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Indagine su un territorio al di sotto di ogni sospetto : valle del fiume Belice : regesto socio-territoriale e progetto Parco del Terremoto ecologico e culturale del Belice

Civiletti, Gaia Ippolita

Indagine su un territorio al di sotto di ogni sospetto : valle del fiume Belice : regesto socio-territoriale e progetto Parco del Terremoto ecologico e culturale del Belice.

Rel. Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2010

Abstract:

PRESENTAZIONE "INDAGINE SU UN TERRITORIO AL DI SOTTO DI OGNI SOSPETTO"(CR) (CR) Il titolo prescelto per il regesto socio-territoriale proposto, riprende vistosamente il titolo del film "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto' diretto da Elio Petri, nel 1970. Come dice il protagonista - il singolare Capo della "Sezione Omicidi - "nell'atmosfera tutta dannunziana" di un delitto passionale volontario, Petri inquadra il tema del sopruso della politica, del potere e del relativo servilismo. Nel celebre e provocatorio film di Petri, il protagonista principale è un potentissimo funzionario di polizia e dunque un cittadino insospettabile; nella presente indagine territoriale capita esattamente l'opposto. Il Befice è un organismo socio-territoriale che, da un lato, si trova in una delle regioni italiane a più elevato rischio criminale; dall'altro, il suo "milieu" fu sconvolto da una traumatica serie di scosse telluriche nel Gennaio 1968 e la ricostruzione successiva ad un evento calamitoso rischia ovunque di innescare spregiudicate speculazioni fondiarie. Per questi due motivi, quindi, il territorio indagato è inevitabilmente di di sotto di ogni sospetto. Se il film si conclude con la citazione di Franz Kafkca: «Qualunque Impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano», riferita al cittadino al di sopra di ogni sospetto, qui. Oltre al titolo. Si ribalterà volontariamente anche il concetto kafkiano, che diviene quindi: il territorio d'indagine, "qualunque impressione faccia su noi, non è servo della legge, quindi non appartiene alla legge e non sfugge al giudizio umano". Ovvero: l'ambiente non deve subire la "nostra" legge (non è alla mercé della legge "umana, pianificatrice e consumistica" che l'Uomo stesso disegna ed impone) poiché, ricordando gli aforismi di John Ruskin, il territorio non ci appartiene, lo abbiamo in consegna e dobbiamo restituirlo intatto alle nuove generazioni; e, vigili quindi, non permetteremo ulteriori improbi scempi. Se il protagonista del film è colpevole ma resta impunito grazie ai suoi taciti collegamenti politici, qui, al contrario, si ribadisce come il territorio non sia ovviamente criminale di per sé ma metonimia edilizia del reo potere emergente dalla connivenza tra politica e mafia. Con questo messaggio si proietta perciò nel futuro l'obbligo morale del recupero del passato per dar vita ad un presente che diventi metafora di un "abitare sostenibile" da lasciare in eredità, improntato sulla cultura della tutela storico-ambientale ed ecologica del patrimonio territoriale.(CR) (CR) INTRODUZIONE(CR) (CR) "La ricerca architettonica e quella sulla città si sono evolute, nel tempo, secondo un percorso tutt'altro che lineare: il modo in cui architetti e urbanisti si sono messi in rapporto con le tradizioni del passato 90 il territorio è stato, anzi, assai mutevole e variegato. Per esplorare questo ambito di ricerca, è perciò indispensabile riferirsi alle distinte culture e visioni del mondo che ne hanno contraddistinto le diverse fasi e stagioni, analizzando le realizzazioni emblematiche e le pratiche ricorrenti come se si seguisse la trama di un racconto che, in ogni caso, non ammette né conclusioni né punti di arrivo definitivi'. Gli insegnamenti tratti dal Prof. Piergiorgio Tosoni e dal Prof. Agostino Magnaghio illustrano uno dei metodi di ricerca per la conoscenza della città e del territorio nel loro complesso, ben al di là del solo interesse per l'architettura intesa come puntuale prodotto edilizio. In quest'ottica dunque, la presente analisi della valle del Beiìce, mortificata da un terribile sisma nel lontano '68, si propone di ricucire l'intricato "mosaico belicino" composto da "secolari tessere storico-ambientali" con indispensabili riferimenti alle distinte culture, tradizioni e visioni del mondo che ne hanno caratterizzato le stagioni storiche. Ricordando le parole del Prof. Maurizio Carta, "Belice" vuoi dire intervento statale, sperimentazioni progettuali e di arte