Ripensare una nuova Valenza. Letture delle trasformazioni e proposte d'intervento
Sara Vecchiato
Ripensare una nuova Valenza. Letture delle trasformazioni e proposte d'intervento.
Rel. Andrea Del Piano, Chiara Devoti. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012
Abstract
Valenza è una città di medie dimensioni collocata a confine tra Piemonte e Lombardia, storicamente considerata un punto strategico per il controllo del fiume Po.
Attualmente è famosa per essere uno dei distretti orafi più conosciuti nel mondo, il primo per produzione ed esportazione in Italia e riconosciuto come centro di produzione di alta qualità.
Nell'ultimo decennio, però, dall'attacco alle Torri Gemelle del 2001, la città vive una sorta di paralisi: il tragico evento ha fatto emergere un disagio che ormai dall'inizio degli anni novanta si stava diffondendo, e che con la carenza del lavoro conseguente ai rapporti ormai inaspriti con il medio oriente è venuto a galla. La struttura sociale e lavorativa che si è venuta a generare, se da una parte negli anni passati ha portato ad elevati guadagni economici, dall'altra ora si presenta fortemente instabile e incapace di attutire gli effetti della crisi economica, causando la chiusura di diverse attività e portando la popolazione locale a livelli di disoccupazione impensabili fino alla fine del Novecento.
Questa tesi si propone di ricostruire le dinamiche che hanno portato alle trasformazioni urbane di Valenza durante il Novecento, quando si caratterizza come distretto industriale orafo, cercando di individuare quelli che nel tempo si sono rivelati essere i suoi punti di forza, in modo da poterne trarre uno spunto progettuale, e quelli che sono stati i punti di debolezza.
L'obiettivo principale è stato quindi quello di ripensare alla città in maniera critica, soprattutto alla luce della recente crisi economica, e di proporne una nuova chiave di lettura, partendo da quella che è stata la storia più o meno recente.
Il lavoro si è svolto partendo dall'indagine storica, attraverso un'approfondita ricerca d'archivio, prendendo come punto di partenza le questioni legate al secondo piano d'ampliamento, periodo nel quale possiamo individuare l'inizio dello sviluppo industriale della città, fino alla variante n.40 dell'attuale piano regolatore. Non è stato approfondito il periodo precedente in quanto lo studio sulla struttura urbana della città fino a questo periodo è stata oggetto di studio della tesi di Laurea triennale, e quindi è stata presa per assodata.
Si è quindi proceduto presentando prima una panoramica della struttura economica e sociale della città, prestando particolare attenzione ai dati relativi al numero di imprese e alle persone occupate nei diversi settori economici, per poi procedere con lo studio dei piani, al fine di meglio comprendere quali sono state le motivazioni che hanno determinato certe scelte.
Parallelamente si è svolto un lavoro di indagine finalizzato alla ricostruzione degli immaginari che avevano guidato le scelte progettuali della città, delle ragioni che avevano portato a queste scelte, e di come effettivamente queste si siano concretizzate.
Per lo sviluppo di questa analisi si è fatto riferimento ad alcuni studi svolti negli ultimi anni sul territorio torinese, cercando di coglierne il metodo operativo e di applicarlo al caso di Valenza. Il ragionamento per immaginari ha permesso di fare un rapido confronto tra quella che è la città "progettata" e quella che è poi a tutti gli effetti la città costruita. Il punto che si è rivelato più complicato è stato quello, in un primo momento, di ricalibrare questo modo di operare dalla scala metropolitana a quella del centro urbano di medie dimensioni, cercando di individuare diversi tipi di priorità che possono guidare la progettazione di centri di questo tipo.
L'ultimo passaggio è stato quello di proporre degli scenari alternativi di sviluppo per il futuro della città, usando come supporto la ricerca storica e cercando di estrapolare da questa i punti di forza e i punti di debolezza che di volta in volta sono emersi. L'indagine storica, inoltre è servita per meglio comprendere la vocazione e i caratteri principali dei punti presi in esame, guidando anche in questo senso la progettazione.
Si deve poi tener conto delle particolarità presentate dal caso studio.
Da una parte Valenza presenta le caratteristiche tipiche di una realtà piuttosto diffusa sul territorio italiano: quella dei medi centri colpiti dal boom economico del secondo dopoguerra, che si sono caratterizzati in questo periodo come distretti industriali, e che hanno visto crescere i loro confini in maniera molto rapida durante gli anni sessanta.
D'altra parte la realtà valenzana, però, risulta singolare per il tipo di attività che si va ad insediare: quella orafa.
Questo tipo di attività ha fatto sì che gli introiti monetari fossero sempre piuttosto elevati, permettendo alla popolazione locale di vivere in maniera piuttosto agiata rispetto ad altre realtà locali.
