La riqualificazione del V Padiglione di Riccardo Morandi come sede degli incubatori universitari della Scuola di Architettura di Torino
Edoardo Bruno
La riqualificazione del V Padiglione di Riccardo Morandi come sede degli incubatori universitari della Scuola di Architettura di Torino.
Rel. Pierre Alain Croset. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture (Construction), 2012
Abstract
La Città di Torino è riuscita, con una trasformazione durata circa due secoli, a creare lungo la sponda sinistra del suo Fiume, il Parco del Valentino, ardito collegamento tra la densa maglia degli isolati ottocenteschi e la vicina collina, tale da renderlo esempio famoso di parco fluviale in tutta Europa. Intorno al proprio Castello ha raccolto le esperienze della prima importante progettazione di un parco pubblico cittadino, degli orti botanici, delle esposizioni internazionali e del lavoro, divenendo luogo di piacere per i cittadini che lo hanno utilizzato per pattinare sul ghiaccio o dedicarsi a sport equestri.
In questo contesto di evoluzione interna, accompagnato da una città dalla crescita vertiginosa ai suoi margini, viene edificato nel 1959 il sotterraneo V padiglione di Torino Esposizioni ad opera dell'ingegnere romano Riccardo Morandi, come involucro "utile" ad ospitare i Saloni dell'Automobile sotto la promozione della Società Torino Esposizioni. Il padiglione è l'ultima delle grandi trasformazioni che avvengono nel Parco cittadino per antonomasia, ma dall'euforia degli anni del boom economico, dove gli spazi cittadini per esporre il proprio progresso non sembravano essere sufficienti, si è passati ad un lento degrado che sancisce l'ineluttabile dismissione di funzioni non più inerenti alla città contemporanea. In questo modo il padiglione sotterraneo terminando la sua funzione di sede per mostre e manifestazioni di ogni genere viene declassato a parcheggio, l'unico in città con pavimentazione marmorea, e infine chiuso poiché la sua posizione defilata lo rende poco utilizzato dai cittadini.
Questa tesi si propone di operare una nuova trasformazione del Parco del Valentino scegliendo di incernierare la propria riflessione sulla riqualificazione dell'opera di Morandi e denunciare con forza la sua presenza finora a latere delle storie cittadine facendolo fisicamente "riemergere" dal suolo. Operazione certamente dal forte impatto formale ma confortata dalla volontà di arricchire il luogo degli stessi valori che hanno connotato la storia del parco: il verde, la ricerca universitaria, l'esposizione del progresso e il loisir del cittadino.
La ricerca ha preso inizio con il ritrovamento delle tavole originali dell'ingegnere all'interno dell'Ex Archivio della Fiat Engineering (ora di proprietà della Maire Tecnimont), che ha permesso uno studio accurato della complessa struttura, ipotizzata da Morandi al termine di un ventennio di sperimentazioni di ricerche sul cemento armato precompresso. Operare sull'edificio di Riccardo Morandi ha quindi richiesto una serie di passaggi atti a depurarlo da qualsiasi incongrua addizione e portarlo alla sua "scarnificazione" strutturale, mostrando i propri caratteri peculiari nascosti alla città riportandoli in superficie al fine di avvicinarlo alla collettività.
L'edificio diviene una cerniera sensibile per lo sviluppo del Piano Asse del Po per la nuova Scuola di Architettura di Torino: raccogliendo attraverso funzioni didattiche il Castello, il padiglione Morandi e Torino Esposizioni, si esplora la possibilità di creare un polo per la ricerca universitaria, costruito in conformità ad un tessuto dalla forte connotazione pubblica come il Parco del Valentino.
La volontà progettuale è scaturita dalla possibilità di riconvertire l'enorme disponibilità di superficie dell'edificio affinché potesse ospitare all'interno gli incubatori universitari per la Scuola, pensati come strumento di ricerca per la collettività da un lato e per unire il mondo accademico con quello del mercato del lavoro dall'altro.
Mantenere l'accessibilità all'area da parte del singolo cittadino, utilizzare l'involucro come sovrastruttura e filtro dell'intero intervento e l'esposizione continua dei progressi dei lavori svolti all'interno, sono tutti passaggi di un progetto costruito intorno alla volontà di creare una visione partecipata da parte della comunità, rinunciando in qualche modo alle parole di Gabetti che, descrivendo al tempo l'intervento di Morandi, profetizzava "cavernicoli per rispettare il paesaggio".
Relators
Publication type
URI
![]() |
Modify record (reserved for operators) |
