La Somalia e lo sviluppo sostenibile
Alessandra Celano
La Somalia e lo sviluppo sostenibile.
Rel. Eugenia Monzeglio, Yassin Hibo. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura (Architecture), 2006
Abstract
Chiarisco subito la mia scelta riguardante l'uso dei sostantivi sviluppo e sosienibilità, che saranno utilizzati all'interno di questa tesi. Infatti, la terminologia sviluppo sostenibile è molto ricorrente in diversi settori, dove viene sistematicamente impiegata. Va da sé che in questo mio studio l'impiego del termine sviluppo sostenibile sarà limitato al significato che esso assume nell'ambito architettonico.
Nei cosiddetti Paesi in Via di Sviluppo, PVS, e nello specifico la Somalia, a mio avviso l'utilizzo della teoria dello sviluppo sostenibile, in ambito architettonico, trova una maggior facilità di applicazione. Sostengo che ciò sia possibile, perché un PVS (anche se il termine è ambiguo, in quanto, in "via di sviluppo rispetto a chi? A che cosa?') da questo punto di vista ha un vantaggio rispetto ai paesi industrializzati. I PVS possono imparare dagli errori storici commessi dai paesi industrializzati, come ad esempio l'impatto negativo che questi hanno esercitato sull'ambiente in termine di generale inquinamento ambientale.
I PVS sono quindi nella condizione di poter scegliere di adottare esclusivamente i modelli positivi ovvero quelli eco-compatibili, tuttavia questi "modelli positivi" possono presentarsi sotto diverse terminologie, talvolta interscambiabili o fuorvianti. Un esempio per tutti è il concetto di bioarchitettura che nello specifico caso di questa tesi ricorrerà indirettamente. Pertanto, a mio parere, urge la necessità di chiarire subito l'accezione di tale termine. Il vocabolo bio-architettura è composto dalla dicotomia bio ed architettura; bio, dal greco, significa vita, e con architettura s'intende l'arte di formare, attraverso mezzi tecnico-costruttivi, spazi fruibili ai fini dei bisogni umani, considerati nella loro funzione spaziale. Perché tutta questa premessa, e soprattutto in Somalia?
L'obiettivo di questa tesi è far emergere come in Somalia, in particolar modo nella regione del Basso Shabeele e Benadir, dove sorgono rispettivamente le città di Merka e di Mogadiscio, l'attenzione nei confronti dello sviluppo sostenibile, sul piano della costruzione
architettonica, esista sia nell'architettura tradizionale, sia nell'architettura della storia recente.
Per poter affermare ciò, ho reputato fondamentale scrivere della storia del paese Somalia, dove tra l'altro si evincerà come nella fondazione delle città costiere hanno concorso diverse etnie, tra cui Persiani, Indiani, Cinesi, che hanno sicuramente lasciato le loro tracce.
Come conseguenza, è altrettanto doveroso ed interessante raccontare dell'aspetto clanico, inteso come organizzazione sociale, su cui l'intera società Somala è strutturata, in considerazione del fatto che si tratta, inoltre, di un popolo principalmente nomade, che può essere diviso in due categorie: coloro che si spostano con la famiglia per lunghi periodi, definiti come "grandi nomadi", e coloro che seguono il ritmo delle stagioni con i loro spostamenti tra due zone, definiti come "transumanti stagionali". Il fatto stesso che fosse una popolazione di pastori nomadi, la cui economia era prettamente basata sulla pastorizia, implicava che le abitazioni dovessero essere facilmente "trasportabili" (ma ugualmente stabili ed in grado di garantire un buon riparo dagli agenti atmosferici, sia durante il periodo dei monsoni, sia durante il periodo del gran caldo), oltre al fatto che fossero realizzate utilizzando materiali locali, quindi reperibili sul luogo e per questo estremamente economici. Tutto era in perfetta armonia con l'ambiente, poiché lo si viveva fino in fondo, rispettandolo, e poiché fonte principale di sussistenza.
Concludendo affronterò, nell'ultima parte della tesi, l'aspetto storico della Somalia dal colonialismo fino ad arrivare alla tragica guerra civile che ne ha provocato l'intera distruzione, per poi terminare la mia ricerca raccontando ciò che è stato fatto e si sta facendo nell'opera di ricostruzione.
In particolar modo per quanto riguarda l'aspetto dell'architettura recente il mio interesse è stato indirizzato nei confronti del Villaggio Ayuub, realizzato a Merka.
Il Villaggio Ayuub è strutturato in modo tale che le tre sfere, "ambiente", "società" ed "economia", che costituiscono le fondamenta dello sviluppo sostenibile, sono, seppur nel limitato spazio fisico del territorio in cui sorge il villaggio, in un rapporto equilibrato. Ciò, è riscontrabile partendo persino dall'analisi delle tecniche di costruzione (di cui parlerò approfonditamente nel 7 capitolo), le quali sono state palesemente influenzate dal modello del Montrullo. Ma cos'è il Montrullo?
