Paleoalveo del Mincio : riqualificazione e gestione della risorsa idrica
Camila Alejandra Ruiz Capote
Paleoalveo del Mincio : riqualificazione e gestione della risorsa idrica.
Rel. Riccardo Pollo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per La Sostenibilità, 2013
Abstract
La pianura padana ha subito una grande trasformazione paesaggistica dalle origini fino all'attualità, le sue caratteristiche morfologiche, geologiche e ambientali ne hanno fatto un asse centrale di sviluppo per tutta la zona ubicata tra le due catene montuose, le Alpi e gli Appennini. Queste specifiche caratteristiche e condizioni, apparentemente buone ne hanno fatto la vittima di uno sviluppo smisurato e intensivo. In questo modo l'uomo ha convertito una zona paludosa in una grande area economica nazionale ed europea, grazie ai lavori di bonifica e canalizzazione dei corpi idrici. Senza dubbio, come spesso succede, tutto lo sviluppo basato solamente sul benessere dell'uomo, finisce per diventare una lama a doppio taglio che alla fine ferisce noi stessi.
Comprendere che in natura TUTTO funziona ciclicamente è estremamente complesso per gli esseri umani essendo noi abituati a processi lineari: prendo, uso e getto.
È per questa ragione, che quando operiamo trasformazioni ad un habitat naturale, senza tenere in considerazione le dinamiche ivi presenti, generalmente finiamo per alterare un equilibrio che per migliaia di anni aveva mostrato risultati positivi e aveva assicurato la propria sopravivenza. Nella natura tutto e tutti, per piccoli ed insignificanti che sembrino, hanno una funzione, e compiono un ruolo di vitale importanza nei bilanciamento di un ecosistema.
Senza dubbio, questo non è un discorso nel quale la conclusione finale sia lasciare tutto come sta, no, la soluzione non è rinunciare a tutti i miglioramenti, sviluppi o tecnologie che possiamo arrivare ad utilizzare. Limitare la capacità umana di creare, innovare, e superare se stessi, per timore di alterare l'equilibrio creato dalla natura è assurdo. La chiave sta nel capire che siamo parte di un tutto, di un sistema molto più grande di noi stessi, di una forza che può essere devastatrice tanto quanto costruttiva, la forza della natura.
Oggigiorno, non è difficile rendersi conto che le cose non vanno bene, che in qualche momento la situazione ci è sfuggita di mano e che sfortunatamente ci troviamo di fronte ad una problematica che non sappiamo come affrontare.
L'inquinamento dei suoli, la scarsità di acqua, la estinzione di fauna e flora, le temperatura estreme, sono solamente alcuni dei problemi presenti che dobbiamo risolvere.
Questo dovrebbe portarci ad un processo d'introspezione, per comprendere in quale momento
abbiamo perso il controllo e, ancora più importante, quali sono le misure che dovremo mettere in atto. Il fatto che il problema sia globale, ha permesso che da tutti gli angoli del pianeta e da tutte le discipline, arrivino studi, proposte ed esperimenti che promettono di migliorare le condizione di vita alle persone di questa generazione e allo stesso modo,
assicurare migliori condizioni per le generazioni future. I temi ambientali già sono presenti nelle agende di tutte i governi, e quotidianamente si firmano trattati e si fanno politiche per proteggere le risorse esistenti.
La Sostenibilità Ambientale alla quale si fa riferimento molte volte e che tristemente va perdendo significato, utilizzata in molti aspetti e pubblicizzata come la soluzione a tutto, si converte sempre più in un vuoto ritornello, del quali tutti parlano, però pochi capiscono di che si tratta.
La Sostenibilità Ambientale viene definita in questa tesi come la nostra capacità di chiudere il ciclo, ossia di imitare e replicare questa qualità che caratterizza la natura. Questo ci colloca nella situazione, in cui, come parte del ciclo naturale, dobbiamo pensare delle soluzioni in modo integrale. L'idea è quella di lavorare con la natura cercando di comprenderla e non di passare sopra di essa, unendoci e considerandoci parte di tutto questo.
La Pianura Padana possiede un valore ambientale altissimo, grazie alle sue terre fertili e alla sua grande riserva idrica. Queste caratteristiche, come detto in precedenza, l'hanno portata ad una condizione ambientale critica, della quale ora si iniziano a vedere le conseguenze.
L'inquinamento tanto dei terreni come dei corpi idrici ha fatto sì che le produzioni agricole si riducano e debbano ogni giorno fare utilizzo maggiore di fertilizzanti per ottenere la stessa quantità di prodotto che si raggiungeva inizialmente.
Questa zona, bagnata da fiumi e percorsa nella sua quasi totalità da migliaia e migliaia di chilometri di reti di canali di irrigazione, possiede anche alcune delle fonti idriche sotterranee più grandi di Europa, la quale è stata utilizzata già dalle prime civiltà insediatesi in questo territorio. Senza dubbio, l'inquinamento che presenta oggi la bassa pianura, dovuto alla agricoltura intensiva, alla zootecnia e all'urbanizzazione, sta minacciando questa grande riserva idrica. L'inquinamento causato da fertilizzanti e pesticidi provenienti dall'agricoltura costituisce in primo luogo una grande minaccia dovuta alla sua non localizzazione: ciò significa che a differenza, per esempio, delle acque industriali che hanno un punto di uscita chiaro e definito delle acque reflue, le acque che arrivano dall'agricoltura no. È un compito quasi impossibile prevedere un punto nel quale collocare un impianto di depurazione e la maggior parte delle volte, queste acque reflue arrivano facilmente ai corpi idrici superficiali e attraverso il processo di infiltrazione, anche a quelle sotterranee, senza nessun tipo di trattamento. La zootecnia contribuisce in uguale maniera a questo tipo di inquinamento, dato che fertilizzare il suolo con il liquame prodotto nelle stalle rende impossibile realizzare il trattamento delle acque che scorrono in questo territorio e che successivamente andranno a confluire nei corpi idrici maggiori.
