L'architettura e il territorio di Salza Irpina. Analisi delle trasformazioni urbanistiche dell'Ottocento
Annalisa Vera Capozzi
L'architettura e il territorio di Salza Irpina. Analisi delle trasformazioni urbanistiche dell'Ottocento.
Rel. Laura Antonietta Guardamagna. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
Il luogo come depositario dei valori della memoria storica e dell'identità di una comunità.
Aldo Rossi, nel suo libro "L ' architettura della città", afferma che "la città è il locus della memoria collettiva".
Antonio Monestiroli in "La metopa e il triglifo" aggiunge che "la città è il luogo della conoscenza di sé, dei valori dell'uomo e della propria identità".
Leonardo Benevolo, ne "La città nella storia d'Europa", dichiara ancora che la conservazione del patrimonio materiale di ogni città è necessaria per non perdere una serie di valori, accessibili soltanto per una via, ovvero attraverso l'identità dei luoghi in cui viviamo.
Anche Lynch, infine, sintetizza il rapporto tra identità e identificazione con una frase: "Io sono qui" regge "io sono", proprio a voler sottolineare quanto l'identità di un luogo sia strettamente legata all'identità personale.
Il ruolo dello spazio urbano nella formazione dell'identità individuale è appunto quello di favorire una continuità di legami emotivi con i luoghi che costituiscono lo scenario della vita quotidiana di ogni essere umano.
Da sempre, infatti, i luoghi che abitiamo sono come degli appigli a cui attacchiamo i nostri ricordi personali, i nostri valori e i nostri sentimenti; oltre ad essere un'ancora per non perdere il legame con il passato ed un mezzo per creare una stretta coesione tra memoria personale e collettiva.
L'identità sociale, dunque, tende a coincidere con l'identità di un luogo. Perché questo accada però, ogni luogo deve essere dotato di un proprio carattere "unico" e "particolare" che lo porti ad essere riconoscibile e distinto da qualsiasi altro; ogni luogo deve, in pratica, avere quel qualcosa in più, deve farsi portavoce di una serie di valori legati ad un unico grande denominatore: il Tempo.
Ogni luogo infatti non è un soggetto statico, ma; ha subito dei profondi cambiamenti nel corso della storia, si è evoluto, ha cambiato la sua funzione, ha perso dei significati acquistandone di nuovi, ma alla fine è sopravvissuto a qualsiasi trasformazione, ripresentandosi con nuovi scenari e portatore di nuovi valori.
Si può dunque affermare che la struttura della città o di un suo singolo fatto urbano (un edificio, un monumento, una strada...), intesi come luoghi dell'abitare quotidiano, è costituita, oltre che dalla sua forma e dalla sua funzione, anche e soprattutto da un'insieme di valori aggiunti che ci permettono di andare oltre la sua materialità alla ricerca di un significato più profondo, quasi "intimo", che ci permette di identificarci con i luoghi stessi, di sentirli nostri e di considerarli come lo scenario della nostra vita.
Questi valori sono: l'esperienza, la storia e la memoria.
E' / esperienza, uno di questi valori, il più diretto, che ci permette di andare oltre informa fisica di un luogo o di un fatto urbano, e caricarlo di significato, rendendolo identificabile. Infatti, rendere identificabili i luoghi legati alla nostra infanzia ai vari momenti della nostra vita ai quali diamo un valore particolare, piuttosto che ai racconti dei nostri genitori e dei nostri nonni, è un processo naturale e continuo che fa parte della fruizione diretta ed esistenziale dei luoghi stessi. Anche l'architettura, intesa nella sua totalità, in quanto sempre specificamente pensata per un determinato luogo, è soggetta a questi meccanismi di identificazione dell'identità collettiva con il luogo stesso su cui si innesta.
Il luogo infatti, è uno stato di fatto, un a priori che si è formato nel corso della storia e come tale preesiste a qualsiasi progetto ed è, allo stesso tempo, già portatore di valori a se intrinseci. Esso, nel rendersi edificabili, costituisce l'appoggio materiale dell'architettura, dove questa si impianta, pone le sue radici, e con cui si misura durante il suo sviluppo, traendone la sua forma e la sua identità specifica attraverso un processo di contestualizzazione, che la porta a caricarsi di quei significati e dì quei valori che sono strettamente legati al luogo stesso; Sempre Monestiroli scrive che la forma di ogni architettura "deve essere rappresentativa di un'identità* di valori, di una cultura dell'abitare,., in modo da, generare, attraverso questo riconoscimento, quel! 'orgoglio civico che fa degli abitanti di una città un corpo collettivo".
