Alla scoperta del Piemonte : l'Unione Escursionisti di Torino e Riccardo Brayda
Luca De Chiara
Alla scoperta del Piemonte : l'Unione Escursionisti di Torino e Riccardo Brayda.
Rel. Rosa Rita Maria Tamborrino. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012
Abstract
Con questo studio di tesi, si intende risalire all'origine dell'esperienza associativa che è stata l'Unione Escursionisti di Torino, in particolare nell'arco temporale compreso tra la sua fondazione nel 1892 fino ai primi decenni del XX secolo, per individuarne le esigenze, i caratteri fondanti e poterne comprendere il suo apporto alla diffusione di una cultura di massa, alla formazione di un senso di appartenenza unitario nazionale attraverso le sue proposte aggregative improntate a conoscere e apprezzare le bellezze del Piemonte e della nazione. Con questo studio si intende in modo specifico documentare come l’Unione Escursionisti di Torino abbia fornito un particolare contributo, attraverso l'adesione attiva di personalità di spicco quali l'ingegnere Riccardo Brayda, al generarsi di una sensibilità nuova nei confronti della scoperta e della tutela del patrimonio paesaggistico naturale e artistico - architettonico regionale..
Questa tesi nasce come prosecuzione e approfondimento dello studio già realizzato a conclusione del ciclo di Laurea triennale in Architettura per il Progetto intitolato: Le Visite Artistiche in Piemonte di Riccardo Brayda tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Lo studio sull'Unione Escursionisti di Torino, nasce dal mio particolare interesse, approfondito negli anni nel corso di studi in Architettura, per la personalità di uno dei suoi più illustri soci, l’ing. Riccardo Brayda, questi fu il principale protagonista all'interno dell'Unione Escursionisti, della divulgazione dell'arte e dell'architettura piemontese, nella Torino di fine Ottocento. Questa tesi vuole approfondire questo peculiare aspetto della personalità poliedrica di Brayda, aspetto spesso tralasciato o trattato secondariamente rispetto all'importante impegno intrapreso dall'ingegnere torinese nella salvaguardia del patrimonio locale piemontese, documentando come la partecipazione di Brayda alle attività dell'Unione si rilevi parte attiva del suo interesse e del suo lavoro di tutela delle testimonianze del passato sul territorio.
La nascita dell' Unione Escursionisti di Torino è contestualizzabile nel fervore associativo che interessa la Torino della seconda metà dell'Ottocento. La Torino dell'Ottocento infatti, sulla scia di Parigi e delle grandi città del centro Europa, è teatro dello sviluppo delle relazioni sociali e conseguentemente, della costituzione di gruppi, associazioni e circoli culturali ed artistici, che fioriscono in tutta la città nell'arco di trent'anni a partire dalla seconda metà del XLX secolo affermandosi come nuovi centri della vita di relazione torinese, oltre ai frequentatissimi caffè, ai teatri e alle sale di lettura.
Esperienze come quella dell’Unione Escursionisti di Torino nata in primis dalla spinta indotta nel capoluogo piemontese dalla nascita del Club Alpino Italiano fondato nel 1863, sono a cavallo tra XIX e XX secolo, il legante attivo della società; abbattendo il carattere elitario, tali esperienze permisero la progressiva costituzione di quell'apparato di ideali culturali, sociali e morali, prodromi del senso patriottico e dell'immedesimazione del singolo in un popolo unito.
L'Unione Escursionisti di Torino nasce, come verrà documentato, da esigenze prettamente moderne, come il desiderio di riunirsi per ricrearsi, per condividere i propri interessi, per esercitare dello sport e per accrescere il proprio sapere, nel motto NEC DESCENDERE NEC MORARI, né retrocedere, né abbandonare.
Questo studio di tesi ha attinto a fonti di prima mano, quali il bollettino dell'Unione Escursionisti di Torino, intitolato "L'Escursionista", resoconto della vita sociale della società torinese, redatto dai soci dell'Unione a partire dal 1899, fonte preziosissima e ricchissima di dati e di testimonianze, che ha permesso di ricostruire in modo dettagliato oltre che il dipanarsi delle vicende dell'Unione, anche di documentare i rapporti tra Riccardo Brayda e l'Unione Escursionisti di Torino, di cui uno studio preliminare era stato trattato a partire dalle pubblicazione raccolte sotto il titolo " Visite " o "Gite Artistiche " pubblicate dallo stesso Brayda tra il 1887 e il 1910.