pubblica, successi e fallimenti, tensioni ed intenzioni". La lunga storia del "milieu" il belicino è difatti scritta di intensissimi fermenti sociali, culturali e politici, all'interno di una particolare trama territoriale che si distingue per la particolare ricchezza storico-ambientale ed enogastronomica e per un paesaggio a cui da secoli l'architettura è consustanziale. La vicenda della Valle del Belìce si inserisce in una particolare congiuntura storica poiché la rivoluzione industriale, nelle sue complesse evoluzioni, mette in crisi l'antica città storica mentre la città nuova, con le sue contraddizioni, diventa oggetto di scienza, centro di attenzione di tutti i meccanismi di controllo e di progetto del reale. Infatti, ricordando le parole del sociologo Henry Lefebvre, la città ed il territorio sono il luogo di tutte le scienze sociali. Ma a cavallo del meccanismi storico-politici, innescatisi decenni fa l'accelerazione improvvisa delle trasformazioni culturali, socio-economiche e tecnologiche tra gli anni '60 e '70 - un terribile sisma colpisce il Belìce. L'insieme di tutti questi eventi storici ne stravolge la struttura socio-territoriale tantoché la realtà dei belìcini, una volta tornati ad una normale vita quotidiana, non ha più nulla in comune con il quotidiano vissuto prima del terremoto. Dal Secondo Dopoguerra, l'indigente popolazione rurale del "Triangolo Maledetto" s'incammina in rivoluzionarie lotte sociali contro latifondisti - talvolta speculatori e mafiosi - detentori della terra e dell'acqua. Ma, da un lato, l'attraente calamità socio-economica delle grandi città industriali italiane e straniere, dall'altro, il repulsivo magnete di una riforma agraria iniqua, produce un forte esodo della popolazione rurale.(CR) Dopo il sisma del '68, il milieu belìcino è esposto ancora di più all'emigrazione ma viene travolto dall'immanente assenteismo statale e dalla forsennata speculazione edilizia. I fermenti sociali continuano ad infervorarsi ma, nonostante la popolazione rimasta si ribelli ai soprusi, una traumatica, estraniante e spaesante metamorfosi sconvolge l'intero organismo socio-territoriale che diventa fortemente eterotopo e quindi eterocronon. Negli anni '80, dopo un interminabile e misero vagare tra vecchi, "temporanei" e nuovi insediamenti, la popolazione ottiene le case ovvero abitazioni ricucite in un palpabile e disastroso risultato urbanistico, tracciato da rinomati pianificatori ed architetti dell'epoca.(CR) Oltre, si tenta poi di correggere gli errori del "master pian" della ricostruzione, con interventi puntuali sorti dalla risposta di illustri architetti ed artisti all'appello lanciato dai sindaci della valle, per la ricostruzione anche morale delle cittadine del Bel'ice. Ancora una volta, alla popolazione, già eterotopa ed eterocrona, viene imposta una morfologia urbana talvolta spaesante poiché estranea al contesto locale. Inoltre, sono numerosi i cantieri interrotti e lo stato di abbandono è desolante. Anche in questo caso, si ritiene che il territorio sia stato talvolta sfruttato più che valorizzato e ciò, nonostante le sue considerevoli risorse e potenzialità storico-ambientali. Purtroppo si è speculato ancora; e lo si continua a fare. Non solo nel BePice, non solo in Sicilia. Riprendendo le parole di Marcella Aprile, "Senza nulla togliere alla pietas per la tragedia umana", si deve considerare come, in effetti, il periodo della catastrofe sismica abbia rimesso in gioco un territorio siciliano fino a quel momento escluso da un significativo sviluppo economico. Un gioco che, volendo/nolendo, ha lasciato vistose e ripetute stigmati nel paesaggio belìcino. Perciò la storia del Beftce rappresenta per la pianificazione urbanistica e per il progetto di architettura, una guida essenziale, un monito da non dimenticare. Oggi, la valle belìcina è contrassegnata da pale eoliche innalzate da imprese colluse o comunque sospette. Si auspica, però, possano infine inserirsi nella storia del Befìce come ultima ferita territoriale concessa; si ritiene infatti che gli eolici, ormai già impiantati, possano essere tra gli ingredienti necessari ad una ricetta socio-ambientale ovvero il "Parco del Terremoto Ecologico e Culturale". L'obbiettivo del comprensorio ecologico ipotizzato è quello di preservare la magnifica vallata, tutelare l'accogliente popolazione belìcina e valorizzar quindi la memoria della sua importanto od educativa vicenda socio-territoriale. Il mezzo è quello di innestare varie azioni