In secondo luogo, si riscontra un aumento delle superficie impermeabili, dovuto alle espansione delle zone urbane e all'artificializzazione dei corpi idrici. Questa impermeabilizzazione delle superfici, impedisce il filtraggio dell'acqua attraverso gli strati di terreno, interrompendo in questo modo, uno dei processi del ciclo idrico.
Quando non esiste la filtrazione nel terreno, non esiste nemmeno la ricarica idrica della falda acquifera, il che ha provocato la diminuzione del livello freatico. In altre parole si sta estraendo più acqua di quella che il terreno sta assorbendo, portando come conseguenza che si debba scavare più in profondità per incontrare le acque sotterranee.
Questo fenomeno dell'impermeabilizzazione, ci porta al terzo e ultimo punto, il problema delle inondazioni. Il suolo si comporta come una spugna, la quale assorbe grandi quantità di acqua, per poi rilasciarla poco a poco. Mentre questo processo di assorbimento avviene, una parte di questa acqua evapora, un'altra va negli strati sotterranei e un'altra alle piante, per tanto, quando il terreno inizia a lasciar fluire l'acqua di nuovo, lo fa lentamente e inoltre la quantità del fluido è minore di quella iniziale.
La violenza che può arrivare ad avere l'acqua è un altro dei problemi che si aggrava con la impermeabilizzazione; non avendo ostacoli, non essendoci filtri e nella maggior parte dei casi superfici continue, la velocità aumenta esponenzialmente arrivando a causare delle tragedie negli insediamenti. Questa velocità è anche la causa dell'erosione dei suoli, che, accompagnata alla deforestazione, trasforma grandi zone in aree di rischio. Paradossalmente il problema viene risolto incanalando il corpo idrico (quindi impermeabilizzando più superfici) e creando barriere per il controllo delle inondazioni.
Le tecniche e le strategie utilizzate fino ad oggi, come si può vedere non hanno dato i risultati sperati e sebbene si sia dimostrato che non abbiamo arrivato a processi ciclici costruttivi, si sono creati cicli viziosi dai quali, è difficile uscire. È per questa ragione, che quando vediamo che le cose non ci stanno dando i risultati desiderati, invece di fermarci un secondo e pensare di cambiare direzione, ci convinciamo che quello che dobbiamo fare, è di raddoppiare la quantità dello stesso (fertilizzanti, estrazione, pavimentazione,...).
È chiaro che nonostante si abbia una strategia (chiudere i cicli, pensare in maniera integrale), non è detto che si possieda una soluzione e ancor meno che sia unica e veritiera. È per questo che in questa tesi si valuteranno le principali problematiche relazionate con la gestione dell'acqua in una zona specifica della Pianura Padana, situata a pochi minuti dalla città di Mantova, che oltre ad un gran valore ambientale, per essere un terrazzo fluviale è l'antico paleoalveo del Mincio, che fu anche il confine occidentale della fortezza del Serraglio.
I tre assi principali del progetto tecnologico saranno la prevenzione delle inondazione (controllo idrico), la depurazione delle acque provenienti dalla zootecnia e dall'agricoltura, e la produzione energetica.
Nei primo caso si propone l'introduzione delle zone umide in determinate aree che ritorneranno alle caratteristiche originali di tutta questa regione, oltre a servire come controllo idrico e come la restaurazione della fauna e flora autoctona del luogo.
La depurazione delle acque avverrà per mezzo della fitodepurazione, la quale funzionerà in forma integrata con altre tipologie di impianti, e dove questa fornirà la terza fase del processo, il finissaggio.
Per ultimo, si propone un sistema sperimentale per la produzione energetica, che utilizza l'effetto vortice per generare energia elettrica. È un impianto di tecnologia sperimentale che può essere utilizzato su scale differenti, da un canale di irrigazione fino al mare aperto. In questo modo, sarebbe possibile la generazione di energia elettrica con il solo movimento dell'acqua, senza la necessità di una pendenza pronunciata, come nel caso delle centrali idroelettriche. Esistono due tipi di impianto che sono in fase di sperimentazione, e che hanno gli stessi principi di funzionamento: il BioStream e il sistema "VIVACE".
La riqualificazione del paleoalveo del Mincio e la proposta di gestione del acqua, verranno accompagnate di uno spazio multiuso, che sarà uno spazio di ricreazione e riposo, il quale potrà avere un valore sovracomunale e costituirà uno dei corridoi verdi ecologici di questa zona, unendo la Riserva e il Parco del Mincio con il fiume Po. Proposta, peraltro, fatta propria dagli strumenti urbanistici.
L'obiettivo è utilizzare, migliorandola, questa zona caratterizzata oggi da una agricoltura intensiva e a due canali paralleli, uno dei quali è il "Fossaviva". La creazione di un parco che abbia una funzione sociale, aumentando decisamente le rotazioni di spazi pubblici e le aree verdi per le popolazioni locali aiuta, inoltre, a creare coscienza e consapevolezza delle risorse idriche e della loro importanza vitale per la zona.
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