Rifugio "Chaberton" : una proposta di progettazione architettonica e tecnologica in condizioni di sito estreme
Dario Catalano, Stefano Girodo
Rifugio "Chaberton" : una proposta di progettazione architettonica e tecnologica in condizioni di sito estreme.
Rel. Valentino Manni, Roberto Dini, Alessandro Pasquale Fantilli. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012
Abstract
Il rifugio alpino come sfida architettonica complessa
Il lavoro in esame ha l'auspicio di proporre quello che vorrebbe essere un percorso di progettazione quanto più possibile ottimale e organico di un rifugio alpino d'alta quota, che cerchi dì rispondere allo sterminato ventaglio di tematiche e di criticità che un tale tipo di progetto comporta.
La motivazione primordiale che ha innescato la volontà di cimentarsi in questo tipo di studio è quello della progettazione in un sito difficile, dove tutte le sollecitazioni e le difficoltà progettuali siano estremizzate e esasperate, e dove le soluzioni tecnico - formali, i sistemi tecnologici abbracciati e proposti in risposta debbano costituirsi a efficiente elaborazione sperimentale.
L'intersezione con numerosissime altre questioni con cui rapportarsi -non ultima la passione e l'interesse personale- e i molti campi d'indagine da affrontare, fanno dell'architettura dei rifugi alpini d'alta quota un tema, soprattutto oggi, assai interessante e articolato. Il rapporto tra l'edificio e il contesto ambientale e storico circostanti, la necessità di coniugare aspetti tecnologici e strutturali e declinarli architettonicamente, la qualità abitativa delle strutture, la risposta a provanti sollecitazioni esterne richiedono un impegno progettuale decisamente più marcato e complesso rispetto alle realizzazioni dei contesti urbanizzati, andando a definire una prova quasi estrema di progettazione.
Tali architetture, sviscerando a fondo argomenti capitali per l'architettura contemporanea, li connotano di un valore ancora maggiore e amplificato, proprio perché collocate in contesti vergini, climaticamente, meteorologicamente e orograficamente impegnativi, dove è essenziale lo sfruttamento intelligente dell'ambiente circostante.
Proprio nella semplicità ed essenzialità delle necessità abitative richieste come base al rifugio isolato risiede lo straordinario interesse progettuale, la sfida più stimolante: è indispensabile misurarsi con la necessità primaria di ospitare in uno spazio addomesticato persone comunque fragili nei luoghi meno abitabili dell'Europa.
Fronteggiare un sito di questo tipo proponendo un manufatto esauriente da questo punto di vista comporta pertanto il vaglio, l'attenta regia e la gestione di istanze pluridisciplinari da integrarsi e da ottimizzare; e che spaziano dalla tecnologia generale (per la concezione e l'ideazione delle componenti e delle soluzioni dalla scala più ampia a quella più ridotta, alla scelta dei materiali e degli impianti, ecc), alla fisica - tecnica ambientale (in risposta alle questioni d'isolamento, alle necessità energetiche e impiantistiche, agli apporti interni e esterni, ecc, secondo la chiave della sostenibilità e dell'eco - compatibilità), alla scienza delle costruzioni (che studi forma e materiali delle strutture portanti in risposta alle importanti sollecitazioni esterne, come il carico di neve e vento, o le dilatazioni termiche), alla logistica (con particolare attenzione alla cantierizzazione, alla prefabbricazione, al trasporto degli elementi), alla storia (il sito ne è particolarmente carico), all'analisi paesaggistica e ambientale (tentando di elaborare un manufatto integrato all'ambiente circostante in maniera transcalare, e che tenga anche conto di elementi critici come geologia, frane, valanghe, esondazioni), a generali d'insieme (che esplorino ad esempio accessibilità, fruibilità, tipologia di clientela e afflusso, inserimento in reti, percorsi), fino alla composizione (che svolga il ruolo di coordinazione e regia d'insieme, che fornisca una chiave di lettura unitaria filtrata e sedimentata).
Proprio per rispondere indipendentemente a questa complessa serie di tematiche e motivazioni si è scelto di progettare ex - novo un oggetto completo e compiuto in se stesso, ad esercizio progettuale teso ad un unicum architettonico e tecnologico funzionante nella sua totalità ed in un contesto nuovo, piuttosto che un ampliamento, un'integrazione o un aggiornamento di una struttura già esistente come in verità le attuali richieste dei committenti sembrano più diffusamente suggerire (e come peraltro ci è stato anche proposto quale argomento di tesi dal CAI Torino in relazione al Rifugio Scarfiotti).
Il rifugio d'alta quota si delinea pertanto come un tema invariabilmente stimolante, interessante e complesso, che sta iniziando a ricavarsi spazi importanti all'interno del dibattito (su siti, riviste, libri e giornali sia d'architettura che d'alpinismo o montagna in generale), da cui per lungo tempo era rimasto emarginato in quanto considerato una costruzione troppo essenziale e tecnicista o troppo remota e primitiva, al di fuori del panorama architettonico.
I temi estremizzati di cui il rifugio è l'avamposto sperimentale ormai iniziano invece ad interessare la contemporaneità globale al di là delle questioni specialistiche, forse perché proprio in alta quota vanno affrontante necessariamente di petto e necessariamente ben esaurite: il rapporto col paesaggio, la sostenibilità e la compatibilità ambientale, l'efficienza e l'indipendenza energetica, la prefabbricazione, l'organizzazione del cantiere, solo per citare le maggiori.
Il dibattito architettonico, che verrà meglio declinato e approfondito in seguito, si accende inoltre sul conflitto, spesso in verità improduttivo, tra i favorevoli e i contrari all'innovazione formale e tecnologica rispetto a costruzioni riconducibili ad una presunta tradizione costruttiva.
La convinzione di sottofondo che il presente lavoro tenta d'interpretare alla ricerca di un equilibrio integrativo, è quella di una risposta spontanea, contemporanea, intelligente e critica alle domande progettuali e alle sollecitazioni dettate dall'ambiente, da una parte senza progettare una casetta in finto stile rustico, e allo stesso tempo dall’altra, evitando di deturpare irrimediabilmente il paesaggio con una struttura invasiva e ipertecnologica di concezione lunare.
Relatori
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