Attraverso Hong Kong : indizi e pratiche
Maria Glionna, Marilivia Minnici
Attraverso Hong Kong : indizi e pratiche.
Rel. Francesca Governa, Michele Bonino, Giovanni La Varra. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture Construction City, 2014
Abstract
Questo studio nasce dalla percezione di un vuoto. Un vuoto che si è prospettato alla fine di un percorso di studi che avrebbe dovuto darci gli strumenti per agire sulla città, e davanti alla quale, invece, ci siamo trovate impreparate. Questo percorso, tuttavia, ci ha insegnato che il progetto darchitettura non inizia, non può iniziare, nel momento in cui, nero su bianco, prende forma sulla carta. Ci siamo rese conto che l’architettura e la città, così come sono, reali, intorno a noi e attraverso la nostra vita, ogni giorno, non possono ridursi alla concretezza materica del costruito, né alla fisicità della dimensione spaziale.
Lo spazio urbano è progettato, ma, anche e soprattutto, è vissuto, negoziato, interpretato, rappresentato. E’ anche attraverso le nostre azioni, gli sguardi, l’immaginazione, l’aspettativa che lo spazio si costruisce e si modifica, inevitabilmente. I luoghi e le persone si mettono in scena a vicenda nell’interazione, e noi crediamo che rendere possibile questo incontro nelle sue molteplici variazioni sia compito degli architetti. Alla base di questa ricerca ci domandiamo come sia possibile progettare uno spazio fisico, che è fermo e stabile, ma che sia capace di rapportarsi con una realtà che è azione e movimento. Il linguaggio della forma non può essere scisso dall’atto di abitare, ed è proprio nelle possibilità d’uso e di significato, nell’appropriazione, che, per noi, sta la sfida dell’architettura. Osserveremo gli spazi urbani così come essi vivono e sono vissuti, attraverso le più semplici forme di interazione della vita quotidiana, la quale, come ricordano Amin e Thrift (2005: 74), “è ciò che resta quando tutti i sistemi della città sono stati scomposti in fattori, il che, vorremmo sottolineare, non è poco". Guarderemo a questi spazi per capire, in ultimo, cose uno
spazio pubblico. Come esso si costruisce, nell’incontro e nello scontro tra la materia, l’immagine e la vita.
Nell’intraprendere la ricerca sullo spazio urbano, abbiamo deciso di affidarci a due approcci. L’approccio geografico, che nelle sue molteplici declinazioni, nel suo intrinseco dialogo con discipline diverse, ci ha consentito di affrontare lo studio della città con uno sguardo per noi totalmente nuovo, e ha ampliato le nostre possibilità di interpretazione. E l’approccio progettuale, che, benché non si espliciti a conclusione di questo lavoro sul piano compositivo, si mantiene nell’intenzione di interpretare lo spazio in funzione di una progettualità più coscientemente legata alle dinamiche urbane e sociali in cui si inserisce.
Questa tesi avvia per noi un percorso di interpretazione della città e delle sue spazialità come sistemi aperti e dinamici, che non possono ricondurre ad una visione unitaria. L’immagine che tenteremo di ricostruire è pertanto un’immagine frammentata e parziale: non crediamo sia possibile osservare e interpretare la città nella sua unitarietà.
La realtà, come racconta Ginzburg (1979), è opaca, ma esistono delle zone privilegiate, delle spie, che consentono di decifrarla. Cercheremo queste spie, guardando a fenomeni e luoghi specifici, nel tentativo di cogliere qualcosa di più sullo spazio urbano, sulle relazioni e sugli incontri che in esso e con esso si realizzano.
