approccio artigianale, dallo smaterializzare qualunque processo.
I monumenti di una città, nella Storia, non hanno mai avuto bisogno di essere spiegati. Le chiese hanno il proprio nome sulla facciata, ma soltanto negli ultimi dieci anni hanno avuto bisogno di un cartello (in Italia colorato di marrone) per "essere spiegati". Senza, probabilmente, molti oggi si troverebbero smarriti nell'interpretare cosa hanno innanzi, segno di quanto sia mutata la nostra società.
Se esistono difficoltà nell'interpretare ciò che è materico e percepibile con l'esperienza, l'interpretazione di ciò che ancora non esiste, ma è soltanto un progetto da realizzarsi, diventa ancora più ostica. Se il progetto riguarda una realtà estremamente grande e complessa le difficoltà si sommano ulteriormente.
I monumenti di una città nel passato non avevano bisogno di cartelli, ma l'insieme dei monumenti, per quanto riconoscibili, nell'insieme della città avevano bisogno di essere etichettati e l'immagine di una città necessitava di scritte che l'accompagnassero, come nell'esempio della prossima pagina. Ne risulta una immagine molto chiara e comprensibile, sia ad un'occhiata veloce che a un'osservazione attenta.
Oggi si potrebbe fare lo stesso? Il soggetto “città” è notevolmente più complesso e vasto rispetto al passato, e perdendo la forma ha perso gran parte della sua immaginabilità. La velocità di trasformazione degli spazi, dello skyline, è tale che un'immagine di insieme rischia di diventare obsoleta in pochissimo tempo. L'arte si è pian piano disinteressata nel rappresentare la città come un soggetto a sè stante e ha spostato la propria attenzione verso i soggetti della città: persone, aspetti, storie, situazioni.
È con questa sensibilità e con la consapevolezza della vastità dell'imma-ginario collettivo, che si può agire sulla città post-moderna.
L'importanza della singola immagine in questo contesto è enorme. Nel dover condensare tante informazioni in poco tempo, l'uso sapiente dell'immagine è essenziale. Con l'immagine si veicolano in maniera istantanea un numero enorme di informazioni che raggiungono il ricettore anche nel subconscio e, soprattutto, con un linguaggio universale che è quello della forma.
Il serbatoio di forme da cui attingere è infinito ed è sempre più vasto e condiviso. L'immaginario collettivo ha inglobato i medium moderni, e i prodotti della fiction ne fanno parte. La globalizzazione ha portato la diffusione di questi prodotti a culture diverse che le hanno assorbite in modo proprio. In tal modo, segni e forme che un tempo avevano un significato solo per certi popoli adesso si stanno estendendo ad altri; inoltre i ricettori non sono più categorie a sé stanti poiché non c'è più distinzione tra prodotti di cultura alta e cultura popolare. Tutti sono ricettori di qualunque tipo di prodotto visuale.
Per l'architetto questo concetto è essenziale nella comunicazione dei progetti. Il progetto, specie quello urbanistico, deve essere comprensibile a politici, tecnici, giornalisti, imprenditori, commercianti, cittadini, bambini e pensionati della città interessata, ma anche di tutte le altre. La sintesi estrema proposta da una singola immagine è il principale (ma non l'unico) strumento di persuasione di massa. Se il disegno è bello e convincente, per estensione anche il progetto sarà con probabilità percepito come tale.
In questo scenario il render di architettura diventa un tassello fonda-mentale, anche nella competizione tra architetti che, come nella competizione tra aziende e tra città, è diventata globale. In questo campo da gioco ristrettissimo, un rettangolo di pochi centimetri, si gioca una partita importante dell'architettura e della progettazione della città del futuro.
Le città sono un infinito serbatoio di immagini e opportunità esperibili da una grande quantità di persone. Ogni diversa selezione e combinazione di questi elementi può portare a progetti diversi che possono essere semplificati in forma di immagine utile alla comunicazione. Il render è il tassello più piccolo che si può trovare in questo percorso di sintesi ed è l'unico equidistante tra le opportunità di partenza e le opportunità future della città.
Il render, pur nella sua visione parziale del progetto, deve contenere in potenziale tutte le scelte del passato e le opportunità del futuro. Esso è il solo presente. Nel momento in cui viene realizzata l'immagine essa esiste come progetto, è sia assenza che presenza, è una soluzione che influirà qualunque altra soluzione successiva. E ciò lo farà in maggiore misura a seconda di quanti ne usufruiranno.
La comunicazione deve tenere conto della sua capacità di diffusione, perché solo attraverso questa l'opera può raggiungere i suoi scopi, che si possono riassumere in questo: influire sulla società, modificandola attraverso l'uso che questa fa dei suoi segni.
Quando l'immagine raggiungerà un numero elevato di ricettori essa rappresenterà il presente entrando nell'immaginario collettivo e farà parte delle opportunità del futuro. Essa funziona tanto meglio quanto è in grado di condividere esperienze con il ricettore. Più essa attinge dalle opportunità della città, più sarà in grado di essere compresa dai cittadini e imporsi come migliore. È qui l'importanza dello studio dei processi comunicativi dell'architettura. Come scriveva Koening, "se non ci si preoccupa di agire anche in questa direzione, persino la più sensata delle critiche ed il più interessante dei progetti rischia di apparire un vaniloquio, una comunicazione intellegibile solo a coloro che l'hanno emessa".
In questa tesi si cercherà di dimostrare quindi l'importanza di una corretta comunicazione del progetto a scala urbana in virtù del coinvolgimento delle aspettative della gente.
Nella prima parte si affronterà la rappresentazione della città nella Storia per comprendere i meccanismi che hanno influito nel creare una o più determinate idealtipi di città nell'immaginario collettivo; si procederà poi ad analizzare come i render realizzati da professionisti esperti si siano adeguati al linguaggio della comunicazione di massa e del marketing trasformandosi in un vero e proprio strumento di persuasione.
Nella seconda parte invece si cercherà di approfondire i meccanismi di questo scambio tra immaginazione, partecipazione e persuasione proponendo sette idealtipi della città desiderata. La città contemporanea propone sia esplicitamente che implicitamente dei desideri che i render vanno a soddisfare, a volte indipendentemente dalla qualità del progetto. Come in una campagna pubblicitaria, a livello visuale i render offrono al consumatore quello che lui desidera vedere ... o che è convinto di desiderare.
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