Roberta Borio
Negozi e tempo libero nella torino degli anni 1959 - 1960 : studi del fondo fotografico "D'Albin" presso archivio storico della città di Torino.
Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2014
Abstract
Introduzione
Negli anni cinquanta e sessanta del Novecento l’Italia visse un ventennio di straordinaria espansione economica di cui Torino fu l’epicentro, in particolare per il grande peso materiale e simbolico esercitato dall’automobile. Il ritmo impetuoso impresso dalla macchina produttiva alla crescita della città ne accentuò i caratteri di capitale industriale.
Impostata sulla massificazione del lavoro fordista, la società si articolava, in realtà, in una pluralità di mondi spazialmente contigui ma discontinui, dove la composizione sociale della città, seppure più omogenea che non in altre realtà urbane di pari dimensioni, era inevitabilmente complessa e lo sarebbe diventata di più sotto la spinta dei movimenti migratori destinati a produrre in pochi anni il raddoppio della popolazione.
L’incremento della produzione di automobili e più in generale di mezzi di trasporto, insieme all’espansione della vasta costellazione di aziende appartenenti al cosiddetto indotto, rappresentò il vero motore del cambiamento. Il sistema industriale non solo si specializzò nella produzione automobilistica, ma scaturì da un piano incentrato sull’ampliamento delle esportazioni.
Il mito di Torino capitale del lavoro, come si era consolidato negli anni della seconda guerra mondiale, sottolineava l’importanza del comparto industriale che aveva giocato un ruolo di primo piano per i movimenti migratori e l’espansione edilizia.
Anche le diverse articolazioni del sistema produttivo al di fuori del comparto metalmeccanico, si caratterizzavano per una diffusa tendenza alla concentrazione del mercato nelle mani di aziende leader. La trasformazione di Torino in uno dei poli principali dell'industria nazionale fino a diventare il simbolo universalmente riconosciuto del miracolo italiano, indusse mutamenti di vasta portata in primo luogo negli stili di vita, offrendo anche a vasti settori delle classi meno abbienti la possibilità di accedere a una fascia di consumi ad essi precedentemente preclusi.
Su un altro versante, al mito operaio è stata contrapposta la rappresentazione storica di un mondo produttivo assai poco influenzato dal lavoro di fabbrica e dalle ideologie: non una classe omogenea ma un mosaico di strategie familiari e individuali totalmente determinate dalle relazioni sociali esterne ai luoghi di lavoro, in cui alla dimensione collettiva andava attribuito reale peso.
Relatori
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