Elisa Battilani
Architettura galleggiante. Un progetto per gli East Docklands in Amsterdam.
Rel. Marco Trisciuoglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2010
Abstract
Il mio intento è mettere in relazione tre concetti che apparentemente potrebbero sembrare slegati.
Il concetto di eterotopia fu coniato dal francese Michel Foucault nel 1963 ne "Le parole e le cose. Un'archeologia delle scienze umane" laddove contrapponeva utopie ed eterotopie. Questo illustre filosofo ha cercato di dare una risposta a quei luoghi, meglio illustrati da lui come dislocazioni di spazi che esistono ma che non dovrebbero esistere, in quanto speciali rispetto agli altri. Foucault li chiama eterotopie e li definisce con queste parole: "quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l'insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano". Molto semplicemente si tratta di utopie che si sono fatte reali, concrete, tangibili, con le quali ognuno di noi può relazionarsi tutti i giorni. Alcune di queste eterotopie sono luoghi che fanno parte dello spazio comune che hanno la particolarità di condensare persone o categorie di persone in un luogo specifico, come le prigioni, i manicomi, i ricoveri per anziani, ma anche i drive in e le navi o addirittura i cimiteri. Altre eterotopie sono quelle del tempo che si accumula all'infinito, come i musei e le biblioteche, oppure del tempo che non intende eternizzare ma solo mostrare il suo lato più futile e passeggero, e queste sono la festa, le fiere, i villaggi vacanze. La nave secondo Foucault è l'eterotopia per eccellenza in quanto risponde coerentemente ai sei principi da lui enunciati nella conferenza tunisina Des espaces autres del marzo 1967 (tradotta con il titolo Eterotopie in 'Archivio Foucaulf, Milano Feltrinelli 1998). Primo principio: ogni cultura al mondo produce eterotopie; ogni cultura al mondo ha la necessità prima o poi di attraversare uno specchio d'acqua ed inventa la zattera. Secondo principio: ogni società può far funzionare in modo molto diverso la stessa eterotopia; a seconda delle caratteristiche ambientali e culturali, ogni popolo inventa un modo diverso di sfruttare e manovrare lo stesso oggetto, e la zattera che è lo strumento base ne è la prova. Principio terzo: l'eterotopia può giustappone diversi luoghi che sono tra loro incompatibili; oggi la nave più grande al mondo appartiene alla Royal Caribbean e può trasportare fino a 5400 passeggeri. Questa nave, come anche altre di minor capienza, è come un paese; condensa tante diverse funzioni e il suo successo sta nell'abilità e nelle regole che la governano in quanto riescono a soddisfare le esigenze dei passeggeri in un unico luogo dal quale non si può sfuggire una volta saliti. Quarto principio, la solidarietà delle eterocronie con le eterotopie: dalla a)-zattera piatta, b)-zattera concava, e)- piroga monoscorza, d)- piroga monòssile, e)- piroga doppia, f)- piroga ad un bilanciere, g)- piroga a due bilancieri al battello a vela (questa è una delle tre linee di sviluppo tracciate dall'etnologo svizzero George Alexis Montandon), e cosi via, ogni scoperta è una evoluzione della precedente idea. Quinto principio, è possibile accedere alla solo con autorizzazione, per cui è fondata su un «sistema d'apertura e di chiusura che al contempo la isola e la rende penetrabile» 2: la nave è proprio questo, un sistema che permette l'acceso solo tramite autorizzazione. Sesto principio: le eterotopie sono localizzate in un luogo reale e proprio per questo sottolineano quanto il luogo reale che ora ospita l'eterotopia in realtà reale non sia (Foucault porta l'esempio dello specchio): la nave come oggetto esistente è luogo in movimento, per sue caratteristiche intrinseche, che contiene una realtà che esula dal contesto in cui si trova, risultando cosi non reale.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Numero di pagine
Soggetti
A Architettura > AO Progettazione
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GD Estero
Corso di laurea
Capitoli
Ringraziamenti
Indice
PARTE I: saggio di ricerca
1. INTRODUZIONE ALL'ARGOMENTO
1.1 ETEROTOPIE-PIROSCAFI-ARCHE
Immagini
2. ARCHITETTURE STORICHE GALLEGGIANTI
2.1 IL PROBLEMA DELL'ORIGINE
2.2 QUANDO SI INIZIA A PARLARE DI ARCHITETTURE GALLEGGIANTI?
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3. PROGETTI CONTEMPORANEI
3.1 GLI ARTISTI SPERIMENTANO
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4. TECNOLOGIE COSTRUTTIVE
4.1 ALCUNI PROGETTI REALIZZATI
4.2 TRE TIPI DI FONDAZIONI: PALI, MISTA, GALLEGGIANTE
4.3 PROBLEMATICHE E REGOLE PERLE FONDAZIONI GALLEGGIANTI
4.4 IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE
4.5 I MATERIALI
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5. PROGETTI DA REALIZZARSI
5.1 PERCHE' PARLARE DI ARCHITETTURE GALLEGGIANTI? PERCHE' COSTRUIRE SULL'ACQUA?
5.2 UN NUOVO MODO DI VIVERE: È ORA DI UN CAMBIAMENTO. PROGETTARE LA NORMALITÀ
5.3 TRE ESEMPI
Immagini
Bibliografia, riviste e sitografia
PARTE II: il progetto
BREVE STORIA DI INSEDIAMENTO E SVILUPPO DELLA CITTA' DI AMSTERDAM
DISTRETTO ZEEBURG: AREA EASTERN DOCKLANDS
AREA DEL PROGETTO: ENTREPOTHAVEN
ANALISI DELLO STATO DI FATTO E SCELTA DEL TEMA PROGETTUALE
I PRINCIPALI MERCATI IN AMSTERDAM
ANALISI DEL MERCATO GALLEGGIANTE ASIATICO: IL CASO DEL 'DAMNOEN SADUAK' IN BANGKOK
CONFRONTO DEL MERCATO OCCIDENTALE CON QUELLO ASITICO
SCELTA DELLA SOLUZIONE CONCETTUALE PER IL PROGETTO
IL PROGETTO DEL MERCATO
COME E' NATO IL MASTERPLAN DELL'AREA DI PROGETTO
ILMASTERPLAN
LA 'CASAMADRE'
LE PIANTE
I PROSPETTI
CONFIGURAZIONE SETTIMANALE
VISUALI
ALLEGATI 1 & 2
CALCOLO DI MASSIMA PER IL DIMENSIONAMENTO DELLE FONDAZIONI GALLEGGIANTI
TAVOLE DI PROGETTO
Bibliografia
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