Lo studio si è incentrato sull'analisi dei primi tredici anni di attività dell'Unione Escursionisti di Torino, dall'anno della gita inaugurale del 1898, fino alla morte dell'ing. Riccardo Brayda nel 1911.
Da L'Escursionista è tratta la testimonianza fornita dal primo presidente e fondatore dell'Unione Escursionisti di Torino, Silvestre Fiori, in un articolo redatto dallo stesso, in occasione del decennale dalla fondazione nel 1902, dove viene descritta l'origine dell'associazione e che ci permette di comprenderne i suoi caratteri essenziali e originari:
«C'era una volta un gruppo d'amici, non molto numeroso, ma irrequieto assai, che rifuggiva per antica consuetudine dal passare a Torino i giorni, i pochi giorni, liberi da ogni cura d'ufficio. E quegli amici sollecitando col desiderio ardente che si squagliassero le nevi sulla montagna, ai primi sorrisi del sole uscivano trepidanti di gioia a perpetrare le loro grandi imprese, pensate, volute, sognate un inverno intero. Grandi non perché fossero alte, ma perché tornavano faticosamente improbe: e si capisce, se uscivano da un complotto che s'era imposti due termini che difficilmente si conciliano: tempo limitato, volontà illimitata. Ed erano faticose. Nello zaino provviste commisurate al ventricolo ed ai muscoli d'un mulo, nel pensiero la convinzione che una sola dovesse essere la forza della volontà e quella delle gambe [.. .]».
Fiori descrive una dinamica prettamente moderna, introducendo il fattore del tempo libero. E' proprio la gestione di questo tempo libero, uno dei fattori scatenanti il fenomeno dell'associazionismo.
«Un sabato sera dell'Agosto del 1892 io e l'amico Ardrizzoia partivamo da Torino per una delle nostre, la meta era ... camminare sempre davanti a noi [...] in quel rifugio non dormendo, riposando con fatica, mi balenò per la prima volta l'idea di fondare a Torino una Unione di Escursionisti».
Ed ecco ora il passaggio cruciale del ricordo del Fiori, che ci permette di comprendere da quali considerazioni e da quali bisogni sia scaturita l'intuizione di fondare una società di escursionisti.
«Noi eravamo un gruppo, nelle nostre abituali peregrinazioni trovavamo dei dispersi e dei gruppi come noi e lassù sono presto annodate quelle relazioni che non si dimenticano tanto facilmente; se non che passato il momento lieto dell'incontro (un momento lungo talvolta come un sonnellino in comune, schiacciato all'ombra di una roccia, più spesso come una fratellevole mangiatina), passato il momento ognuno prendeva pei fatti suoi, che magari erano gli stessi per tutti, ma che dovevano appunto per l'incontro, procedere per sentiero diverso. E passato il giorno, tornati a Torino, sotto mentite spoglie, era caso riconoscere l'incontrato lassù, così che dei gruppi d'amici, ammalati della stessa passione, restavano sempre estranei l'un all'altro e questo non era bello ed a questo bisognava ovviare. Troviamoci pensavo io, facciamo come una famiglia a noi che ha un ritrovo a Torino: di tante cognizioni, di tante pratiche singole facciamone una sola e grande a vantaggio comune, di tante forze sole isolate facciamo una gran forza comune, e chissà quante cose belle potremo fare noi tutti uniti. E poi...chissà... un campo vastissimo e fecondo, oggi uno, domani dieci ed il resto?...chi può dirlo il resto?».
Un desiderio di unità. Dal singolo all'Unione, da tante forze sole e isolate, il generarsi di una gran forza comune. Quello del Fiori è il presentimento che per gustare qualcosa di bello fino in fondo, sia necessaria, indispensabile, una compagnia di amici. L'Unione diventa il luogo dove poter custodire la bellezza della natura, della montagna, trafugata dalla tanto agognata gita nei pochi giorni liberi dall'impegno lavorativo. Nella settimana lavorativa, nell'impossibilità di intraprendere l'escursione, l'Unione si prefigura come la palestra dove allenare il desiderio della natura, approfondire le conoscenze, incontrare i compagni, nell'attesa di una nuova avventura.
