Una casa tutta per sè: caratteristiche dello spazio abitativo e benessere soggettivo attraverso un'indagine empirica
Veronica Ampio, Sara Povero, Giulia Valli
Una casa tutta per sè: caratteristiche dello spazio abitativo e benessere soggettivo attraverso un'indagine empirica.
Rel. Chiara Aghemo, Piergiorgio Tosoni, Dario Galati. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012
Abstract
I rapporti intercorrenti tra sociologi, psicologi, architetti, urbanisti e pianificatori possono rifarsi a precedenti e a modelli che aiutano a trovare convergenze e consensi unanimi. Nonostante ciò, gli interrogativi che i diversi specialisti si pongono a vicenda, sono molteplici e complessi.
Il lavoro che qui intendiamo introdurre affronta questo problema e s'iscrive in questo genere di esperienze sempre più diffuse.
L'urbanista e il progettista, ad esempio, oltre ad aver bisogno di una consulenza sociologica della città come sistema sociale, devono tener ben presenti le necessità quotidiane della popolazione, sia nella sua vita pubblica, sia in quella privata.
Nel progettare una risposta ai bisogni legati alle condizioni, agli stili di vita e ai sistemi di valori delle categorie sociali che li manifestano e vivono, appare indispensabile il ruolo dello scienziato sociale, ovvero una figura in grado di conoscere, oltre alla teoria del sistema sociale urbano e dei rapporti fra i gruppi che lo caratterizzano, più analiticamente e strettamente l'organizzazione dello spazio che i gruppi sociali si danno riguardo a interessi diversi e a premesse culturali autonome, nonché le aspettative di organizzazione dello spazio, maturate nelle differenti esperienze esistenziali.
Il tradizionale rapporto fra spazio abitativo e famiglia si è evoluto, in quanto parecchie delle funzioni e delle attività di questa sono sottoposte a una crescente socializzazione e risolte perciò nell'uso di numerosi servizi esterni alla casa. Le ricerche devono quindi studiare con crescente impegno le modalità della vita quotidiana nella pratica urbana. Questo momento è molto importante, in quanto nella quotidianità noi siamo costretti ad affrontare tutto ciò che i mezzi della tecnica moderna non giungono a dominare: spontaneità, ritmi fisiologici, questioni di salute, passioni, speranze.
Da tali presupposti, emerge l'importanza di alcuni temi: innanzitutto, si rende necessario rilevare e specificare cosa s'intenda per modelli abitativi e come essi si siano trasformati nel tempo, dal momento che sempre più frequentemente si tende identificare un gruppo sociale con una specifica tipologia abitativa.
Un carattere cruciale su cui si fonda il tema dei modelli abitativi è il concetto di "bisogno", definito dal direttore di ricerca presso l'Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, Alberto Gasparini, come «uno stato di tensione verso una concreta soluzione in cui si trova un organismo, un individuo, un gruppo, orientati alla ricostruzione di un equilibrio compromesso da una carenza». Da teorico il problema si fa progressivamente metodologico: il bisogno viene esaminato come bisogno abitazionale e bisogno abitativo. Il primo, fa riferimento allo stato di tensione condizionato dall'organizzazione dell'habitat, alla cui soluzione può contribuire questa medesima organizzazione; il secondo si riferisce, invece, al modello concreto di habitat col quale l'individuo o la famiglia risolvono lo stato di tensione originario e in base al quale è stato definito il bisogno. Il bisogno abitativo è tale, cioè è vero, solo se rappresenta una risposta adeguata al bisogno abitazionale.
Da questo schema teorico e metodologico prende le mosse l'indagine empirica, centrata sull'individuazione dei modelli architettonici concreti ai quali aspirano le categorie di persone che vivono la città (intesa come ambiente costruito, indipendentemente dalle sue dimensioni), e che effettivamente soddisfano dei bisogni concreti.
Gli indicatori del problema abitazionale e degli altri temi connessi sono numerosi, ma tutti ugualmente importanti, in vario modo, alla definizione dei problemi abitativi. Per questo è stato necessario sintetizzare gli indicatori nelle variabili più generali che sottostanno ad essi. Inoltre, l'habitat è scomposto nelle sue parti più elementari e semplici, che tuttavia è necessario ricomporre, almeno per i segmenti principali, come l'alloggio, lo stabile, il contesto ambientale.
