E.R, Emergenza Riuso : 1.250.000 mq di edilizia sanitaria da recuperare
Chiara Borgnino
E.R, Emergenza Riuso : 1.250.000 mq di edilizia sanitaria da recuperare.
Rel. Massimo Camasso. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture For The Sustainability Design, 2014
Abstract
INTRODUZIONE:
Lo studio che qui di seguito viene riportato tratta della tematica dell’architettura ospedaliera e del recupero e della rifunzionalizzazione degli ospedali dismessi presenti sul territorio italiano.
La scelta di questa tematica è scaturita dalla vicinanza territoriale ad uno di questi immobili dismessi, dal futuro incerto e quanto più travagliato. Si tratta dell’ex Ospedale Civile di Asti, detto anche originariamente Santa Maria Scala Coeli, situato inVia Botallo n. 4, all’interno del centro cittadino. La sua dismissione è avvenuta nel 2006, a seguito del trasferimento dell’attività ospedaliera nel nuovo Ospedale Cardinal Massaia, situato nella zona settentrionale della città, appena fuori dalla stessa, nella prima periferia. In seguito alla cessazione dell’attività, si è aperto un acceso dibattito all’in-terno della cittadinanza, e non solo, sul possibile recupero dei locali un tempo sanitari. Tuttavia, ad oggi, nel 2014, la situazione risulta immutata, con l’abbandono totale dell'immobile, caratterizzato da un crescente degrado e dall’incuria, che hanno portato alla chiusura delle attività commerciali limitrofe che un tempo ruotavano attorno all’operatività del vecchio ospedale. Si è così deciso di indagare su questa tematica, interrogandosi sulla possibilità dell’esistenza di una frequenza di questo tipo a livello nazionale, e quindi, di verificare poi quali fossero le migliori soluzioni adottate in campo di recupero funzionale nei casi più significativi di dismissione ospedaliera, così da poterne apprendere i pregi e i vantaggi, per poi riproporli e adattarli alla situazione astigiana.
Data la complessità della tematica degli ospedali si è deciso di affrontarla in due modalità, tra loro complementari. Una parte della ricerca è stata condotta in una modalità più tradizionale e discorsiva, trattando gli argomenti inerenti alla struttura del Sistema Sanitario Nazionale Italiano, il problema dei cosiddetti “ospedaletti” ovvero quegli ospedali che, disponendo di meno di 120 posti letto, nel 2012 il Decreto Balduzzi ha decretato come “da chiudere’,’ ponendosi l’interrogativo sul futuro di quegli immobili, per poi scendere di scala, ponendo l’attenzione alla situazione regionale piemontese, e sugli ospedali piemontesi destinati anch’essi a vedere la cessazione delle attività. Si è poi anche indagato circa l’evoluzione delle stesse strutture sanitarie nel tempo, dalle origini, sino alle prescrizioni per la progettazione futura, accennando ad alcune casistiche che spiccano sul territorio internazionale in quanto funzionali ed ottimali nella loro progettazione e futura evoluzione. In ultimo si pone l’attenzione sulla casistica astigiana che ha fatto da motore alla nascita di quest’indagine, approfondendo sulle sue vicissitudini storiche e ipotesi future.
La seconda parte della ricerca, riguardante la tematica degli ospedali dismessi e la loro rifunzionalizzazione sul territorio italiano, è stata condotta in modo meno ortodosso, basandosi principalmente sulla ricerca sulla rete internet, a causa dell’inesistenza di studi, trattati, elenchi della letteratura circa un compendio inerente a queste strutture. Purtroppo, neanche il Ministero della Salute è, ad oggi, in grado di fornire dati chiari e precisi per questa situazione, in continuo mutamento e, in certi casi, dal futuro incerto. Questa indagine è stata condotta in modo da poter stilare un quadro completo a livello nazionale riguardo la rilevanza e la criticità di questo argomento.
La tematica della dismissione e del conseguente recupero degli ospedali dismessi risulta essere molto attuale e di rilevante portata nazionale, fattore che ha portato la ricerca a porre le sue basi sullo studio della rassegna stampa, sia con lo studio dei quotidiani a livello provinciale o regionale che a tiratura nazionale. Si è verificato l’interesse per l’argomento anche tra alcune riviste settorializzate sanitarie, oltre che una nuova presa di coscienza da parte delle autorità ministeriali, tramite l’inserimento della tematica all’interno di alcuni provvedimenti istituzionali.
L’obbiettivo della ricerca risulta essere quello di mettere in luce quanto più possibile la criticità della tematica ospedaliera in campo architettonico, sia dal punto di vista progettuale che di recupero, studiandola da diversi punti di vista, cercando di comprendere quali interventi siano stati più significativi e quali siano quelli da attuare al fine di porre rimedio alla problematica degli ex ospedali, che spesso hanno visto la cessazione dei servizi a causa dell’inadeguatezza delle strutture stesse o per la costruzione di nuovi ospedali nelle immediate vicinanze.
Il primo approccio alla tematica ospedaliera ha preso forma dall’indagine su alcuni esempi significativi di progetti di recupero di ex ospedali, così da poterne stilare alcune “buone regole generali” da poter applicare in quelle casistiche che si trovano in situazioni di stallo e continuo degrado per procedere alla loro riqualificazione. Per far questo si è indagando a scala italiana sulle strutture dismesse, escludendo quelle che, in seguito ad adeguamenti, anche oggi ospitano attività sanatoriali. Questa indagine è stata strutturata in forma di schedature, che si è poi suddivise in base alla presenza o meno di piani di recupero, e qualora si siano individuati, sono stati presentati con altre cartelle. La ricerca è stata poi ampliata all’ambito europeo con lo studio di alcuni ospedali dismessi e rifunzionalizzati localizzati in Francia, Germania e Gran Bretagna. Questa indagine è nata dall’idea di confrontare la situazione italiana con i paesi limitrofi, in modo da verificare se all’estero si fossero verificati casi interessanti di recupero, in modo tale da trarne utili insegnamenti. Tuttavia non si è potuto individuare caratteristiche universali e peculiari che portino alla scelta della riconversione o dell’abbandono degli immobili dismessi, in quanto si è notato che le realtà sono quanto più singolarmente influenzabili dalla loro localizzazione, sia geografica che sia per quanto riguarda l’inserimento nel tessuto urbano, dall’assetto architettonico, dalle funzioni sanitarie che vi erano ospitate, senza ovviamente tralasciare le numerose problematiche di tipo politico e amministrativo.
Tra le peculiarità della ricerca si osserva il carattere di una composizione costituita dall’analisi di argomenti specifici, che possono esseri singolarmente, o, in una chiave più ampia e completa, in maniera totalitaria. In particolare il lavoro; delle schedature si presta a letture diversificate, come ad esempio quella per categorie sanitarie che erano ospitate negli ex ospedali, oppure ad una lettura storica relativa alle costruzioni dei nuclei primari dei vecchi ospedali e ancora in alle estensioni territoriali degli stessi. Il fine ultimo di questo lavoro è quello di porre in luce la tematica degli ospedali dismessi sul territorio italiano e la sua estensione territoriale. Questa è una tematica attuale e che necessita di attenzione, e che però sembra essere poco presa in considerazione, soprattutto per quanto riguarda le autorità istituzionali, quali il Ministero della Sanità e le Regioni in primis, che potrebbero iniziare con la formulazione di un’indagine conoscitiva. Dovrebbe poi seguire un piano di recupero con specificità applicabili per ogni casistica, affiancato da un intervento attivo da parte delle regioni, magari tramite indicazioni più specifiche contenute in Piani Sanitari Regionali.
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