Porremo l’attenzione sul particolare, ma non intendiamo negare l’idea di una totalità: essa è ribadita nel momento stesso in cui si afferma che la conoscenza diretta del tutto, nella sua completezza, non è possibile. Cercheremo queste spie nella città, nei suoi luoghi più banali e imprescindibili, studiando le molteplici sfumature della spazialità urbana.
indizi e pratiche
Lo faremo camminando, perché da sempre questa pratica ha prodotto architettura e paesaggio. Perché, il camminare, permette di vedere il territorio nella sua dinamicità (Careri, 2006). E lo faremo osservando. Perché star fermi ad ascoltare “la musica della città”, da “una distanza spettrale”, “offre vedute che sono più che spettacoli. Prospettive che sono prolungate nella mente in modo tale che le implicazioni di questo spettacolo portino con sé le relative spiegazioni” (Lefebvre, 1996: 224).
In questa ricerca proveremo a non fermarci di fronte all’esistenza di blocchi di significati, di dichiarare direttamente inspiegabile o, ancor peggio, di non osservare nemmeno, ciò che non si può spiegare subito con gli strumenti che consuetamente abbiamo utilizzato in passato. Crediamo che la giustapposizione di più sguardi, di strumenti molteplici utilizzati come integrati e complementari possa aiutarci in questo intento. Non crediamo esista un approccio che più di altri, in ogni situazione, offra uno studio sincero e approfondito della città. Per questo, ci rivolgeremo a tre strumenti d’indagine cui, nei singoli casi specifici, ci siamo affidate per interpretare e restituire quello che investighiamo. Useremo il codice della lingua, poiché è uno strumento diretto ed immediato di argomentazione; quello del disegno, che ci è vicino e familiare nell’interpretazione dello spazio; e quello del video, l’immagine in movimento, perché consente l’immersione percettiva nella descrizione, e più degli altri permette di visualizzare le azioni nello spazio attraverso la componente temporale. Cercheremo quindi di immergerci e di estraniarci nelle e dalle realtà che descriviamo, perché crediamo che l’integrazione di punti di vista diversi e la transcalarità degli strumenti siano fondamentali nello studio di fenomeni complessi, come la città.
Oggetto di questo studio è la città di Hong Kong. Ne parleremo in termini specifici, descriveremo le situazioni che qui diventano evidenti, non perché crediamo nella sua eccezionalità, ma perché escludiamo la possibilità di formulare generalizzazioni sul fenomeno così ricco di sfaccettature e declinazioni che è la città contemporanea. Procederemo per inferenza, cercando di interpretare ciò che osserviamo invece che cercare nella città delle risposte ad un’ipotesi pregressa. La scelta del caso studio è in parte il risultato della volontà di guardare a realtà a noi estranee, della nostra curiosità verso un mondo esotico che oggi più che mai è presente nelle nostre vite. Hong Kong rappresenta a nostro avviso una realtà in bilico tra l’universo occidentale e quello orientale: formatasi durante la dominazione inglese, essa è, in qualche modo, anche una città europea, ma, allo stesso tempo, rappresenta il cuore del continente asiatico.
Un luogo di incontro, un crocevia di culture che ci ha affascinate sin dall’inizio.
Crediamo che questa ambivalenza sia d’aiuto nella ricerca di sguardi d’interpretazione molteplici: la nostra imprescindibile alterità rispetto all’elemento di descrizione si sfuma, talvolta, nella scoperta di somiglianze inaspettate.
Questo saggio è strutturato in due parti, cui si interpone un intermezzo, in cui spiegheremo le scelte fatte in riferimento all’immagine della città che intendiamo ricostruire.
Nella prima parte cercheremo di descrivere, nel capitolo iniziale, il quadro interpretativo in cui la ricerca si inscrive, e, nel secondo capitolo, i metodi e gli approcci perseguiti, gli strumenti a supporto della narrazione e i modelli di riferimento.
La seconda parte di questo percorso è dedicata alla lettura diretta del caso studio, la città di Hong Kong. Individueremo tre tipologie di spazi urbani sui quali concentriamo la nostra attenzione.
La narrazione di ogni spazio studiato si svilupperà secondo la giustapposizione di codici di lettura differenti, i metodi e gli strumenti precedentemente dichiarati, nel tentativo di integrare diverse possibilità di interpretazione.
- Abstract in italiano (PDF, 292kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 285kB - Creative Commons Attribution)
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