IL TEMPO COME ARTEFICE DELLA COMPLESSITA' URBANA : LA TRASFORMAZIONE DELL'ISOLA DI SANTA PELAGIA DALLE ORIGINI AL PROGETTO DI RECUPERO
Cristina Rubinato
IL TEMPO COME ARTEFICE DELLA COMPLESSITA' URBANA : LA TRASFORMAZIONE DELL'ISOLA DI SANTA PELAGIA DALLE ORIGINI AL PROGETTO DI RECUPERO.
Rel. Agostino Magnaghi. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture (Rehabilitation And Revaluation), 2009
Abstract
L'elaborato si propone come obbiettivo principale lo sviluppo di una proposta progettuale all'interno del centro storico torinese; nello specifico l'intervento si configura come un'opera di rifunzionalizzazione, ma soprattutto di riqualificazione di un'area oggi poco sfruttata in tutte le sue potenzialità. L'oggetto della tesi è l'isolato di Santa Pelagia, uno dei tanti episodi del reticolo urbano costituito dal tessuto storico del centro urbano della città di Torino; esso è situato nella zona periferica del Borgo di Po, dietro la cortina di palazzi che delimitano il perimetro della Piazza Carlina, in prossimità dell'asse principale, di tutta la zona costituito dalla via Po.
L'area si trova, quindi, in una zona particolarmente interessante, in quanto essendo appunto una delle parti più antiche della città, porta i segni di tutti processi di trasformazione che l'hanno attraversata nel corso dei secoli, dai cambi di potere, all'applicazione di piani regolatori fmo alle minime tracce lasciate dai singoli cittadini. La storia e gli eventi suoi costituenti sono leggibili nelle facciate continue dei palazzi allineati lungo gli assi ortogonali che definiscono il medesimo isolato e nella stessa consistenza dei materiali e delle tecniche costruttive, che ne hanno permesso la realizzazione. Allo stesso modo non è di minore importanza ciò che si nasconde dietro la cortina dei prospetti principale, anzi, sovente i cortili interni, proprio perché situati in un luogo poco visibile, sono stati soggetti a manomissioni di maggiori proporzioni, di più facile individuazione, e l'oggetto da me esaminato rientra in tale casistica.
La scelta dell'Isola di Santa Pelagia è emersa dalla considerazione che, per quanto essa sia ricca di edifici di rilievo storico e architettonico, passa quasi inosservata se paragonata alle altre numerose emergenze di questo tipo presenti nell'area. Questo fatto è dovuto principalmente alla posizione del lotto che, nonostante sia situata su un'asse importante, quale via San Massimo, rimane nella condizione di quinta scenografica di secondo piano della vicina Piazza Carlina. Proprio l'edificio di maggior pregio ed importanza nell'area, la chiesa omonima, opera dell'architetto Filippo Nicolis di Robilant, costituisce il fondale della via di Santa Croce, collegamento visivo e fisico diretto con il vuoto urbano. Sebbene il fronte principale si differenzi notevolmente dai palazzi circostanti, rimane quasi inglobato tra di essi, in quanto allineato a filo con l'asse stradale di via San Massimo.
Per tali ragioni l'isolato rimane dall'esterno un episodio anonimo tra i tanti che contribuiscono a creare il reticolo della maglia urbana torinese, all'interno invece si sviluppa un articolato complesso di edifici del tutto nascosti dalla cortina dei prospetti affacciati sulle via San Massimo, Maria Vittoria, delle Rosine e Giolitti.
Se già all'esterno le facciate si presentano uniformi solo per quanto riguarda l'allineamento stradale, dietro di esse la situazione è ancora più variegata: l'isolato, dall'epoca della posa della prima pietra nel suo perimetro fino ai primi anni del Novecento, è stato soggetto ad una continua successione di interventi di trasformazione e di ampliamenti che ad oggi l'hanno portato ad essere densamente costruito, con scarsi metri quadrati della sua superficie lasciati a cielo aperto.
In conseguenza di ciò l'intento primario è stato quello di procedere con una proposta che avviasse una riqualificazione generale di esso che ne facilitasse l'accesso dall'esterno e ne permettesse una maggiore fruibilità in tutte le sue parti. Il pretesto è costituito dall'inserimento di una residenza universitaria in una manica in disuso localizzata all'interno dell'isolato, chiusa su due lati dagli edifici adiacenti. Questo edificio, situato nel cuore dell'isolato, insieme con l'antistante retro di Santa Pelagia, diventa il perno su cui incentrare il recupero dell'area. L'analisi dei singoli elementi ha portato ad evidenziare le caratteristiche pregnanti di ciascuno di essi e quelle importanti in relazione alla visione complessiva dell'area e alla rete di rapporti che li legano gli uni agli altri. Quest'ultima componente è stata quella che ha conferito l'impronta decisiva all'impianto progettuale: considerando il fatto che l'oggetto trattato era un insieme di differenti costruzioni, connesse tra loro, ma ognuna dotata di una sua propria autonomia ed unicità, l'obbiettivo è stato quello di preservare tali caratteristiche, evidenziando, però, in primo luogo le relazioni esistenti tra una struttura e l'altra. Tale decisione è emersa dalla natura stessa dell'intervento che si configura come un'opera di rifunzionalizzazione di soli due edifici, ma allo stesso tempo non può prescindere dal contesto circostante, soprattutto in quanto esso è così strettamente legato in senso fisico e visivo ad essi. L'insediamento della nuova funzione si sviluppa, quindi, di pari passo con l'intervento di recupero generale, in quanto ogni scelta operata per l'adeguamento del singolo edificio è valutata anche all'interno del più ampio complesso di relazioni presenti tra esso e quelli circostanti. Il dialogo tra le facciate storiche, lo schema distributivo dei percorsi, i materiali che è possibile ritrovare nelle differenti strutture e quelli che, invece, si discostano del tutto, sono le componenti imprescindibili da cui si è deciso di procedere per la realizzazione di un'opera che in alcuni casi ne evidenziasse la presenza e in altri la mitigasse a favore di una più chiara lettura dell'assetto generale del complesso di costruzioni. In conclusione si può affermare che le linee guida principali del progetto sono state la volontà di conferire una nuova dignità alla chiesa di Santa Pelagia, elevandola ad un ruolo di pari importanza rispetto alle costruzioni dello stesso tipo presenti nell'area circostante e il conseguente desiderio di recuperare una struttura storica in stato di abbandono e fortemente degradata, parte integrante del contesto legato all'edificio religioso citato sopra. Tutto ciò realizzato nel rispetto della preesistenza, con, però, il fine ben chiaro, di renderla di nuovo fruibile dall'utenza in ciascuna delle sue potenzialità nascoste, in ottemperanza delle esigenze dell'individuo moderno.
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