Villa Palito,Barrio Almafuerte: il processo di riqualificazione urbana di un ''insediamento informale'' a Buenos Aires
Arianna Rocca
Villa Palito,Barrio Almafuerte: il processo di riqualificazione urbana di un ''insediamento informale'' a Buenos Aires.
Rel. Riccardo Bedrone . Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
É UN ALTRO MONDO
Tecnicamente il loro nome è asentamientos informales, insediamenti informali, termini politicamente corretti per dire una cosa sola: baraccopoli. In Argentina però tutti le conoscono come "villas". Se qualcuno mi chiedesse di spiegare con parole semplici e comprensibili anche a un bambino che cos’è una villa, risponderei che è una città nella città. Un luogo rappresentato nelle mappe ufficiali con un quadrato colorato di grigio in mezzo a edifici e smisurate avenidas. Quello che le mappe non dicono è che in quel francobollo grigio vivono tot-mila tra argentini, peruviani, boliviani, uruguayani, ... censiti o meno, questo non è importante. Essi vivono, o meglio, sopravvivono ammucchiati in un appezzamento di terreno che spesso non ha neanche un nome, ma porta un numero. Di villas a Buenos Aires ce ne sono più di mille, inghiottite in mucchi di calcestruzzo informe. Sorgono in qualunque luogo, in centro o ai margini della città, vicino a imponenti grattacieli, boutiques d'alta moda o su campi incolti e abbandonati. Tra una fossa di fango, tavole di legno inchiodate, mute di cani affamati e fumi velenosi si sente l'odore della paura nell'aria. Non c'è taxi o autobus che tenga, questi luoghi si raggiungono soltanto a piedi. Alle porte di una villa bisogna dimenticare leggi e diritti, spesso non ci sono neanche acqua, fogne, luce o gas. In quel che sembra un'accozzaglia di inutili rifiuti vivono loro, i trattati diversamente. Case di legno e cartone, lamiere come tetti, cubi di mattoni che a stento stanno in piedi, vicoli che trascinano nell'oscurità. Qui non mancano malattia, povertà, tossicodipendenza, sofferenza: è il rovescio dell'umanità. La Polizia spesso è latitante, mentre la delinquenza spadroneggia. Poi ci sono i "cartoneros", che vagano di notte per raccattare rifiuti e materiali da riciclo. La vita in questi luoghi sembra trascorrere senza tempo, senza storia. Ma la storia ciascuno ce l'ha eccome, ed è raccontata dalle loro scarpe. Raul sorride mentre pensa a quando si metteva le scarpe da ginnastica prima di andare a scuola e un giorno chiese alla mamma come mai non potesse andarci al turno pomeridiano insieme al fratello: "Se vi mandassi insieme, uno dei due sarebbe scalzo". E poi c'è Patricia, fiera di come per anni il suo datore di lavoro ignorasse la sua situazione: “mi cambiavo gli stivali alla fermata dell'autobus, perchè mi vergognavo di averli sporchi; quando piove nelle villas tutto si copre di fango, le strade non sono asfaltate quaggiù".
Relatori
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