Immagini dal territorio: images of a region: l'immaginario come forma di strutturazione del territorio in alcune località della Valle d'Aosta: imagery as a way of designing, organising the area in a few sites in the Aosta Valley
Lorenzo Bona
Immagini dal territorio: images of a region: l'immaginario come forma di strutturazione del territorio in alcune località della Valle d'Aosta: imagery as a way of designing, organising the area in a few sites in the Aosta Valley.
Rel. Alberto Borghini, Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2008
Abstract
La conoscenza del territorio passa anche attraverso l'analisi del folclore e delle tradizioni locali delle popolazioni che lo abitano; questa è uno strumento indispensabile per una progettazione urbanistica e architettonica pienamente consapevole.
Nel seguente lavoro si vuole mettere in evidenza proprio tale aspetto della progettazione, troppe volte trascurato o addirittura ignorato.
Questa tesi è sostanzialmente di ricerca e fa parte di un progetto più ampio, intitolato: " Immagini dal territorio. L'immaginario come forma di ristrutturazione del territorio", ideato e messo a punto anni or sono dal Prof. Alberto Borghini, che consiste nella raccolta di materiale folclorico e in particolare di storie, leggende, tradizioni, superstizioni, fatti di medicina popolare e in generale di tutte quelle attestazioni orali legate all'immaginario popolare, in apparenza inutile ma che fanno parte del nostro patrimonio culturale e che sarebbe opportuno salvaguardare. Oggi infatti, più che mai, nella società globale si sente il bisogno di ancorarsi alle proprie radici, il territorio tende a perdere gradualmente la sua capacità di trasmettere identità e senso d'appartenenza per i suoi abitanti, così che l'esigenza individuale di autoconsapevolezza e identità sociale resta quasi del tutto insoddisfatta. L'identità di un territorio va estratta dalle tracce della sua storia, dall' insieme dei Beni Culturali disseminati in esso ma anche dal substrato antropologico culturale che inevitabilmente lo caratterizza.
Oltre a trattarsi di un bene storico culturale in sé, l'immaginario popolare offre in effetti un codice interpretativo in grado 'di leggere fatti di una cultura materiale nonché artistica, architettonica, ecc. attraverso tale codice, inoltre, si delinea quella che è, la modalità dall'interno delle collettività stesse, di pensare e di "vivere" il territorio.
Momento principale, fondamentale e strutturale di questa prima fase è stata l'indagine sul campo, vale a dire la registrazione di testimonianze tramandate oralmente.
La zona presa in esame è la regione Valle d'Aosta. Ne consegue una descrizione immaginaria del territorio, che viene così colto nelle sue più specifiche e capillari particolarità, una sorta di geografìa dell'immaginario da cui emergono degli elementi paesaggistici (significanti) che producono narrazione e che in un certo senso si possono considerare prodotti, a loro volta, della narrazione stessa.
In questo senso un prato o un corso d'acqua diventano luoghi da cui i bambini devono stare lontani perché popolati da esseri negativi, oppure una radura in mezzo al bosco diventa un luogo d'incontro di streghe, e così via. Si possono, in questo modo, individuare delle costanti nell'organizzazione territoriale che possibile unire tramite isoglosse (termine tecnico usato per indicare le linee che congiungono luoghi che utilizzano i medesimi motivi).
In parallelo si è affiancata una ricerca bibliografica, essenziale per confrontare i racconti, nonostante le frequenti manomissioni a favore di una presunta " bellezza" narrativa che il più delle volte sconvolge testi rendendoli inutilizzabili da un punto di vista scientifico.
Le attestazioni sono state in alcuni casi tradotte dal dialetto all'italiano, mantenendo tuttavia la sintassi, e l'andamento dello stile orale; i vocaboli, quando ritenuti particolarmente significativi, sono stati riportarti in dialetto locale, evidenziandoli tra virgolette, ma senza alcuna pretesa di correttezza dialettologica che necessiterebbe di studi specifici in materia.
Tutto ciò si è reso necessario per non stravolgere il documento orale che diversamente perderebbe di valore e di " stile" popolare. Rientra nello stesso discorso la raccolta delle varianti narrative, in quanto nel campo dell'immaginario non ha senso cercare la versione giusta tra racconti analoghi (che non esiste), e neanche la versione più "bella", e risulta problematico, se non impossibile decidere quale sia la versione più antica.
In quest'ottica, tendente alla ricostruzione del codice simbolico immaginario, diventa altresì fondamentale il recupero anche dei " frammenti di memoria": Tutto ciò permette di confrontare il materiale, di coordinarlo secondo delle dinamiche di sistema sul cui sfondo sta il modo storico culturale di appropriazione fantastica del territorio e del paesaggio.
Per le medesime ragioni non si è voluto privilegiare l'informatore capace di raccontare, proprio perché abituato a inventare laddove non ricorda, ma si è posta l'attenzione anche all'incertezza, che si basa, comunque, su dinamiche associative.
Nel delineare l'impostazione della tesi si è cercato di smembrare il meno possibile il materiale, evitando classificazioni fuorvianti, superficiali e poco utili; si è infatti preferito in questa logica evitare di dare un titolo alle testimonianze, presente solo quando l'informatore Io ha ricordato esplicitamente.
Si è scelto di raccogliere le interviste a seconda delle zone di appartenenza, questa però non risulta essere una divisione rigorosa perché molte persone intervistate spesso raccontano anche fatti accaduti in paesi vicini.
Le domande poste dall'intervistatore sono riconoscibili perché scritta in corsivo.
Al centro dell'interesse permane il rapporto tra immaginario e territorio In questa chiave il paesaggio diventa significante (nell'accezione impiegata da A. Borghini: con valore di participio presente attivo in grado di significare , e di significare sempre altro) nel racconto folklorico: quindi con questo valore attivo il racconto "dice qualcosa d'altro"^ qualcosa in più del racconto stesso e in un certo senso lo orienta secondo ben precise direzioni.
Ad aggiungersi a tutte queste considerazioni molto generali, si può pensare anche ad una valorizzazione del territorio, ipotizzando, ad esempio, un nuovo tipo di turismo, sotto forme di percorsi a temi, in modo da rivalutare zone poco conosciute, ma interessanti da un punto di vista territoriale, paesaggistico e architettonico, in un'ottica di recupero delle peculiarità e delle attrattive di zone che possono costituire una valida alternativa a luoghi già conosciuti e ampiamente sfruttati. Al fine di ottenere un'indagine conoscitiva è stata messa in atto in una scuola della Valle d'Aosta, precisamente nella scuola di Valtournenche, una ricerca dal titolo "Alcune leggende della Valtournenche". successivamente si è proceduto alla raccolta degli elaborati prodotti e alla informatizzazione del materiale raccolto.
II risultato ottenuto nella scuola ovviamente, ha fornito dati assai variegati e meno omogenei rispetto all'intervista condotta personalmente ma nel suo insieme è stato di fondamentale importanza per la funzione di raccordo che ha avuto nel presente lavoro.
I principi e le linee teorici metodologici seguiti sono quelli ideati ed elaborati dal Prof. A. Borghini. Ad alcuni di essi ho qui sopra accennato. Sulla base di tali teorie e di tale metodo è stato istituito oramai da anni un archivio generale, il "Centro Documentazione della Tradizione Orale" di Piazza al Serchio (Lu), che attualmente è di gran lunga il più ricco in Italia, e uno dei massimi (forse il massimo) al mondo. Richieste di collaborazione scientifica sono giunte da altri continenti, oltre che da vari paesi europei, nonché da varie università italiane.
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