Il Montrullo nasce dalla fusione terminoiogica e costruttiva dell'italico modello del trullo e delle tipiche costruzioni cuscite, a cui anche quelle del popolo somalo appartengono. Sotto quest'aspetto la tipologia del Montrullo assume anche un carico di significato storico sul piano delle relazioni del popolo somalo e di quello italiano, infatti, tale termine fu coniato nel massimo periodo della cooperazione italiana in Somalia (anni '80-'90).
All'interno di Ayuub (costruito tra l'altro in piena guerra civile per fronteggiare principalmente l'immane necessità di aiuto, nei confronti dell'intera popolazione, che oltre al fatto di rischiare di morire di fame, non aveva più un tetto per vivere, anzi sopravvivere), il modello del Montrullo fu ulteriormente sviluppato e perfezionato, scegliendo di utilizzare un materiale locale, nuovo rispetto a quelli usati nel passato, ovvero la pietra pomice, ed un sistema di fondazioni adatto ai suoli della pianura del fiume Shabeelle, altamente espansivi. E' chiaro quindi come vi sia il "riutilizzo" delle antiche tipologie costruttive somale, ma con il valore aggiunto della "nuova conoscenza", sia dei materiali, sia del suolo su cui si edifica.
In particolare, per quanto riguarda i miei progetti immediati, a seguito dell'interessante collaborazione con il Prof. e geologo Elio Sommavilla, che ha fondato il Villaggio Ayuub e l'Associazione WFL -Water for Life -, che da diversi anni lavora in Somalia nella regione del
Basso Shabeelle, e con il COSPE - Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti - nella persona di Hibo Yassin, che nel Corno d'Africa rappresenta tale Organizzazione, ci sarà l'apertura di una sede del COSPE a Torino, di cui io stessa sarò un membro fondatore. Uno dei progetti che sarà presentato "come COSPE", ai bandi internazionali, riguarderà la ristrutturazione, con l'ausilio dei principi della "sostenibilità", e in questo senso della bioclimatica e della bioarchitettura, di un Ospedale rivolto esclusivamente alle donne ed ai problemi derivanti dalle usanze praticate su di loro, tra cui l'infibulazione.
Mi sono recata in Somalia nel mese di Agosto del 2005 e mi sono trattenuta per circa due mesi, ospite prima, della Dott.ssa Hibo Yassin, poi della Signora Halima Abdi Arush.
Era un periodo, dal punto di vista politico, molto delicato, dal momento che la tensione tra il Governo (non stabilitosi ancora a Mogadiscio, come da programma) e l'opposizione (guidata dal Presidente del Parlamento) era notevolmente accentuata, in particolar modo nella città di Mogadiscio, dove io mi recavo per poter svolgere la mia ricerca. Vi erano, quindi, possibili azioni di guerriglia, che spesso mi costringevano ad interrompere il mio lavoro, e che hanno spinto la Dott.ssa Hibo Yassin a prendere la decisione di farmi rientrare anticipatamente in Italia, proprio per evitare ogni forma di pericolo.
Durante la permanenza in Somalia, attraverso la collaborazione di somali, che lavorano per conto di ONG (Organizzazioni non Governative) italiane e non, e che operano principalmente nel Corno d'Africa, ho potuto realizzare una prima stesura degli argomenti che tratterò all'interno di questa ricerca.
Il mio viaggio si è svolto principalmente a Mogadiscio, sia da una parte sia dall'altra della cosiddetta "linea verde", a Merka, a Beled-Weyne e a Jowar.
Per comprendere quali possono essere i problemi connessi ad un lavoro d'indagine e di ricerca in Somalia, occorre tener bene presente il clima esistente oggi, in considerazione del fatto che vige un governo transitorio, e che vi sono sempre dei piccoli focolai accesi che tentano di "farlo saltare".
A monte dell'intero sfacelo della società somala (distruzione materiale, morale, contrapposizione clanica, ecc.) vi è il clima di sfaldamento dei rapporti tra persone.
Per meglio comprendere quale fosse il concetto di casa della popolazione somala, ho ritenuto importante rivolgermi ad una parte di coloro che hanno vissuto il proprio paese prima, durante e dopo la guerra civile, in considerazione del fatto di aver trovato tutti gli archivi storici e non distrutti a causa delle bombe.
La mia ricerca in Somalia è stata principalmente rivolta al sopralluogo delle zone rurali dove vi sono ancora alcune tipiche capanne dei nomadi pastori, ad una raccolta fotografica, di ciò che è rimasto dopo la guerra civile, al sopralluogo del villaggio realizzato durante il periodo del colonialismo italiano (in pratica ormai inesistente) e a quello di più recente costruzione, Ayuub, realizzato a Merka.
Al ritorno del mio viaggio ho completato il lavoro corredandolo di note illustrative, suggeriti dalle mie dirette conoscenze e dalle collaborazioni, che sono continuate, con chi lavora in Somalia, tracciando la definitiva scaletta di lavoro.
Il tutto è stato arricchito dalle letture che ho fatto e che cito in bibliografia.
Il presente studio costituisce, oltre al lavoro di ricerca finalizzato a concludere il mio percorso accademico, anche la premessa immediata per un'azione sociale, che vedrà la mia collaborazione nell'ambito della ricostruzione architettonica.
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