L'ARTE NEGLI SPAZI PUBBLICI
Daniela Leone
L'ARTE NEGLI SPAZI PUBBLICI.
Rel. Agata Spaziante, Rossella Maspoli. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2013
Abstract
Dobbiamo ammetterlo, passeggiare nella città contemporanea metterebbe quasi chiunque in grado di comprendere molte delle motivazioni che hanno spinto il mio interesse verso la materia degli spazi pubblici della città contemporanea.
La mia tesi si colloca all'interno della discussione teorica sulle problematiche degli spazi pubblici contemporanei (che riguardano principalmente la mancanza di qualità, di cura, l'introduzione di interessi privati nella materia pubblica), ponendo, negli argomenti trattati, in particolare l'attenzione agli spazi pubblici di relazione.
Inizialmente mi sono chiesta come è possibile che oggi alcuni spazi pubblici (in particolare spazi collettivi, di relazione, spazi potenzialmente collettivi se riprogettati con attenzione al luogo e alla comunità che ospitano) restino in uno stato di abbandono e di degrado e non vengano adeguatamente rivalutati, sfruttandone le potenzialità e contribuendo alla qualità della vita dei cittadini, soprattutto in quei casi che necessitano di interventi minimi di riqualificazione per ridare atrattività ad un (non più) non-luogo, riuscendo a suscitare inoltre il senso d'appartenenza tra i cittadini (che ne avranno, di conseguenza, maggiore cura).
Ho ritenuto importante sottolineare come negli ultimi anni gli spazi collettivi potenziali (angoli di città salvati dall'incuria e dati in gestione a cittadini che ne diventano i responsabili), oltre a dover essere salvati dall'abbandono in cui versano, siano diventati ormai un terreno adatto per attivare la sperimentazione di nuove pratiche, strumenti e metodologie di approccio al problema del disuso e della mancanza di qualità, attrattività e partecipazione di tali spazi.
Tra le molte metodologie di intervento attuate sugli spazi pubblici, l'arte è quella che usa metodologie ed approcci innovativi, che si basano su approcci, conoscenze ed esperienze multidisciplinari delle quali l'architettura ma in particolare l'urbanistica trae beneficio. Ai fini progettuali la condivisione delle esperienze fra le competenze in gioco mette in luce delle nuove figure professionali come ad esempio il facilitatore culturale che operando su piani diversi accompagna il processo verso gli obiettivi prefissati e garantisce la formazione di un collettivo coinvolto attivamente nelle decisioni comuni.
L'arte negli spazi pubblici si è inizialmente insediata come opera/monumento, in seguito ha catalizzato l'attenzione dello spettatore fino a coinvolgerlo nell'opera d'arte stessa, fino ad arrivare ad oggi, ad un'opera d'arte di utilità, non solo funzionale ma anche collettiva, in accordo con una visione smart e tecnologica della città del futuro.
L'arte e i suoi processi entrano dunque non più solo nei luoghi adibiti all'arte ma entrano a far parte dello spazio pubblico, luogo in cui si realizza la democrazia, ma che è anche il luogo dei conflitti tra la molteplicità di pubblici che la città contemporanea accoglie (incluse le nuove classi urbane/generazioni con stili e valori di vita diversi).
Fatte queste premesse è stato importante notare come la città negli ultimi decenni attraverso i suoi stessi abitanti abbia reagito alla mancanza di qualità dei suoi spazi inizialmente provando a riappropriarsene con modalità non autorizzate, successivamente cercando la complicità dei programmi delle istituzioni. Le nuove tecnologie di informazione e comunicazione inoltre attrezzano la città e i suoi abitanti di nuovi software che rendono la gestione della città e la vita dei cittadini più informata, più veloce, più smart.
Un ulteriore step nella mia ricerca è stato il riassumere schematicamente numerosi esempi dei processi attraverso cui l'arte entra nella città esaminando in particolare: le ricadute positive a livello partecipazionale, l'impulso dato dall'intervento d'arte alla rigenerazione urbana del contesto in cui è posta, l'attenzione alle tematiche di rifunzionalizzazione degli edifici in abbandono,..
I processi d'arte (relazionale) restituiscono vitalità agli spazi del connettivo che beneficia inoltre dell'accettazione sociale delle cosiddette pratiche informali che un pubblico sempre più multientnico e differenziato ha contribuito a creare. Fin dal passaggio da città tradizionale-storica a città modernocontemporanea, alcune pratiche non sono infattistate accettate negli spazi della città.
Osservare le pratiche informali (che vanno dall'occupazione di spazi in abbandono, al flashmob organizzato su internet, all'utilizzo dei parchi per fare il barbeque) è importante per comprendere tramite le dinamiche sociali i requisiti a cui i nuovi spazi pubblici devono rispondere.
Dipenderà all'attenzione che riuscirà a porre sulle suddette tematiche il tentativo di sanare il rapporto tra lo spazio vitale- sociale e lo spazio istituzionale-spaziale, che gli antichi greci distinguevano in civitas e urbs.
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