I concorsi internazionali di architettura: un'esperienza diretta a Vienna
Marco Costa, Enrico Massucco, Alberto Raimondi
I concorsi internazionali di architettura: un'esperienza diretta a Vienna.
Rel. Enrico Moncalvo, Liliana Bazzanella, Alessandro Martini. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
Negli ultimi anni il numero delle competizioni internazionali è cresciuto e di conseguenza sono aumentate le possibilità per i più giovani che, fino ad ora, si sono però distinti quasi esclusivamente in concorsi finalizzati ad opere di importanza minore.
Per quanto riguarda le più importanti gare internazionali, tendenzialmente, scattano logiche diverse. Da un'osservazione dei concorsi aggiudicati negli ultimi anni, si deduce infatti che, per le grandi opere pubbliche a vincere sono spesso star internazionali, la cui fama sovrasta le idee, a volte migliori, dei giovani progettisti. Sono infatti oltre una trentina i maxiconcorsi aggiudicati negli ultimi anni come per esempio il MAXXI di Roma vinto da Zaha Hadid, quello per le Halles di Parigi vinto da Jean Nouvelle, il concorso per il New York Times vinto da Renzo Piano, il Théàtre Mariinsky 2 di San Pietroburgo vinto da Dominique Perrault ed il progetto della nuova Stazione dell’alta velocità di Firenze vinto da Norman Foster.
I piccoli e medi concorsi restano invece un trampolino di lancio più semplice per i più giovani, anche se però in questo caso, vista la minore risonanza mediatica delle competizioni, risulta spesso più difficile controllare l’iter progettuale che non vincere il concorso stesso. Molte volte si arriva alla realizzazione del progetto con grosse difficoltà, dovendo scendere a compromessi che modificano l’essenza della propria idea, questo per non perdere la commessa a favore di imprese o istituzioni a cui spesso interessa solo l’economia a scapito della qualità dell'opera.
Il nostro lavoro parte proprio da queste affermazioni: noi crediamo che un giovane architetto abbia poche opportunità per confrontarsi nell’ambito progettuale; egli può trovare il modo di essere conosciuto per il proprio talento e apprezzato per quello che vale, partecipando a importanti concorsi di architettura.
Dopo un’utile e opportuno salto nel passato sulla storia di alcuni famosi concorsi, con un’analisi su attori, restrizioni e norme che si sono presentate durante gli stessi, ci siamo concentrati ad analizzare e proporre come simboli di questa nostra convinzione due casi: il concorso per il ‘Centre Pompidou’, bandito a Parigi nel 1971 e vinto da Renzo Piano e Richard Rogers, e il concorso per la nuova ‘Biblioteca di Alessandria’, bandito ad Alessandria d’Egitto nel 1989, vinto dallo studio norvegese Snøhetta.
Queste competizioni importanti e ambiziose hanno lanciato sul ‘palcoscenico’ internazionale i professionisti che hanno avuto la capacità di risultare, con i loro progetti e le loro idee, vincenti e innovativi.
Il passaggio successivo non poteva che essere quello di partecipare realmente ad un concorso.
Arrivati al termine del nostro percorso universitario, abbiamo sentito la necessità di confrontare le nostre conoscenze acquisite, scegliendo una competizione internazionale che proponesse un progetto di ampio respiro, dove potessimo misurarci con problemi ed esigenze sia di aspetto urbanistico, che tecnologico e compositivo.
Tra diverse proposte abbiamo scelto lo ‘Schindler Award for Architecture 2007-2008’, un concorso internazionale riservato a studenti iscritti all’ultimo anno del percorso universitario, che in questa edizione proponeva una riqualificazione di un’area significativa di Vienna.
La scelta è stata motivata dalla nostra volontà di confrontarci con una grande metropoli come Vienna, così ricca di stimoli, dalle richieste molto interessanti ed ambiziose del bando e dalla serietà dell’ente banditore.
Il progetto si è evoluto e sviluppato nell’arco di un anno, con un’incessante susseguirsi di varianti e modifiche. Spesso siamo rimasti arenati in punti di contrasto che ci hanno impegnati non poco.
Sempre però, la difficoltà, ci ha costretti a trovare soluzioni che si sono rivelate migliori, consentendoci anche di implementare le nostre conoscenze. Altre volte abbiamo dovuto accettare dei compromessi per non uscire troppo dalle richieste del bando.
Il livello raggiunto nello studio del dettaglio e delle strutture è sicuramente ben più elevato di quello richiesto per la presentazione del progetto, questo perché crediamo che non sia assolutamente possibile pensare ad un’architettura senza tenere sempre ben presente che non sarà solo una bella immagine o un bel quadro, ma dovrà esistere in tre dimensioni. Crediamo quindi che immagine e forma di un’architettura derivino soprattutto dalle scelte tecnologiche e strutturali che si compiono. Pesantezza o leggerezza devono derivare da precise scelte formali e di dettaglio, non essere una conseguenza di un errore nel ponderare le conseguenze che un disegno ‘ideale’ può avere.
Consapevoli, al termine della fase di progettazione, di essere stati costretti a plasmare le nostre idee progettuali per via di tempi e di regole dettate dal bando, abbiamo utilizzato questa tesi come un’opportunità per fare un passo indietro e ripensare ed approfondire alcune proposte, alternative a quella ‘ufficiale’ e consegnata per il concorso. Abbiamo analizzato vantaggi e svantaggi di alcune idee elaborate e poi abbandonate, andando ad ipotizzare che cosa si sarebbe sviluppato con esse, cercando di spiegare cosa ci ha spinto a tralasciarle in favore di altre.
Questa esperienza vuole essere innanzitutto un modo per addentrarci nel mondo dei concorsi che per noi significano uno strumento di nuova sperimentazione, crescita professionale e personale, ed anche una delle poche opportunità, forse, di essere riconosciuti come professionisti emergenti che si affacciano sull’architettura.
Relatori
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