L'inquinamento luminoso: problematiche, normative e tecnologie di controllo
Francesco Cannalire, Virginia Palumbo
L'inquinamento luminoso: problematiche, normative e tecnologie di controllo.
Rel. Chiara Aghemo. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2009
Abstract
Introduzione
Prima di introdurre il problema dell'inquinamento luminoso e spiegare come abbiamo realizzato il nostro lavoro è opportuno chiarire brevemente quali sono i fini che ci siamo posti all'inizio del nostro percorso. Il nostro obiettivo principale, nella redazione di questo lavoro, è quello di cercare di capire come le lessi italiane ed europee trattano il problema dell'inquinamento luminoso, e come, a fronte di queste normative, i produttori di apparecchi di illuminazione, abbiano adeguato la loro offerta e, dove possibile, come fanno a far fronte alle numerose normative, spesso molto diverse tra loro. Detto questo, la nostra ricerca è iniziata cercando di capire in cosa consiste l'inquinamento luminoso, per poi arrivare ad analizzare nella maniera più completa possibile le leggi atte a contrastarlo, valutando, infine, se c'è stato un adeguamento reale del mercato, con la creazione di nuovi apparecchi, o il miglioramento di quelli sia in commercio.
In questa introduzione affronteremo, genericamente, il fenomeno dell'inquinamento luminoso che inizia ad essere riconosciuto a livello internazionale a partire dasli ultimi decenni del secolo scorso. Testimonianza di questo interesse è la nascita di numerose associazioni, come ad esempio l'International Darle Sky (IDA), e la promulgazione di alcune lessi, come quella a tutela dell'osservatorio astrofisico delle isole Canarie (Spasna), sia alla fine desii anni 80. In Italia, la maggiore associazione per la lotta all'inquinamento luminoso, GeloBuiO, nasce alla fine degli anni 90, come anche la prima lesse regionale in materia, quella della regione Veneto emanata nel 1997.
Nel 1999, durante una conferenza dell'Onu a Vienna, nell'ambito di un uso pacifico dello spazio, si raccomandava agli Stati di limitare l'inquinamento da fonti luminose diretto verso il cielo, e nel 2002 le associazioni di astronomi, ed anche astrofili, hanno richiesto all'Unesco di avviare il procedimento per dichiarare il cielo notturno patrimonio dell'Umanità.
La crescente espansione delle città ha portato alla continua estensione degli impianti di illuminazione cittadina che sta portando ad una progressiva scomparsa del cielo notturno. Nelle vicinanze dei maggiori centri urbani, o nei pressi di strutture industriali o impianti sportivi importanti, risulta sempre più difficile osservare il cielo, anche con strumenti sofisticati come quelli desii osservatori astronomici, ed è per questo che i più importanti hanno scelto di localizzarsi in siti lontani, spesso anche in altri continenti, ad esempio la Specola Vaticana ha scelto di localizzare il proprio telescopio a Tucson (Arizona).
Per comprendere in maniera più diretta come il problema dell'inquinamento luminoso si stia diffondendo, e si sia diffuso in passato, abbiamo ritenuto opportuno riportare delle immagini esemplificative redatte dal Rapporto Istil 2001, pubblicato dall'Istituto di scienza e tecnologia dell'inquinamento luminoso di Thiene (Vicenza).
Queste immagini rendono chiaramente visibile il problema sia ad un primo impatto. Basta osservare questa rima immagine satellitare per rendersi conto di quanto l'inquinamento luminoso sia un problema diffuso su scala globale, con punti in cui raggiunge una diffusione allarmante, come ad esempio la costa occidentale degli Stati Uniti, il Giappone o l'Europa intera.
- Abstract in italiano (PDF, 396kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 403kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
Tipo di pubblicazione
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