Il teatro Carlo Felice di Genova : storie testi progetti 1981-1991
Nicolò Bianchino
Il teatro Carlo Felice di Genova : storie testi progetti 1981-1991.
Rel. Carlo Olmo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2014
Abstract
INTRODUZIONE
Ho scelto il teatro Carlo Felice di Genova come oggetto di studio perché, durante il lavoro di collezione dei materiali atti a definire un tema di ricerca, ho notato come fossero quasi sempre le medesime parole, i medesimi testi, ad accompagnare le pubblicazioni del progetto vincitore del concorso del 1984: questa constatazione mi ha spinto ad intraprendere il tentativo di restituzione in primis della complessità delle vicende riguardanti la progettazione, l'edificazione e la ricezione critica dell'opera; tale complessità veniva appiattita e ridotta, per non dire ignorata, da un récit ricorrente, dispositivo articolato dai progettisti al fine di controllare la costruzione e la trasmissione dei significati riguardanti l’architettura. In secondo luogo, la riduzione di tale polimorfa complessità comportava anche la dissolvenza di quelle discontinuità che qualificano e sono indispensabili alla trattazione da parte dello storico, anche a quello d'architettura: "scrivere, progettare e costruire costituiscono tre momenti di rappresentazione e organizzazione della realtà, la cui contiguità appare sempre più fragile e comunque da dimostrare ogni volta.".
Sarebbe opportuno domandarsi, ed in seguito precisare, quale dei tanti teatri lirici costituisca esattamente oggetto di trattazione in questo lavoro. Al complesso infatti si aggiunge il molteplice: sono esistiti, ed esistono, una pluralità di Carlo Felice, quelli di pietra, costruiti, distrutti e poi nuovamente costruiti, e quelli di carta, una moltitudine di studi, proposte e revisioni progettuali da un lato, ed dall'altro, in un elenco che non si pretende esaustivo, una serie di differenti attribuzioni di senso che svariate operazione critiche hanno prodotto. La scelta è ricaduta sul Carlo Felice "ricostruito” e realizzato tra il 1981 e il 1990 poiché il teatro del Barabino, i progetti degli anni 50, le successive proposte di Carlo Scarpa ed quelli elaborati in occasione dell'appalto-concorso per la ricostruzione avevano già trovato trattazione in differenti pubblicazioni: nessuna di questa però si spingeva oltre l'anno 1984, non documentando le complesse vicende relative alla progettazione esecutiva e alla fase di cantiere.
Molte pubblicazioni hanno proposto disegni, schizzi progettuali ed apparati iconografici per sostenere attribuzioni autoriali ed ipotesi critiche: la stampa specialistica limita la paternità dell'opera prima ad un numero ristretto di progettisti, poi in definitiva, proprio attraverso il ricorso alla pubblicazione dello schizzo progettuale autografo, al solo Rossi, operando come un rullo compressore sulle trasformazioni della professione e dei suoi limes. L'erosione della professione dell'architetto, e la sua marginalizzazione quasi esclusiva a stylist o custode del gusto, all'interno del processo di progettazione e realizzazione di un'opera pubblica, è operata dal confronto con una moltitudine di saperi dagli statuti decisamente formalizzati, dalla cogenza della produzione normativa istituzionale ma soprattutto dal ruolo di catalizzatore della progettazione, non solo esecutiva, operato dai reparti tecnici di una company per nulla remissiva. La preponderanza dell'iconografia quale veicolo del pensiero critico viene in questo lavoro decisamente riconsiderata, prediligendo invece un'analisi sì decisamente più prosaica e meno eroica, ma che del resto non aveva precedentemente mai avuto luogo; tale analisi volge l'attenzione ad alcuni aspetti fondamentali, ed in precedenza relegati dietro le quinte, legati a processi che la costruzione di un'opera pubblica è in grado di mobilitare: la complessa e difficile attribuzione di autorialità, i conflitti all'interno di un corpus statale che si vorrebbe monolitico, la legittimazione delle pratiche attraverso le procedure di formalizzazione burocratica e le azioni degli attori, pubblici o privati, portatori di interesse all'interno del processo.
UNA NOTA METODOLOGICA
Questo lavoro presenta una partizione, non resa esplicita nell'indice, che ne riflette la costruzione, poiché essa deriva dalla metodologia con cui si è indagato il "caso Carlo Felice": la prima parte del volume è composta dai capitoli scritti sulla base dei ritrovamenti documentari che la ricerca d'archivio (o meglio dire degli archivi) ha prodotto. Ogni capitolo è legato in misura maggiore o minore alla produzione documentaria di un singolo ente archivistico, e quindi si può affermare come in larga parte essi siano stati scritti in seguito alla consultazione di fonti primarie (o almeno ciò è avvenuto in modo preponderante rispetto alla consultazione di fonti secondarie). La determinazione di questa scelta è dovuta al rigetto per qualsivoglia naturalismo della fonte storica, intesa come singolo documento, e del fondo archivistico, inteso come istituzione garante della conservazione della fonte: le fonti sono costruite, così come lo sono gli archivi che le conservano, poiché produzione documentaria e conservazione sono processi intenzionali. Ogni capitolo contiene quindi una sorta di ghost track, che permette o meno di cogliere la eventuale ratio sottesa alla costruzione dei singoli archivi.
La seconda parte del volume è invece costruita a partire dall'analisi principalmente delle fonti cosiddette secondarie, adottando un'ottica storiografica di ricezione critica per indagare i processi di costruzione dell'interpretazione dell'architettura ma anche quelli relativi all'appropriazione del suo significato. In questo caso l'approccio non naturalistico alle fonti ha consentito di sottrarre l'architettura e la sua interpretazione alle retoriche dell'auto rappresentazione dell'autore e dell'opera, cercando di mostrare le "incrostazioni" che l'opera deve alle varie ermeneutiche e le sedimentazioni dei significati costruiti all'interno delle diverse produzioni documentarie.
ALCUNE NOTE A MARGINE
Una postilla: il lavoro di ricerca ha dovuto confrontarsi con alcuni limiti, posti dall'impossibilità di visionare alcuni degli archivi nei quali è frammentato il patrimonio documentario dello studio Rossi; Montréal e Los Angeles non erano destinazioni praticabili. Viceversa, altri luoghi si sono rivelati inaccessibili e non consultabili nonostante le ripetute richieste, denotando però agli occhi dello storico precise ratio di conservazione ed intenzionalità. Altri archivi invece, quali quello dell'Ufficio del Genio Civile di Genova e del CO.RE.CO. ligure, confluiti in seguito ad accorpamenti amministrativi nei fondi della Regione Liguria, sono attualmente sottoposti ad inventario e riordino: la ricerca, coadiuvata dal personale tecnico degli archivi regionali, non ha dato esito positivo.
- Abstract in italiano (PDF, 237kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 229kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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