Biella, il quartiere Riva : le trasformazioni del nodo viario inepoca moderna e contemporanea
Sara Fregonese, Elena Ghirardelli
Biella, il quartiere Riva : le trasformazioni del nodo viario inepoca moderna e contemporanea.
Rel. Giovanni Maria Lupo, Paola Pasquetto. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2002
Abstract
Attraverso lo studio comparato dei documenti bibliografici, archivistici e cartografici abbiamo "ricostruito" (a partire dall'alto Medioevo) lo sviluppo edilizio e urbanistico del quartiere Riva e precisamente degli isolati adiacenti l'incrocio formato dalle vie Galileo Galilei, Italia, Marocchetti, salita e costa di Riva.
Per una tale ricostruzione è stato indispensabile conoscere il rapporto che il quartiere Riva ha avuto con il Piano, il Piazzo e con il territorio delle valli di Oropa e di Andorno; infatti, fin dall'epoca medioevale con lo sviluppo del Piano (il cui centro principale o Borgo sorgeva presumibilmente in corrispondenza del castrum romano) e con la successiva fondazione del Piazzo (1160) che diventò il centro della vita sociale, politica e commerciale di Biella, il quartiere Riva può essere considerato come un ulteriore "polo" della città. La sua posizione, infatti, ai margini settentrionali del Piano gli permetteva di accogliere (attraverso la Porta di Riva) la popolazione proveniente dalle valli di Oropa e di Andorno.
Durante il XVI secolo, la Confraternita di San Cassiano (1582) influì in modo determinante sull'espansione edilizia del quartiere Riva, infatti, fondò il Monte di Pietà (1586), fece costruire l'Oratorio di San Rocco (1599) e la chiesa di San Cassiano (1623) all'interno della piazza San Giovanni Bosco, che diventò, non soltanto il centro religioso del quartiere, ma anche il luogo di incontro e di scambio sociale.
Nel 1649, in seguito al sacco degli spagnoli e alla demolizione delle mura, si verificò un progressivo rinnovamento del tessuto edilizio del Piano e di Riva; su tale rinnovamento esercitarono la loro influenza il Piazzo, e la popolazione montana che adattò alle esigenze agricole il tessuto edilizio del quartiere Riva "sopravvissuto" al sacco degli spagnoli. Ma osservando la mappa Bugella Civitas (1682) non abbiamo riscontrato questo carattere popolare del rione, e abbiamo rilevato una prevalenza di case appartenenti alla nobiltà; di fronte a questa discordanza, abbiamo supposto, attraverso l'analisi dei documenti bibliografici a nostra disposizione, che le famiglie più agiate del quartiere "ospitassero" gli abitanti provenienti dalle valli di Oropa e di Andorno e i pellegrini diretti a Oropa, facendo emergere ulteriormente il ruolo di accoglienza e di passaggio, dovuto alla sua posizione geografica.
Durante la Rivoluzione francese, in seguito alla chiusura delle chiese e alla soppressione degli ordini religiosi, iniziò un processo di trasformazione edilizia che fu accentuata, durante la prima metà dell'Ottocento, dallo sviluppo industriale lungo le sponde del torrente Cervo. Le industrie, infatti, richiamarono un notevole flusso di manodopera che, stabilendosi all'interno del quartiere Riva, favorì gli interventi di rinnovamento del tessuto edilizio esistente; tali interventi di riforma si protrassero fino ad oltre metà Ottocento e furono ulteriormente incentivati dall'istituzione del Consiglio d'Ornato.
Negli ultimi anni dell'Ottocento, si sentì la necessità di disciplinare l'espansione urbanistica secondo le linee di una precisa normativa e si pose, per la prima volta, il problema di avere un Piano regolatore che controllasse lo sviluppo di Biella nella zona a sud e che prevedesse l'ampliamento delle strade già esistenti nel centro della città e nel quartiere Riva. Attraverso il Piano regolatore e di Ampliamento della Città di Biella dell'ingegnere Cesare Beruto (1873) e le varianti dell'ingegnere Alfonso Danese (1877) e dell'ingegnere Giovanni Feroggio (1894), quindi, furono approvati, all'interno del quartiere Riva, l'ampliamento della via Marocchetti e il tracciamento della via Galileo Galilei che avrebbero costituito la principale strada di circonvallazione della città.
Tali piani, se riuscirono, in parte, a risolvere i problemi legati alla viabilità non previdero lo sviluppo degli edifici industriali nelle aree residenziali e alcun tipo di intervento edilizio e urbanistico all'interno del quartiere Riva.
All'inizio del Novecento, infatti, Riva appariva, sia ad est che ad ovest della via Italia, carente di strade che agevolassero i collegamenti e, all'interno degli isolati adiacenti l'incrocio di Riva, il tessuto edilizio era in condizioni insalubri per la mancanza di qualsiasi intervento di manutenzione. Per questi motivi, a partire dal 1939, con il Concorso per lo studio di massima del Piano regolatore della Città, si incominciò a prevedere il risanamento del quartiere, attraverso l'abbattimento degli edifici giudicati in condizioni insalubri e l'ampliamento dell'incrocio di Riva, ormai congestionato dal traffico tranviario e carrozzabile.
