Champorcher: un progetto architettonico per un rilancio turistico
Jean Luc Portè
Champorcher: un progetto architettonico per un rilancio turistico.
Rel. Enrico Moncalvo, Chiara Devoti. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
II soggetto scelto per questo lavoro di tesi riguarda il grande tema dell'architettura alpina. Un dibattito, il costruire in montagna, che prosegue "ormai dagli inizi del XX secolo, non trovando ancora oggi una soluzione efficace o una metodologia adeguata per una corretta progettazione in ambito alpino.
Bisogna puntualizzare che questa tesi, utilizzando un preciso metodo di analisi storico-territoriale, propone un metodo di base da cui partire per un progetto in ambiente montano, che valorizzi le caratteristiche tipiche degli insediamenti autoctoni tenendo ben presente anche la salvaguardia e la valorizzazione del territorio. L'idea progettuale della tesi, senza dubbio, non si pone come l'unica soluzione adatta al sito analizzato, la sola che potrebbe essere costruita in quel determinato luogo: il progetto architettonico è frutto di una interpretazione delle conoscenze acquisite, una rielaborazione soggettiva delle peculiarità territoriali che possono sfociare in molteplici soluzioni.
"Fa' attenzione alle forme con cui costruisce il contadino. Perché sono patrimonio tramandato dalla saggezza dei padri. Cerca però di scoprire le ragioni che hanno portato a quella forma. Se i progressi della tecnica consentono di migliorare la forma, bisogna sempre adottare questo miglioramento, f...]." Adolf Loss
In primis, bisogna distinguere alcuni concetti utilizzati all'interno della tesi. La definizione di architettura tradizionale, di architettura rurale, di architettura vernacolare (in campo internazionale), piuttosto che di architettura rusticana (termine utilizzato da Camillo Jona nel 1918) hanno connotazioni in parte simili, ma con sfumature diverse. L'architettura rurale, nelle sue forme autoctone, è un'espressione nata da una cultura povera, caratterizzata da una matrice culturale di derivazione agropastorale. I manufatti sono spesso realizzati con materiali reperiti sul posto (legno, pietra, terra, ecc.) e hanno funzione di abitazioni, stalle, fienili, locali perla trasformazione e la conservazione dei prodotti, recinti, ecc. Le soluzioni tecniche sono essenziali, e al tempo stesso di grande efficacia, funzionali, per consentire un utilizzo efficace di tutte le risorse ambientali.
Il Decreto Ministeriale del 6 ottobre 2005 del Ministero per i beni e le attività culturali, definisce nell'arti le tipologie di architettura rurale: edifìci ed insediamenti, realizzati tra il XIII e il XIX secolo, che siano testimonianze significative, nell'ambito dell'articolazione e della stratificazione storica, antropologica ed urbanistica del territorio, della storia delle popolazioni e delle comunità rurali, delle rispettive economie agricole tradizionali, dell'evoluzione del paesaggio. Rientrano nelle predette tipologie, costituendone parte integrante, gli spazi e le costruzioni adibiti alla residenza ed alle attività agricole. Vi rientrano altresì le testimonianze materiali che concorrono alla definizione di unità storico-antropologiche riconoscibili, con particolare riferimento al legame tra insediamento e spazio produttivo e, in tale ambito, tra immobili e terreni agrari.
L'architettura rurale, difatti, è nata e si è sviluppata seguendo i più rigorosi principi funzionalisti e utilitari, progredendo nelle sue manifestazioni come una conseguenza logica scaturita da evidenti necessità pratiche. Nella storia dell'edilizia rurale si possono leggere ancor oggi le tappe della civiltà umana e osservare vivi e tangibili i rapporti tra i materiali impiegati, le necessità pratiche risolte, le condizioni economiche rispettate e le forme adottate. Quindi vi è una congruenza nella definizione di architettura tradizionale, rurale, e vernacolare; termini legati insieme da quella cultura agricola che caratterizzava il territorio alpino fino alla fine del XIX secolo.
L'architettura rusticana invece aggiunge una caratteristica in più all'architettura rurale: il termine rustico identifica quel carattere di essenzialità, di semplicità, che caratterizza la maggior parte degli edifici rurali. Le architetture rusticane sono prive di qualunque tipo di decorazione o di abbellimenti, mostrando all'osservatore quel carattere di naturalità e genuinità che pervade tutta la costruzione.
La scelta del sito come collocazione per l'opera architettonica è scaturito dal mio luogo di residenza, la Valle d'Aosta, ma anche dal bisogno effettivo di rilanciare un luogo da me frequentato da sempre, Champorcher, una realtà che meriterebbe sinceramente di essere valorizzata. Non a caso, come vedremo, il re Vittorio Emanuele II era solito passare i mesi estivi in questi tèrritori, come pure Adriano Olivetti, presidente dell'omonima industria che promosse la costruzione della carrozzabile nella vallata. Nell'ultimo decennio, la crisi generale del turismo di massa, legato alla scarsità di offerta turistica della zona, caratterizzata per di più da seconde case di villeggiatura, hanno portato via via alla perdita di sviluppo turistico nella Valle di Champorcher. Questo progetto architettonico vuole quindi prefigurarsi come un opera di valorizzazione, sia culturale che turistica, di una realtà montana che sta lentamente perdendo quell'identità rimasta invariata per secoli che senza interventi mirati può scomparire nei meandri del tempo.
Il primo passo dunque per iniziare l'approccio progettuale ad un territorio così caratteristico, è l'analisi storico sociale della valle. In primis, le fonti documentarie di matrice archivistica, cartografica, bibliografica e iconografica, costituiscono nel loro insieme, un valido supporto strumentale per una conoscenza del territorio. In seguito un'attenta analisi della realtà quotidiana, gli usi del territorio, le loro peculiarità, e come sono variate nei secoli devono essere il secondo passo. Bisogna sempre tenere presente che lo scopo della ricerca è l'indagine della struttura del territorio storico, volto a individuare quella complessa rete di interrelazioni sistematiche che oggi consentono di portare alla luce quei caratteri d'identità locali, lasciati nascosti a lungo. La ricerca è stata condotta su due fronti: da una parte il segno antropico della strada carrozzabile, un segno molto recente ma che ha comportato il cambiamento radicale nella vallata, dall'altro il passaggio di un canale irriguo, che persiste come segno antropico forte nel territorio.
- Abstract in italiano (PDF, 161kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 151kB - Creative Commons Attribution)
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