collettive, eco-compatibili e culturali che si ritiene possano influenzare in positivo anche gli aspetti meramente economici per contribuire almeno parzialmente alla forte disoccupazione della popolazione che, ancor oggi, continua ad emigrare. Si ritiene infatti Che Sia la popolazione Stessa a dover essere protagonista di un ecologico cambiamento socio territoriale che tuteli e preservi il milieu locale trasformandolo in una rete ecologico culturale, immaginando paesaggi possibili per ricostruire equilibri ecologici e restituire significato e valore a luoghi snaturati dall'intervento contemporaneo. Il contesto bellcino, completamente stravolto negli ultimi 42 anni, è un complesso di storie: storie di sopravvissuti costretti ad abbandonare le proprie terre, di nuove generazioni nate senza una città, di cittadini in cerca di sopravvivenza ma anche di identità; storie che si intrecciano con vicende politiche non sempre trasparenti, con l'immancabile speculazione a carico dei sinistrati, con scelte pilotate, ingiustificabili ritardi e dilazioni. Storie Che, però, si intrecciarono rapidamente con la creatività sociale e culturale, artistica ed architettonica mediante inedite relazioni, in ogni caso, tutte storie che si sono concretizzate in una miriade di siti e risorse storico culturali, oggi inseriti in un paesaggio di notevole bellezza, anagraficamente plurimillenario, le cui potenzialità non sono usufruite al meglio. Difatti, oltreché cantieri abbandonati, la Valle è ancora disseminata, oltreché di aree archeologiche Storicamente molto Significative, di località abbondanti di ruderi, reliquie e cimeli del patrimonio storico-ambientale Che giacciono talvolta come dimenticati. Diffuse e numerose sono le tracce nascoste degli insediamenti eterotopi; una miriade le opere artistico architettoniche, antiche o più recenti, non valorizzate, da tempo diventate "nuovo" rudere. Si ritiene però che almeno parte delle problematiche possano essere trasformate in risórsa al fine della riqualificazione del territorio. Non saranno difatti rare le incursioni in altri ambiti a volte anche apparentementi distanti da quello strettamente architettonico-urbanistico poiché la scoperta della profondità storica del territorio, in senso biologico, geologico, antropico, come ricordano Patrlck (Seddes e Lewis Mumford, è propedeutica alla sua interpretazione. Raccontare la storia della costruzione del paesaggio rende evidente che la trasformazione dei luoghi è un processo evolutivo il cui motore è costituito dai bisogni degli uomini ma anche dai sogni, dalle utopie, dai fallimenti, sempre sostenuto dalla forza degli ideali: sono gli ideali che tengono in vita gli insediamenti, le città, motivando la volontà e le azioni dei cittadini. Ricordando gli insegnamenti di L. Mumford, gli ideali del presente lavoro si spingono non verso il futuro probabile, basato sulle istituzioni e le autorità esistenti, le quali agiscono con lo stesso ritmo ed impatto del passato, ma verso il futuro possibile che comprende le potenzialità, imparando dal passato ma distinguendosi da esso, opponendogli un altro tipo di scelta, basata sull'organismo umano, i suoi scopi ed i suoi valori. La pianificazione ecologica tiene conto delle soglie di tollerabilità del sistema locale. Con questo obbiettivo dunque diventano strategiche le azioni finalizzate al coinvolgimento del sistema sociale nella costruzione delle azioni ed alla preventiva formazione ed informazione sui valori del paesaggio vivente.(CR) Riprendendo il pensiero di P.Geddes, le azioni non si risolvono in previsioni e comandi ma in una sorta di processo o meglio percorso educativo per il planner (il pianificatore) e soprattutto per il cittadino perché, ricordando le parole di L. Mumford, è necessario passare da un'economia monetaria ad un'economia della vita, poiché è tempo che la Valle del Belìce torni ad essere un milieu felice. I "Percorsi della Memoria" ipotizzati nel "Parco del Terremoto Ecologico e Culturale" ricalcano perciò le tracce eterotope della storia antica e più recente del milieu e sono volti a produrre una sinergia di "azioni virtuose" che sollecitino anche processi di crescita e diffusione della conoscenza e di responsabilizzazione nella gestione del territorio a livello locale: con un filo ecologico che si srotola da un gomitolo di azioni ed iniziative eco-compatibili, si tenterà di cucire la trama di un lungo viaggio culturale all'interno del facoltoso e labirintico tessuto storico-ambientale belìcino.

