Marta Amione
Illuminazione e architettura : la luce elettrica alle esposizioni industriali di Torino del 1884 e del 1898.
Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
Introduzione
«Dall’altra parte della strada, ecco che il Paradiso delle signore accendeva nei suoi fondali le file delle fiammelle a gas [...], attraverso i cristalli annebbiati trapelava un pullulare vago di luce, e quel che si scorgeva in confuso suscitava l’idea dell’interno di un opificio [...], altro non si distingueva là in faccia che la neve delle trine, avvivata e fatta più bianca dalla luce lattea di una sequenza di lumi a gas [...], della grande città nera e zitta sotto l’acquata, della Parigi a lei sconosciuta, il Paradiso le sembrava un faro che ne conservasse, unico, la luce e la vita».
Questi brevi frammenti di descrizione del grande magazzino commerciale, perno attorno a cui gravitano le vicende narrate da Emile Zolà in “Al Paradiso delle signore", ci restituiscono l’immagine di una città ottocentesca intesa come un organismo in rapido mutamento, in cui, accanto alla necessità di funzionalità e decoro degli spazi pubblici, è in continuo aumento la richiesta di spazi di loisir per la borghesia, strutture cioè delimitate e concepite ad hoc, come passages, arcades e galeries commerciales, simbolo dell’operosità della nuova classe sociale e della sua idea di città contemporanea.
Che cosa sarebbe potuto essere il grande magazzino parigino di Zolà, senza un adeguato sistema di illuminazione naturale, ma soprattutto per la prima volta artificiale, in grado di contribuire allo stupore arrecato al visitatore del negozio?
Affrontando lo studio della città dell’Ottocento infatti, si rimane sorpresi del ruolo “illuminante”, neanche a dirlo, apportato dall’introduzione dei sistemi di illuminazione pubblica, in un primo momento a gas e in seguito elettrici: l’avvento dell’illuminazione pubblica ebbe conseguenze di carattere sociale e culturale, mutando definitivamente il rapporto dell’uomo con la città al calar del sole, per ripercuotersi infine anche sui sistemi di progettazione dello spazio pubblico urbano e dell’architettura privata.
La progettazione dei sistemi di illuminazione pubblica pose le basi per la costruzione della città contemporanea, andando a tessere una rete di servizi (acqua, luce, gas, mezzi pubblici) costituita da due maglie, una in superficie e una sotterranea.
Sull’esempio di alcune città europee, Torino, a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, ebbe il primato per sperimentazione e singole dimostrazioni pubbliche in fatto di illuminazione pubblica, diventando anche la prima città a fondare una Società per fornire tale servizio. La capitale del regno sabaudo infatti si trovava in quegli anni nelle giuste condizioni economico-sociali, in grado di permettere massicci investimenti parte dell’amministrazione comunale e della medio-alta borghesia che aveva da tempo intrecciato stretti legami con i banchieri francesi.
Curioso rimane il fatto che proprio a Torino, le sperimentazioni nel campo dell’illuminazione pubblica prendano spunto spesso e volentieri da eventi di natura celebrativa, commerciale o culturale: ne è un esempio la sfida tutta torinese intrapresa nel 1823 dal Caffè Gianotti di piazza d’Armi (oggi piazza San Carlo) e nel 1832 dal Caffè Gran Corso di piazza Vittorio3.
Nessun evento però potè eguagliare l’occasione offerta dalle Esposizioni Industriali torinesi del 1884 e del 1898, in cui l’illuminazione elettrica non ebbe solo un ruolo accessorio, di mera illuminazione dei padiglioni, ma permise anche l’apertura delle manifestazioni in orario serale, cosa mai accaduta prima: offrì la possibilità di dimostrazioni di trasporto pubblico elettrificato e di funzionamento di ascensori, permise di intravedere i possibili sviluppi futuri delle comunicazioni via cavo e dedicò interi padiglioni alla nascente scienza dell’elettrotecnica, che proprio a Torino, grazie alla presenza di tecnici qualificati, chimici ed ingegneri, permise alle nuove tecnologie di diffondersi velocemente nell’uso comune.
Relatori
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