Sin dalla prima gita sociale ufficiale della U.E.T., alla componente atletico -sportiva dell'alpinismo, si affianca l'esigenza culturale, binomio che caratterizzerà definitivamente l'Unione.
Il 23 aprile del 1893 si effettuò la gita al Monte Ciaberga (1178 metri) ed alla Sacra di S. Michele, con andata e ritorno dalla turrita Avigliana. Si rivelò un immediato successo con l'adesione di 95 partecipanti. La passione per la montagna, il desiderio di praticare una sana attività fisica, ma il non trascurabile bisogno di accrescere la propria cultura.
Dato l'enorme successo delle gite sociali, e l'esponenziale aumento del numero di soci, La U.E.T. differenzia il palinsesto delle gite, garantendo un'offerta variegata di attività: "Gite Alpinistiche", "Gite illustrative" (incentrate sull'osservazione dei fenomeni geologici), "Gite dei bambini", "Grandi gite" (così chiamate per la loro durata e per la lontananza della destinazione) e "Gite o Visite Artistiche". Queste ultime costituiscono lo scopo e l'oggetto dell'instancabile attività di Riccardo Brayda, promosse a partire dal 1898.
Quella di Riccardo Brayda, è una figura estremamente complessa, ricaduta negli anni nell'oblio e offuscata da contemporanei più fortunati. L'operato di Brayda, troppo spesso ricondotto in modo subordinato e riduttivo alla figura di Alfredo d'Andrade e ai controversi lavori di restauro sui cantieri torinesi e piemontesi, non è relegabile ad un ambito esclusivo e una delle attività, forse meno conosciute, che ci permette di apprezzarlo in modo più completo come fine intellettuale e conoscitore esperto della sua materia, è proprio la sua appassionata collaborazione con l'Unione Escursionisti Torinesi.
«In dodici anni di vita sociale, Brayda guidò gli Escursionisti a visitare tutti i gioielli storico-artistici del nostro Piemonte, i meglio conservati ruderi delle età passate, i monumenti d'arte più insigni, e le città e i paesi più degni di nota per ricordi storici ed artistici».
Riccardo Brayda seppe intuire la grande versatilità e il potenziale dell'esperienza dell'Unione Escursionisti di Torino, con la sua personalità carismatica e la dote di grande affabulatore, rese di successo la sua proposta delle Visite Artistiche.
L'esperta guida, con questo metodo educativo rivoluzionario per l'epoca, era in grado di conquistare tutti, qualsiasi fosse la provenienza, il background culturale o l'estrazione sociale dell'uditore, questi veniva condotto in un viaggio di scoperta che si svolgeva a pochi chilometri dalla ruotine quotidiana della città, potendo approfondire e affrontare nell'esperienza diretta, tematiche di ogni genere, dalla storia dell'arte, alle tecniche edificatorie, passando per il folclore e i racconti della tradizione vernacolare.
Mosso dalla sua grande passione per le arti e dalla sempre accesa curiosità, sfruttò ogni situazione e ogni strumento a sua disposizione (pubblicazione di articoli, bollettini, conferenze con proiezione di filmini e fotografie, etc.) per portare al pubblico la conoscenza di un mondo antico da scoprire, proteggere e valorizzare.
La grande modernità di Riccardo Brayda, è ravvisabile nella sua concezione di tutela del patrimonio artistico ed architettonico, inscindibile dal fattore educativo. Brayda intuì un fattore sostanziale: per salvare il patrimonio artistico ed architettonico, la gente deve imparare a conoscerlo ed amarlo.
«Oh quanto avrei caro che questo mio qualsiasi scritto potesse indurre i Torinesi a visitare questo monumento! Forse allora una voce più potente della mia chiamerebbe a raccolta artisti, cultori d'arte, autorità e persone facoltose, col solo proposito di conservare ai posteri siffatto tesoro d'arte, e non lo lascerebbero più ai certo in un tale stato di abbandono»
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