L'arte dell'immateriale: l'influenza dell'arte visiva nell'architettura virtuale
Roberta Francone
L'arte dell'immateriale: l'influenza dell'arte visiva nell'architettura virtuale.
Rel. Anna Marotta, Davide Borra. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
L’ingresso dell’architettura all’interno della dimensione digitale ha comportato continue modifiche, investendo tutti i vari ambiti della disciplina, dall’idea alla rappresentazione, dalla comunicazione alla realizzazione e fruizione del progetto.
Questo lavoro ha voluto identificare i settori che il passaggio dal paradigma meccanico a quello elettronico ha coinvolto, definendo delle macro categorie, tanto strumentali quanto concettuali, differenti nel tempo ma al contempo intersecate: l’utilizzo strumentale del computer e dei programmi CAAD per la rappresentazione dell’idea di progetto; il sistema ideativo in cui i software adottati acquistano una forte valenza progettuale; il sistema utopico, all’interno del quale si collocano tutte quelle architetture irreali e intangibili, che si svincolano dall’ambito della materializzazione dell’oggetto architettonico.
A queste tematiche, di cui si sono investigati gli aspetti sia dal punto di vista puramente formale sia conformativo, si è affiancato un discorso parallelo e intersecante con l’arte. Ossia si è cercato di individuare delle influenze che nelle varie forme artistiche “pittura, scultura e installazioni” abbiano potuto più o meno consapevolmente incidere nella Virtual Architecture.
Il presupposto è stato quello di comprendere come il progettista di mondi virtuali potrebbe essere suggestionato o informato da tutte le forme artistiche che nei secoli si sono succedute, ricercando anche quei momenti in cui la cultura visiva ed architettonica erano state in passato legate.
Indicando quindi tre grandi famiglie, quali il “CAD 2D”, “l’architettura free-form” e “l’’architettura della In-formazione”, di quest’ultima sono stati a sua volta proposti ed individuati i caratteri fondamentali, in grado di esplicare al meglio le varie sfaccettature di questa “nuova” architettura.
Sono stati quindi esaminati l’informazione, le interconnessioni, l’interattività, l’interfaccia, la multidimensionalità, la sensorialità, i mondi virtuali e l’architettura autogenerativa. E per ciascuno si è cercato di rintracciare dei possibili legami con l’arte visiva.
Successivamente sono stati presi in esame in caratteri specifici e peculiari dell’architettura virtuale, analizzando metodologie progettuali che adottano il computer come generatore di forme e luogo di riflessioni teoriche.
Nella fase finale si sono rintracciati gli esisti in cui l’arte e l’architettura si sono unite attraverso l’esperienza di grandi architetti contemporanei, i quali chi dichiaratamente chi no, sono sconfinati oltre i limiti della disciplina architettonica, senza problemi di ambiti predefiniti e rigide divisioni disciplinari, tra scultura e architettura, fondendo i linguaggi all’interno di una sensibilità plastica che produce forme, non importa se statue o architetture.
Al termine si è analizzata la storia della rappresentazione dell’architettura, dalla codifica della prospettiva passando per il digitale, fino al virtuale, per cercare di dare delle indicazioni che, dalle suggestioni artistiche rintracciate durante il percorso, permettessero di teorizzare la rappresentazione dell’architettura virtuale, che non è da intendersi come quella osservata su di un monitor, ma in cui caratteri quali la compresenza, l’interattività e l’immersione la costringono a rinnovare il proprio linguaggio rappresentativo, in quanto strumento di conformazione.
Relatori
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