La figura dell'operatore orafo è una figura piuttosto controversa: a metà tra la figura dell'artigiano e dell'operaio, si pone all'interno della società spesso anche come imprenditore. Questo tipo di figura professionale si consolida nella prima metà del XX secolo, in maniera piuttosto rapida: in un breve periodo molti di quelli che fino alla fine dell'Ottocento lavoravano nei campi, si trovano a maneggiare oggetti di alto valore economico, vedendo moltipllcare i propri introiti in maniera molto rapida.
Poco tempo dopo coloro che erano passati dai campi alla fabbrica erano gli stessi che a loro volta diventavano imprenditori. Più che di veri e propri imprenditori sarebbe più corretto definire queste personalità come imprenditori-operai, che spesso lavorano al fianco dei propri dipendenti. Questo fa anche sì che non si venga a generare un rapporto conflittuale tra operaio e datore di lavoro, tipico invece di molte altre realtà industriali.
Anche la figura del semplice operaio/artigiano è piuttosto particolare: si tratta di maestranze altamente qualificate che percepiscono uno stipendio piuttosto elevato rispetto a quello di un operaio di un qualsiasi altro settore (anche della stessa categorìa).
Con questo tipo di figura si è strutturata anche una realtà lavorativa piuttosto particolare, costituita ma numerose piccole imprese (si parla di più di 1.000 imprese che spesso non superano i 5 addetti, compreso il datore di lavoro), che lavorano in proprio o subordinate a ditte più famose. Il tipo di lavorazione e di struttura di lavoro permette di evadere facilmente le tasse, e il lavoro "in nero" è una realtà ormai consolidata. Il sistema delle piccole imprese, sebbene permetta maggiori guadagni derivati dalla minor trasparenza fiscale, dall'altra rende queste imprese poco competitive sui mercati internazionali: a costituire la loro fortuna è soprattutto l'originalità e la qualità del prodotto, non tanto l'organizzazione delle imprese.
Oltre a questo particolare settore produttivo si sono studiati anche gli altri presenti sul territorio, come quello calzaturiero (all'inizio del secolo scorso il nome di Valenza veniva associato più frequentemente a questo settore piuttosto che a quello orafo), al fine di comprendere le motivazioni che hanno portato a prevalere un settore piuttosto che un altro, e come queste dinamiche abbiano influenzato lo sviluppo urbano.
Uno dei problemi riscontrati durante la fase progettuale è stata quella di doversi confrontare con un territorio forse "troppo conosciuto". Doversi confrontare con la propria città di origine se da una parte permette di comprenderne meglio dinamiche interne, dall'altra comporta, nel momento in cui si deve cercare di dare una nuova immagine alla città, di doversi slegare da quegli stessi luoghi. Si deve cercare di fare un passo indietro e cambiare il punto di vista con il quale li si osserva: luoghi che ormai sono ben radicati nella nostra mente, che si portano dietro dei ricordi e delle emozioni, che hanno costituito una parte del nostro vissuto devono essere osservati con un occhio più critico, che cerchi di coglierne i caratteri, le potenzialità e i difetti, al fine di ricercare una soluzione differente da quella a cui si è abituati. La speranza non è necessariamente quella di attribuire un nuovo significato a quei luoghi: talvolta si rende necessario solamente valorizzarne i loro caratteri intrinseci, con l'obiettivo di ridare vita a oggetti che troppo a lungo sono stati trascurati.
In altri casi invece vi è la necessità di intervenire in maniera più impattante: a questo punto la progettazione diventa anche un mezzo per mettersi alla prova, per vedere se si riescono a trovare delle immagini alternative per quei luoghi a cui siamo ormai così affezionali (o con i quali invece da lungo tempo siamo in conflitto), e se si riesce a proporre delle soluzioni convincenti.
La scelta di affrontare questa tematica è stato in un certo senso anche una maniera per mettermi alla prova, per meglio comprendere come agire sul territorio e come muoversi tra i diversi enti pubblici, oltre che per capire cosa vuoi dire operare su un territorio che si conosce molto bene. Grazie anche alla guida dei miei Relatori mi è stato possibile affrontare un progetto in maniera più completa, riuscendo a coniugare veramente per la prima volta due discipline come quella storica e quella progettuale. Mi sono stati forniti gli strumenti per meglio comprendere certi fenomeni locali e per poter fare un confronto con realtà più vaste. In questo senso la tesi si è rivelata anche un'occasione di apprendimento e di approfondimento di alcune tematiche trattate in maniera meno dettagliata durante gli anni universitari.
Posso infine affermare che questa tesi non si pone solo come lavoro di ricerca, ma anche di apprendimento tramite l'applicazione diretta degli strumenti acquisiti durante il percorso universitario.
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