Abitare differente
Sara Tavolaro
Abitare differente.
Rel. Liliana Bazzanella, Davide Rolfo. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2012
Abstract
Le riflessioni che seguono trovano un loro punto di partenza nelle criticità legate alla condizione abitativa di numerosi segmenti della società contemporanea tra cui giovani lavoratori itineranti, giovani coppie che vorrebbero diventare future famiglie, famiglie consolidate con esigenze di mobilità, anziani soli o in coppia.
Spesso alle forti difficoltà economiche si accompagnano esigenze abitative complesse, in cui la mobilità delle persone, l'accesso alle risorse informatiche, gli spazi di studio, lavoro e svago non costituiscono dei lussi ma delle richieste legate alla possibilità di coniugare prospettive lavorative e familiari con la qualità della vita.
Per sostenere la complessificazione delle esigenze dell'abitante e budget economici limitati, in un quadro più globale di sostenibilità ambientale, la proposta di abitare differente si struttura affrontando in modo complementare l'unità abitativa privata e lo spazio collettivo: se la prima è ridotta nelle dimensioni e potenziata in termini di flessibilità, il secondo è concepito come spazio abitativo più ampio ed attrezzato dove svolgere attività che sarebbero insostenibili all'interno dell'unità privata. Lo spazio collettivo è inteso dunque come spazio abitativo con qualità tali da poter essere percepito come un'estensione della propria abitazione.
Nella parte progettuale della tesi l'intenzione è proporre l'abitare differente, oltre che nel mercato privato, anche nel segmento particolarmente interessante dell'abitazione so¬ciale. La scelta è dettata principalmente da due fattori: la diffusa difficoltà economica ad acquistare abitazioni nel mercato privato, soprattutto da parte di giovani coppie e future famiglie, e la domanda in crescita in tutt'Europa di residenze sociali da parte di un numero sempre più ampio di persone. In entrambi i casi, diverse esperienze personali, basi culturali ed abitudini differenti richiedono alte prestazioni dell'abitazione e del sistema edificio-quartiere. Fino a poco tempo fa chi non poteva acquistare o affittare abitazioni a prezzi di mercato rientrava in gruppi sociali ben definiti. Oggi, con la grave congiuntura economica, la crisi delle professioni e del lavoro in generale, la difficoltà riguarda segmenti molto diversificati della società.
Per strutturare la proposta di abitare differente si è riflettuto parallelamente sull'unità abitativa, e sullo spazio collettivo. Si è accennato a momenti storici che hanno costituito tappe importanti per i modi di abitare moderni, sia dal punto di vista sociale sia da quello propriamente architettonico con riferimenti alla sperimentazione di tipologie e tecnologie.
Si è accennato alla seconda rivoluzione industriale ed all'emergenza abitativa, agli anni '30 della crescita demografica ed alle risposte del Movimento Moderno, agli anni '60 del boom economico e del mass-housing. Rispetto alle potenzialità ed ai limiti dei modelli abitativi proposti nei periodi storici citati si è fatto riferimento anche ad atteggiamenti che se ne discostavano e che proponevano modi di abitare alternativi. In particolar modo si è accennato alle riflessioni di forti personalità nel campo dell'architettura che hanno discusso il ruolo autoritario del progettista, Giancarlo De Carlo, Lucien Kroll, John Habraken. Personalità ed atteggiamenti che hanno in comune la volontà di coinvolgere l'abitante nelle modifiche da apportare all'ambiente per migliorare le condizioni dell'abitare, avvicinando le soluzioni del progetto alle esigenze effettive dell'abitante. Se la partecipazione è una pratica per coin¬volgere l'abitante sin dalla progettazione, l'introduzione di elementi di flessibilità ed adattabilità nel progetto può essere un modo per coinvolgere l'abitante nelle modifiche dello spazio durante la vita utile dell'edificio. Per comprendere le potenzialità che atteggiamenti di questo tipo possono offrire per un miglioramento delle condizioni abitative, sono stati analizzati 13 casi studio di abitazioni flessibili. Rispetto al tema dello spazio collettivo si è accennato brevemente alle esperienze di co-housing nord-europee, ai concetti di identità di luogo e comunità ed alle riflessioni di Jane Jacobs sull'azione collettiva e sulle relazioni sociali di prossimità. Seppure la dimensione collettiva è connaturata all'uomo in quanto "animale sociale", perché essa possa funzio¬nare e costituire una risorsa effettiva, è necessario che ci siano le premesse di qualità ambientale dal punto di vista architettonico e quelle culturali dal punto di vista sociale.