In realtà» tra questi due mondi, il naturale e l'artificiale, sì creano una serie di corrispondenze e dipendenze, per cui entrambi sì condizionano reciprocamente. Infatti, ogni qual volta un'architettura pone le sue radici in luogo, oltre a caricarsi dì una serie di significati legati al luogo stesso, essa a sua volta lo trasforma irrimediabilmente, rimodellandolo dal punto di vista fisico e completandolo nel senso e nell' identità. Ciò è facilmente intuibile se sì considera che i cambiamenti e le trasformazioni apportati oggi ad un paesaggio costruito, saranno pregiudicanti anche per le generazioni future in quanto influenzeranno irrimediabilmente i loro modi di vivere e percepire i luoghi, per molti e molti anni.
È utile citare, a questo punto, ancora il Monistiroli, il quale scrive: "il progetto di architettura si radica in un luogo. Assume e conferisce senso a un luogo. Assume le condizioni del luogo in cui si colloca, che siano le regole della costruzione urbana o i caratteri del paesaggio naturale. Le trasforma nel momento in cui la nuova costruzione lega a sé tali regole, o caratteri, in una nuova unità".
In realtà l'identità vera di un luogo non è tanto data dalla fruizione che si ha di esso, in quanto l'esperienza è pur sempre un fattore personale e soggettivo. Allo stesso modo, anche la forma, gli usi e le funzioni di un luogo, possono variare a seconda dell'esigenze e in qualsiasi momento storico. E la Storia che costituisce il suo carattere individuante e crea una identità collettiva, anche se questa storia spesso è deformata in funzione di contenuti oscuri e miti collettivi. Perciò è più giusto parlare di una memoria antica, fatta di storie, favole e leggende che formano questa rete di relazioni con lo spazio urbano. Questa memoria è rintracciabile attraverso le testimonianze materiali degli edifici, delle vie, dei paesaggi, concepiti come "avvenimenti» localizzabili (l'architettura si identifica nell'avvenimento che rappresenta), legati al sito in cui viviamo. Le città sono piene di queste tracce, testimonianze di questa memoria: monumenti, edifici, piazze, persistenza dei tracciati e dei piani, che sono quei segni fisici del passato che costituiscono delle costanti all'interno della scena urbana, dei punti fissi che hanno, nel corso della storia, assunto funzioni sempre diverse, perchè dotati di una vitalità continua, condizionando anche il loro intorno urbano.
Proprio per questo motivo, questi segni fissi sono i "depositari della memoria", perchè racchiudono in sé il senso di un luogo, facendolo sopravvivere anche alle trasformazioni e al passare del tempo; essi organizzano la città in tanti spazi-tempi diversi, ognuno con un proprio significato, le cui tracce si leggono appunto nei vari strati della memoria che si ha di essi, della doxa, dell'opinione collettiva.
Ciò che permette a questi elementi di non consumarsi e di mantenersi all'altezza dei passare del tempo è la loro capacità di trasformazione, l'anamorfosi, ovvero la capacità di acquistare significati sempre nuovi. Quello che un monumento commenta, infatti, non è una storia o un avvenimento, ma è qualcosa di più. Esso è una "trappola per la memoria", una sorta di vuoto che attira racconti diversi.
Per ogni popolo non esiste civiltà senza consapevolezza delle proprie radici e senza memoria della propria storia. Le nostre città, con i loro edifici, le strade e i paesaggi, sono la testimonianza diretta della nostra storia; grazie alla loro evoluzione e alle loro continue trasformazioni, sono come dei grandi contenitori a cui attingere per la comprensione del passato e la consapevolezza del futuro.
La città è di per se stessa, dunque, depositaria di storia, perché è un fatto materiale, la cui costruzione à avvenuta nel tempo. Ogni città è il testo di questa storia perché conserva le tracce della sua evoluzione, che sono appunto i suoi fatti urbani nei quali è preminente 1'elemento storico.
Dovremo, a tale scopo, tenere sempre presenti tre domande fondamentali: "chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?" 6, le quali sintetizzano in pieno il nostro rapporto con noi stessi e la nostra identità , con i luoghi della nostra storia e la capacità che dovremmo avere nel rapportarci criticamente a qualsiasi trasformazione su di essi.
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