Purtroppo il Piano regolatore generale del 1976 previde il risanamento del quartiere Riva senza tenere conto dell'importanza storica dei singoli fabbricati, infatti, propose l'abbattimento del tessuto edilizio dell'isolato compreso tra le vie Italia, Scaglia, Belletti Bona e vicolo Ricovero dove fu realizzata la piazza del Monte.
Nel 1986, in seguito alla realizzazione della piazza del Monte, l'Amministrazione comunale della città di Biella, localizzava ed individuava gli immobili di proprietà comunale da assoggettare al recupero edilizio con i fondi disposti dalla Regione Piemonte; tali fabbricati erano situati prevalentemente all'interno della piazza del Monte, lungo la via Scaglia e la via Italia; mentre gli edifici situati in prossimità dell'incrocio di Riva (non essendo di proprietà comunale) non subirono interventi di restauro, fatta eccezione per il fabbricato situato nell'angolo fra la salita di Riva e la via Marocchetti e per l'ex Albergo Monte di Varallo situato tra la salita e la costa di Riva.
Oggi il tessuto edilizio del quartiere Riva, e in particolar modo quello affacciato sull'incrocio formato dalle vie Italia, Marocchetti, Galileo Galilei, costa e salita di Riva, rimane fortemente degradato; le proposte avanzate per la riqualificazione del quartiere, infatti, si "scontrano" con i problemi legati alla viabilità, se, da un lato, si vorrebbe restaurare gli edifici prospettanti l'incrocio, dall'altro, per risolvere i problemi di traffico e per poter ampliare le strade esistenti, ne viene proposto l'abbattimento. Questo è ciò che è accaduto per la casa del Tramway la cui polemica sul restauro o l'abbattimento (per la realizzazione di una rotonda) ha "diviso" la Giunta comunale. Purtroppo tutte le volte che un edificio non particolarmente interessante dal punto di vista architettonico corre il rischio della demolizione ci si pone la domanda se ristrutturarlo o assecondarne il degrado quando, invece, si dovrebbe tenere presente che ogni fabbricato è parte integrante del nucleo urbano in cui è inserito e una sua demolizione comporterebbe la perdita di una parte di storia.
Attualmente, però, grazie al fatto che è diventata esecutiva la Variante al Piano regolatore generale del 1987 per il centro storico e i nuclei di antica formazione sono in corso molti lavori di ristrutturazione e il recupero di interi isolati in Riva e al Vernato. In un articolo apparso sull'Eco di Biella- del 5 agosto 2002, infatti, l'Assessore all'urbanistica Diego Presa spiega: «Tale Variante "lega" il piano con tutto ciò che è avvenuto negli ultimi quindici anni e con il Piano direttore dell'architetto Gae Aulenti.
«Questo piano è il frutto di un lavoro monumentale di un'analisi che ha censito nei minimi dettagli 4.300 edifici del Centro storico tra Centro, Riva, Vernato e Piazzo>>.
«Per ogni zona ed edificio è stato definito come e in che modo è possibile agire nell'ottica del restauro conservativo dove è utile e dove la natura storico, artistica e culturale lo richiede. In altri casi sono state definite le possibilità operative circa la riqualificazione di isolati interi, tenendo conto dei bisogni residenziali, delle necessità di strutture di servizio, ad esempio garages e posti auto e degli interessi pubblici. In questa logica abbiamo cercato di privilegiare le fruibilità degli isolati fino ad oggi scarsamente accessibili, con la previsione di percorsi pedonali pubblici, piccole aree verdi o piazzette [... ]
«E se la variante prende in esame quindici aree della città pensando al loro futuro dal Vernato fino alla costa di Riva [...], le novità non mancano. Per fare qualche esempio ci sono fienili nascosti in via Italia che potranno diventare garages a piano terra e volumi recuperabili a residenziale. Eliminare le barriere architettoniche si potrà, anche realizzando ascensori nei cortili delle case di ringhiera.
«Per le aree industriali dimesse, in particolare sul Cervo potrà essere cambiata la destinazione d'uso [...]. Sulle sponde del torrente Cervo potrà trovare spazio nel futuro una sorta di città dei divertimento, del commercio o dell'informazione».
Il Piano, inoltre, prevede per la riqualificazione del quartiere Riva non soltanto il recupero edilizio e urbanistico dell'isolato tra le vie Marocchetti, Italia e Scaglia, ma anche l'inserimento di attività commerciali e culturali, all'interno degli edifici affacciati lungo la via Scaglia, con l'intento di riportare il quartiere a quella che era la sua funzione originaria, ossia un luogo di scambio commerciale, di passaggio e di centro di vita sociale.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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