Da favela a quartiere. Proposta di integrazione urbana per la favela Ba-Mutinga, Osasco, Brasile
Andrea Rosada, Arianna Casale, Marina Castrovillari
Da favela a quartiere. Proposta di integrazione urbana per la favela Ba-Mutinga, Osasco, Brasile.
Rel. Delfina Comoglio Maritano, Marco Simonetti. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2009
Abstract
La nostra esperienza in Brasile si è svolta nell'ambito dell'accordo di cooperazione tra II Centro di Ricerca e Documentazione in tecnologia e architettura e città nei paesi In via di sviluppo del Politecnico di Torino e il Municipio di Osasoo. Abbiamo lavorato insieme agli architetti, ingegneri e assistenti sociali della Secretarla de Habitacao, con loro slamo andati sul campo e abbiamo potuto toccare con mano I problemi delle favelas, le tecniche e le priorità di intervento, molto diverse da quelle della città formale.
Ciò che caratterizza un insediamento abusivo è la sua ubicazione in una zona a rischio e dannosa per la salute. È un rifugio per chi è stato sloggiato da eventinaturali come cicloni, erosioni e alluvioni o da quel recente generatore di Insicurezza che è lo sviluppo. Gli insediamenti informali si trovano quindi su aree dirifiuti tossici e cronici cedimenti del suolo.-A Sao Paulo, nel 1990 sono state fattedelle indagini geomorfologiche che hanno rivelato che circa una quarto delle favelas paulistane si trova su siti pericolosamente erosi, mentre tutte le altre suripide pendici e sponde pluviali soggette a erosione. Quelle di Rio de Janeiro sono costruite su terreni altrettanto instabili, su pendici che subiscono frequenti smottamenti con conseguenze molto gravi per la popolazione.
Esistono città ricche che sono state costruite su terreni pericolosi, come il caso dì Los Angeles e Tokyo. Il rischio geologico e meteorologico, in questi casi, viene notevolmente ridotto e controllato grazie agli investimenti degli Stati, che costruiscono opere di alta ingegneria per controllare il fenomen o delle inondazioni e insieme a questo, sovvenzionano assicurazioni contro gli incendi e i terremoti e garantiscono riparazioni e ricostruzioni residenziali in caso di danni estesi. Nei paesi del terzo mondo, dove esistono favelas e slum privi di infrastrutture, di acqua potabile e di latrine, difficilmente saranno difesi dai rischi geologici con costose opere pubbliche.
Oltre ai rischi naturali vanno anche tenuti in considerazione i nuovi pericoli artificiali, formati dall'incrocio tra povertà, Industrie tossiche, traffico e infrastrutture fatiscenti. Tutto questo ha portato in passato a situazioni drammatiche, soprattutto nelle megalopoli dei paesi in via di sviluppo. Si può citare come esempio l'esplosione nel 1984 di un gasdotto a Cubatao, la "Valledell'Inquinamento" di Sao Paulo, dove morirono più di 500 persone bruciate in unafavela adiacente.
Con Paesi in via di sviluppo vengono intesi i paesi poveri, che formano il Terzo Mondo. Sono quei paesi non ancora industrializzati o quelli che presentano condizioni di vita che non offrono opportunità.
"Oggi dovremmo essere più radicali e, fatti salvi tutti i doverosi impegni daindirizzare per migliorare le condizioni di vita non accettabili, dovremmo pensare che tutti i paesi devono considerarsi in via di sviluppo, di uno sviluppo che possa essere esteso e sostenibile per tutti: i paesi che oggi definiamo sviluppati lo sonosecondo modelli che paiono non sostenibili, e di conseguenza anch'essi devono essere considerati Paesi in via di sviluppo, ma di un altro sviluppo rispetto a nuovi obiettivi. Non possiamo parlare di sviluppo se a questo non sono associati miglioramenti delle condizioni di vita di tutti." (prof. Gianfranco Cavaglià, 2005)
- Abstract in italiano (PDF, 128kB - Creative Commons Attribution)
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Relatori
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