L'orto in città
Luca Riccati Di Ceva
L'orto in città.
Rel. Matteo Robiglio. Politecnico di Torino, Laurea course in Architecture, 2009
Abstract
Le città, oggi, hanno perso molto di quella logica culturale e industriale che anticamente le rendeva inevitabili e addirittura desiderabili, esse sono ormai quasi soltanto i luoghi dove la maggior parte di noi vive, non mantenendo più il loro ruolo di spazi di libertà e civiltà, ma divenendo semplici agglomerati di edifìci, centri industriali e di servizi, nel peggiore dei casi, rovine post industriali.
Sin da quando l'uomo ha creato le città, ha cercato anche di sfuggirne. Considerato quindi che la maggior parte dei cittadini, spesso, desidererebbe vivere in campagna, (che idealmente rappresenta il luogo dove ritrovare un contatto con la natura, essenziale per il proprio benessere), allora si può tentare di definire un percorso in grado di rispondere a questa aspirazione, ma soprattutto di creare città maggiormente sostenibili. Il che significherebbe rivedere la attuali politiche di pianificazione urbana, rompendo con la tendenza a sviluppare insediamenti compatti (in genere a scapito della presenza di verde), e contro interessi estremamente diversificati e radicati.
Oppure, in attesa del cambiamento prospettato e auspicato, si possono tentare altre strade, che valorizzino responsabilità e iniziative autonome e sviluppino una trama di spazi verdi fortemente interconnessa col tessuto edilizio, sociale, economico, ambientale. Orti diffusi, quindi, nell'ottica di migliorare la qualità urbana, assicurare un futuro di stabilità ed evitare il collasso, soprattutto di ricreare quelle relazioni umane che sono sempre state il fulcro della vita cittadina (la città nasce ed è prima di tutto un luogo di relazioni umane).
Quel che si vuole qui proporre è perciò solo una riflessione sulle modalità e tecniche di agricoltura urbana, nei loro aspetti pratici e nelle implicazioni specifiche, mostrandone potenzialità e benefici, soprattutto evidenziando come il cambiamento non nasca solo da grandi iniziative e forti istituzioni, ma anche dalle persone, nuovamente responsabili della produzione del proprio cibo e della definizione dei propri spazi, coscienti dell'importanza della sostenibilità di ogni gesto, anche il più semplice, e della condivisione.
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