Relatori: Piergiorgio Tosoni
Tipo di pubblicazione: A stampa
Soggetti: U Urbanistica > UG Pianificazione del paesaggio
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GF Italia
Corso di laurea: Corso di laurea in Architettura
Classe di laurea: NON SPECIFICATO
Aziende collaboratrici: NON SPECIFICATO
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/1939
Capitoli:

CAPITOLO 1: ETEROTOPIA, ETEROCRONIA E MOMENTO ZERO(CR) (CR) 1.1 Dopo il Momento Zero: eterotopia insediativa(CR) 1.2 Prima e Dopo il Momento Zero: eterotopia culturale(CR) 1.3 Eterocronia del Trauma belìcino(CR) (CR) CAPITOLO 2: SECOLO PRECEDENTE IL MOMENTO ZERO: STASI DEL MILIEU (CR) 2.1 Periodo pre-Unitario(CR) 2.2 Periodo post-Unitario(CR) 2.3 Sud Nudo e Sud Alberato 2.4 L'ambito continentale e l'ambito costiero(CR) 2.5 II latifondo (CR) (CR) 2.6 Fatalismo (CR) (CR) 2.7 20 anni prima del Momento Zero: Secondo Dopoguerra (CR) (CR) 2.7.1 Prima della Riforma Agraria: resistenza e solidarietà (CR) - Riforma Agraria(CR) - Cassa del Mezzogiorno(CR) - Boom economico ed emigrazione(CR) - Il sud del miracolo economico (CR) (CR) 2.8 II tessuto insediativo belìcino (CR) (CR) CAPITOLO 3: I TERREMOTI DEL BELÌCE (CR) 3.1 Prima del Momento Zero: il "Terremoto d'Idee" (CR) (CR) 3.2 II Momento Zero: Terremoto tellurico (CR) (CR) 3.3 Dopo il Momento Zero: il "Terremoto di Stato" (CR) (CR) 3.3.1 110 anni successivi al Momento Zero: "Stato di Tensione" (CR) (CR) - Terremoto di emigrazione (CR) - Terremoto di tendopoli e baraccopoli (CR) - Il Terremoto di Idee persevera (CR) 3.3.2 I 10 anni successivi al Momento Zero: " Stato Fuorilegge"(CR) (CR) - Terremoto di Carta(CR) - Terremoto dei Tre Chiodi(CR) 3.4 Nei 10 anni dal Momento Zero: il "Terremoto dell'Urbanistica"(CR) (CR) 3.4.1 Terremoto organico, dal basso(CR) 3.4.2 Terremoto cartaceo, dall'alto(CR) 3.4.3 Terremoto Edilizio(CR) 3.5 10 anni dopo il Momento Zero: il "terremoto dell'Arte e dell'Architettura"(CR) (CR) 3.5.1 Terremoto di Identità(CR) 3.5.2 Terremoto di Densificazione Indeterminata(CR) 3.5.3 Terremoto delle opere artistico-architettoniche(CR) - Terremoto di Querce: naturale Genius Loci?(CR) - Terremoto di Cemento: artificiale Genius Loci?