Le stazioni della metropolitana: da nodo a luogo. Le linee 1 e 2 della Città di Torino
Veronica Volgarino
Le stazioni della metropolitana: da nodo a luogo. Le linee 1 e 2 della Città di Torino.
Rel. Agata Spaziante, Rossella Maspoli, Luca Staricco. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2012
Abstract
L'idea dell'utilizzo del sottosuolo come spazio di transito si è ormai consolidata nel corso dei decenni, non soltanto nelle megalopoli, ma anche nelle città di medie e grandi dimensioni.
Questa scelta è giustificata dalla libertà di movimento, dall'assenza di traffico (con conseguente puntualità delle vetture, difficilmente garantita dal trasporto pubblico tradizionale) e dal bassissimo impatto ambientale nella fase di esercizio, che la metropolitana sotterranea offre (al contrario di analoghe soluzioni superficiali).
Il trasporto sotterraneo presenta comunque ancora dei limiti: oltre agli alti costi di realizzazione, si presenta spesso troppo slegato dal tessuto urbano. Oltre ad essere nascosta la parte viaria (i tunnel), molte volte è nascosta anche quella di accesso, quindi di contatto con la città superficiale, e quella di interscambio con gli altri sistemi di trasporto.
E' proprio questa problematica il punto chiave per una buona progettazione del trasporto metropolitano: il suo rapporto con la città consolidata. Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è l'effetto negativo che lo spazio sotterraneo e chiuso ha sulla psiche delle persone. Esse spesso lo associano a concetti di claustrofobia, buio e pericolo, trasformando così le stazioni della metropolitana in luoghi poco piacevoli, in cui transitare velocemente o addirittura da evitare.
Per questi motivi il progetto ex novo di una rete di trasporto sotterranea deve essere inserito in un più ampio progetto di pianificazione urbana: deve massimizzare l'interazione tra il sottosuolo e la città superficiale, in modo da essere un tutt'uno con quest'ultima.
L'elemento di congiunzione tra la città consolidata e il trasporto sotterraneo è la stazione con il suo ruolo ambivalente di nodo del sistema infrastrutturale e luogo fisico dotato di caratteristiche proprie.
Il progetto di una stazione è quindi l'occasione per creare un nuovo spazio pubblico: un luogo di passaggio che può diventare un luogo di frequentazione, talvolta, addirittura, senza esservi recati per utilizzare il treno.
Nate per il viaggio giornaliero, possono anche ospitare svariate funzioni e, in alcuni casi, persino vere e proprie attrazioni; il "non luogo" o si assume un'identità d'uso e d'immagine in rapporto al proprio territorio.
Da alcuni anni la città di Torino si sta attivando per dotarsi di una seconda linea della metropolitana, la quale transiterà nel settore nord-est della città.
Quest'area è oggetto della cosiddetta "Variante 200", uno strumento urbanistico che modifica alcune delle indicazioni contenute nel Piano Regolatore Generale della città.
Si tratta di un importante intervento di riqualificazione e valorizzazione urbana attraverso la messa a sistema dei telai infrastrutturali, ambientali e insediativi.
L'edificazione delle aree di Spina 4 e scalo Vanchiglia, combinata con l'opportunità di realizzare la Linea 2 della metropolitana occupando il "trincerane" ferroviario che attraversa i quartieri Barriera di Milano e Regio Parco, diventa così l'occasione per trasformare oltre un milione di aree industriali dismesse e far nascere nuove centralità all'interno della città.
Nella prima parte della mia tesi ho analizzato cinque città europee di medie dimensioni, con una rete metropolitana recente e contenuta: tutte diverse tra loro ma con similitudini rispetto alla Linea 1 della metropolitana di Torino o con interessanti spunti per la Linea 2 (in fase di progettazione).
Ho cercato di individuare sistemi di metropolitana che avessero aspetti particolari dal punto di vista del rapporto con la città: non solo un sistema di trasporto ma parte integrante della città stessa.
Per comparare queste stazioni ho ricercato le caratteristiche architettoniche enunciate nella "Carta dell'architettura" redatta in fase preliminare della progettazione della Linea 1 della metropolitana di Torino. Un'analisi più approfondita è stata fatta proprio su quest'ultima, in quanto primo modello di una futura e più strutturata rete metropolitana torinese.
Nella seconda parte ho esaminato il progetto di Variante 200, ponendo attenzione, non solo al progetto in sé, ma anche a l'iter progettuale, soprattutto al concorso di idee "Le Metamorfosi", da cui sono emersi punti di vista interessanti e proposte molto varie.
Il progetto ex novo della linea della metropolitana in un'area così particolare fornisce molti spunti di riflessione e permette di formulare proposte per la progettazione della linea e delle stazioni come luoghi pubblici.
Le analisi condotte mi hanno consentito di provare a redigere una "Carta dell'architettura" per la Linea 2 della metropolitana di Torino, come era stato atto dai progettisti della Linea 1.
Ho cercato così di definire alcuni principi generali che permettessero di delineare indicazioni e input per la progettazione delle stazioni ponendo particolare attenzione al rapporto con lo spazio urbano.
Relatori
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