Andrea Pagliasso
Rilievo e modellazione tridimensionale per l’indagine geometrica dei sistemi voltati di Palazzo Grosso a Riva presso Chieri.
Rel. Roberta Spallone, Marco Vitali, Simona Gallina. Politecnico di Torino, Bachelor program in Architecture, 2014
Abstract
Il percorso che qui ha inizio si inserisce nel più ampio contesto di un'attività multidisciplinare avviata da qualche anno dai relatori, nell'ambito della loro attività di ricerca universitaria, al fine di approfondire la conoscenza di alcuni particolari apparati architettonici che caratterizzano la città di Torino e, più in generale, il territorio piemontese. Si tratta "architetture celate", ovvero di parti di edifici, per lo più civili, non visibili esteriormente, che racchiudono nella loro originalità e ricercatezza compositiva, l'estro e la maestria architetti che hanno vissuto e lavorato in Piemonte nel XVIII secolo. Sono le "volte planteriane" e le figure di riferimento sono Gian Giacomo Plantery e suo nipote Bernardo Antonio Vittone.
Il filone di ricerca, finalizzato alla conoscenza, l'analisi, il raffronto e la divulgazione di queste opere, si è tradotto in primis in una vera e propria indagine territoriale alla scoperta di quanti e dove fossero questi sistemi voltati, nell'intento di redigerne un vero e proprio censimento; ma se un'impresa del genere, all'interno di un contesto urbano, può ancora sembrare affrontabile, con le dovute conoscenze e i dovuti strumenti di supporto, sapendo concentrare l'attenzione nelle parti di tessuto cittadino afferenti all'epoca di riferimento, sul territorio di un'intera regione l'attività assume ben altre proporzioni.
In questo vasto contesto il palazzo del Comune di Riva presso Chieri, paese con poco più di 4'000 abitanti ad una trentina di km da Torino, già Palazzo Grosso dei conti di Bruzolo, una delle rare opere civili di Vittone, si è rivelato uno scrigno contenente alcuni di questi tesori, su cui si è concentrata l'indagine del gruppo di ricerca. In qualità di laureando mi è stata offerta la possibilità di portare avanti, coadiuvato da loro, l'attività di rilievo e "mappatura" dei sistemi voltati ivi presenti, precedentemente iniziata da una collega in alcune sale, che qui si intende continuare con la stessa passione e perizia.
Come oggetto della ricerca sono stati selezionati due ambienti con caratteristiche molto diverse: una sala al piano terra, completamente dipinta di bianco, apparentemente anonima, finché non si alza lo sguardo alla volta che, priva di decorazioni, parla da sola un linguaggio architettonico massimamente espressivo che si potrà apprezzare nel corso della trattazione ; il secondo ambiente è una piccola sala angolare al piano nobile denominata Saletta della Caccia o della Voliera per via del suo apparato decorativo di carattere naturalistico, anch'essa coperta da una pregevole seppur semplice volta lunettata.
Lo studio è rivolto in particolare all'indagine morfologica dei manufatti e alla loro analisi geometrica, finalizzata alla comprensione dell'iter progettuale e costruttivo che vi sta dietro e alle intuizioni e conoscenze fisiche e matematiche da cui muovono i passi; la geometria descrittiva, unitamente ai moderni sistemi di rilievo, integrata dagli scritti coevi alla realizzazione delle opere, possono fornire uno strumento capace di formulare ipotesi in merito.
Con questo fine ultimo la ricerca ha dovuto da subito calarsi nell'interdisciplinarità dei campi in cui l'argomento ricade; partendo da un accurato rilievo strumentale sul campo; allargandosi ad una vasta ricerca storico-architettonica sugli architetti e le opere coeve e sulle tecniche costruttive, per poi approdare al trattamento dei dati rilevati al fine di elaborare dei modelli virtuali funzionali, in questo ambito, all'analisi geometrica dei sistemi voltati, ma altrettanto validi per studi a tema strutturale, conservativo o divulgativo su queste architetture. La trattazione è quindi stata suddivisa in una prima parte che approfondisce, con l'ausilio di un'ampia bibliografia, la conoscenza del periodo storico-culturale in cui prendono vita queste opere e in cui si muovono i rispettivi autori; descrive alcune delle volte planteriane più notevoli già indagate approfondendone le tecniche costruttive con l'ausilio della manualistica storica; ed infine si concentra sulla fabbrica in questione col fondamentale apporto dei documenti archivistici conservati presso l'archivio storico di Riva presso Chieri.
La seconda parte della ricerca, corredata da tavole grafiche, si è occupata del trattamento dei dati del rilievo con l'ausilio di tecniche di disegno e modellazione tridimensionale, al fine di costruire dei modelli virtuali dei sistemi voltati e poter condurre su di essi, decostruendoli graficamente, un'indagine geometrica sulle sezioni caratteristiche, alla ricerca di eventuali difformità e corrispondenze rispetto ai costrutti teorici, alla ricerca delle geometrie generatrici di forme cosi originali e talvolta azzardate.
Riguardo a quanto ho sicuramente dimenticato di premettere, lo lascio descrivere alle pagine che seguono, nella speranza che diano un loro piccolo contributo alla conoscenza delle volte planteriane, piccoli tesori piemontesi.
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