Nel quadro di complessificazione delle esigenze dell'abitante brevemente delineato, si potrebbero circoscrivere quattro ordini di problemi a cui l'abitare differente può fare riferimento.
Il primo problema riguarda il cambiamen¬to nella stessa residenza dell'abitante o del numero di abitanti. In questo caso sarebbe richiesta una certa adattabilità ai fenomeni economici e sociali variabili anche velocemente nel corso degli anni. Potrebbe essere necessario adattare le tipologie pensate per singoli in altre destinate a famiglie o viceversa. Rispetto a questo punto la flessibilità delle unità abitative, sia nella distribuzione interna che nella conversione di tipologie differenti, può costituire una risposta efficace.
Il secondo problema è legato al carattere molto fluido della nostra società. Oggi è ancora più importante sforzarsi di ampliare l'orizzonte della progettazione oltre le tipologie iper-standardizzate del mercato ed i tradizionali servizi di cui vengono dotati i complessi residenziali. I modi di vivere la città e l'abitazione sono i più disparati e dipendono, oltre che dal segmento sociale, anche dalle esperienze personali. Il bagaglio culturale dell'abitante è più diversificato e non c'è più un'unica tradizione a cui fare riferimento. Le esigenze sono tante, i comfort richiesti di altissimo livello, le mode e le loro declinazioni numerosissime. L'abitazione, seppure di dimensioni ridotte, dovrebbe permettere lo svolgimento delle attività più disparate e dei modi di vita più diversi, oltre che un'adattabilità degli spazi alle attività giornaliere e stagionali ed al numero di persone che entrano, escono e rientrano nella vita familiare con molta facilità. A quest'ordine di problemi sono maggiormente legate le risposte che può fornire la dimensione collettiva: gli spazi collettivi, ad uso comune o privato, possono costituire una risorsa preziosa per le esigenze che è insostenibile soddisfare all'interno della singola unità privata.
Il terzo problema riguarda la libera espressione del proprio modo di vivere. Ogni individuo è portatore di differenze che, se espresse e potenziate, possono ricucire relazioni spezzate tra persone e luoghi. C'è una grande differenza tra la camera di albergo e la casa, in cui, oltre che ritrovare i giusti spazi per le attività, si manifesta l'esigenza di rappresentarsi. A questo proposito la filosofia fenomenica si è spesa molto per capire quanto l'abitare sia espressione della propria esistenza. Nei saggi scritti nel 1950, Heidegger si riferiva ad una vera e propria "crisi dell'abitare" che non imputava alla carenza di alloggi ma al fatto che «i mortali sono sempre ancora in cerca di un'assenza dell'abitare.»
Per Gaston Bachelard la casa è uno dei più potenti elementi di integrazione per i pensieri, i ricordi ed i sogni dell'uomo poiché offre riparo alle rèveries. La casa, considerata nella sua unità e nella sua complessità, costituisce un essere privilegiato per lo studio dei valori di intimità dello spazio interiore.
II quarto problema riguarda una pratica di vita più in armonia con l'ambiente a partire dall'abitazione. Per salvaguardare il nostro benessere, legato strettamente alla salvaguardia del sistema ambiente, il modo di vivere dovrebbe avere un impatto minore limitando consumi e rifiuti ed adottando un approccio meno estraneo alla natura. È necessario che anche il progetto di architettura si misuri con la sconfitta di uno stile di vita incontrollato e basato sui consumi. Nonostante il fraintendimento che l'energia da fonti rinnovabili possa continuare a sostenerlo, forse stiamo cominciando a capire, più spinti dalle ristrettezze economiche che non da una vera e propria coscienza ambientale, che la via maestra è l'abbattimento dei consumi e soprattutto degli sprechi.
Rispetto a questa problematica, assieme alle pratiche architettoniche orientate ad una maggiore sostenibilità, tra cui la conversione di ambienti senza distruzione e produzione di nuovo materiale e la possibile variazione stagionale per un migliore adattamento al clima, risulta molto importante considerare la dimensione collettiva come possibilità di abbattere i consumi grazie alla condivisione di risorse, senza comportare né un abbassamento dei livelli di comfort, né la limitazione delle attività.
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