(CR) - Terremoto formalmente minimalista(CR) - Terremoto formalmente sperimentale(CR) 3.6 42 anni dopo dal Momento Zero: il "terremoto continua"(CR) 3.6.1 Terremoto del Terzo Paesaggio: "Parchi di Ruderi"(CR) 3.6.2 Terremoto del Terzo Paesaggio: "Non luoghi"(CR) 3.6.3 "Terre in moto": enti, associazioni e progetti socio-territoriali(CR) (CR) CAPITOLO 4: INQUADRAMENTO GEOGRAFICO / TERRITORIALE(CR) (CR) 4.1 L'ambito continentale della Sicilia occidentale: la Valle del fiume Belìce(CR) (CR) 4.1.1 Posizione geografica strategica(CR) 4.1.2 Risorse storico-ambientali(CR) A) Risorse ambientali(CR) B) Risorse storico-archeologiche(CR) 4.2 Tra l'ambito costiero e continentale della Sicilia occidentale(CR) 4.3 L'ambito costiero della Sicilia occidentale(CR) A) Risorse ambientali(CR) B) Risorse storico-ambientali(CR) 4.4 Risorse e collegamenti infrastrutturali(CR) 4.4.1 Rete autostradale e strade a scorrimento veloce(CR) a.4.2 Rete stradale(CR) 4.4.3 Rete ferroviaria(CR) 4.4.4 Reti ferroviarie dismesse(CR) 4.4.5 Rete portuale e aeroportuale(CR) (CR) CAPITOLO 5: INQUADRAMENTO SISMICO(CR) (CR) 5.1 Terremoti in Italia(CR) 5.2 Rischio Sismico(CR) 5.3 La sismicità storica della Sicilia occidentale(CR) 5.4 La sequenza sismica della Valle del Belìce(CR) (CR) CAPITOLO 6: INQUADRAMENTO STORIOGRAFICO(CR) (CR) 6.1 Periodo primitivo(CR) 6.2 Periodo arcaico-antico(CR) 6.2.1 Periodo pre-romano: Elimi, Sicarii e Greci(CR) 6.2.2 Periodo romano(CR) 6.3 Periodo medievale(CR) 6.3.1 Periodo barbarico, bizantino e arabo(CR) 6.3.2 Periodo normanno(CR) 6.4 Periodo moderno: svevi, angioini, aragonesi e borboni(CR) 6.5 Siti storico - archeologici Cenni storiografici(CR) 6.5.1 Epoca primitiva(CR) 6.5.2 Epoca arcaico-antica(CR) 6.5.3 Epoca medievale(CR) 6.5.4 Epoca moderna(CR) (CR) Capitolo 7: LINEE GUIDA DEL PROGETTO "PARCO DEL TERREMOTO ECOLOGICO(CR) E CULTURALE DEL BELÌCE" (CR) (CR) 7.1 "Parco del Terremoto Ecologico e Culturale del Belìce" in definizione(CR) 7.2 II Terremoto del degrado ambientale(CR) 7.3 II Terremoto Ecologico e Culturale(CR) 7.4 II Terremoto della Pianificazione Ecologica dal basso (CR) (CR) 7.5 II Terremoto di bellezza naturale (CR) (CR) 7.6 II Terremoto delle rete ecologica (CR) (CR) 7.6.1 Caratteristiche degli elementi costituenti la rete ecologica (CR) (CR) 7.7 "Parco del Terremoto Ecologico e Culturale del Belìce" (CR) (CR) APPENDICE: Sicilia, viaggio in un territorio al di sotto di ogni sospetto (CR) (CR) A) La regione (CR) B) L'eterogeneità storico-culturale del contesto e il "Grand Tour" (CR) (CR) C) Mafia e contromisure (CR) - Dalla "borsa nera" al banditismo (CR) - Dall'acqua e dalla terra alla politica (CR) - Dal cemento all'eolico (CR) - Dalle eccellenti indagini ai "Cadaveri Eccellenti" (CR) (CR) D) Irredimibile?

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