A tale scopo è stato utilizzato un questionario, somministrato ad individui di diverse categorie sociali e residenti in città di piccole, medie o grandi dimensioni, al fine di cercare di ottenere risultati che andassero a coprire la maggior varietà possibile, garantendone allo stesso tempo l'anonimato. La significatività di tale procedura metodologica è ancora più chiara se si tiene conto che tale questionario è stato stilato congiuntamente con alcuni dottorandi e docenti della Facoltà di Psicologia di Torino, i quali meglio hanno saputo individuare le domande significative e gli elementi chiave da toccare per poter ottenere rilevanti riscontri sui reali bisogni abitativi, spesse volte latenti. Tutto ciò porta alla ridiscussione dei termini del problema abitazionale ai livelli più generali delle sue componenti principali. Si tratta, dunque, di una discussione volta, oltre a descrivere la struttura di tali componenti, anche a verificare che queste, in quanto modelli abitativi, soddisfino realmente i bisogni delle categorie sociali che li affermano. Ovviamente, l'intensità del desiderio non è un criterio sufficiente per affermare che un bisogno è "reale" invece che "alienato".
È necessario piuttosto cogliere questo criterio, o meglio questi criteri, al di fuori di tale rapporto personale con lo spazio, e quindi nelle condizioni sociali, economiche, esistenziali dell'individuo, nella struttura e nelle funzioni della sua famiglia, nel sistema dei suoi valori e di quelli delle classi sociali di appartenenza e di riferimento, nei suoi stili di vita, nei temi partecipativi alla vita sociale. Tale analisi della realtà del bisogno abitativo offre, implicitamente, la possibilità di indicare al progettista quali sono i modelli architettonici più adeguati alle aspettative delle categorie di persone formate dai due sessi, dalle diverse età, dalle molteplici strutture familiari, dalle differenti categorie sociali e professionali ecc.
Oltre alla realtà attuale del bisogno di un determinato modello abitativo, è necessario anche cogliere quella potenziale e prospettica; ciò implica lo studio del processo evolutivo delle condizioni e degli stili di vita e dei sistemi dei valori che ne fanno da supporto.
Col tempo, infatti, siamo stati portati ad associare l'idea della casa non più al caldo angolo in cui riposare le membra e la mente e ritrovare gli affetti, i ricordi, gli oggetti cari, ma al problema sociale che condiziona la vita di milioni di cittadini. Al massimo, la casa è un investimento su cui appoggiare le proprie certezze, qualche volta un luogo di evasione.
Invece, può essere sede della costruzione di sé, un'interfaccia con il mondo (anche senza collegarsi ad Internet), un modo per vivere meglio le amicizie. Può essere lo specchio che restituisce la nostra immagine, un po' riflettendola fedelmente, un po' proponendola migliorata, invitandoci alla rassomiglianza. Per ottenere questo bisogna tener conto dei criteri dell'abitare in città, nel quartiere, nella casa e in ogni stanza; per imparare si può contare su alcuni elementi essenziali, uno fra tutti, ad esempio, l'uso appropriato del colore negli ambienti.
Abitare diventa così un'espressione di naturalità: perché va incontro alla nostra esigenza primaria, perché ci mette in contatto con noi stessi, perché ci permette di scegliere una via maestra nel nostro rapporto con l'ambiente, perché ci dilata nello spazio. Se il mondo è la nostra casa, la casa, soggetto educante ed antropomorfo, è sempre più nel nostro mondo.
Il nostro lavoro si compone di quattro parti: una prima parte riguardante i modelli abitativi; una seconda parte in cui viene spiegato e illustrato il questionario da noi somministrato; una terza parte di analisi, conseguente ai risultati ottenuti, sulla situazione attuale dell'abitare e sui pensieri relativi la casa ideale; infine una quarta parte in cui proponiamo un modello di casa ideale, sia a livello teorico, sia a livello di concept progettuale.
I caratteri attuali della globalizzazione, delle migrazioni, della mobilità e della composizione territoriale e sociale, pongono in modi inediti la questione della casa, dell'abitare. Mutano i fabbisogni, ma da questi bisogna partire. Ci sono pareri diversi sulle soluzioni da adottare, ma certamente le esperienze passate ci possono aiutare, almeno in parte, a evitare errori rimediabili solo nel lungo periodo. Ciò, però, non basta: saper inventare cose nuove e far lavorare insieme soggetti diversi per soluzioni pensate e non improvvisate, sull'onda di esigenze reali, ma usate emotivamente.
Soluzioni pensate che integrino conoscenze ed esperienze derivanti da specialisti e non appartenenti a quanti più ambiti differenti possibili.
Si è ritenuto opportuno iniziare proprio con l'individuazione dei modelli abitativi esistenti nella regione presa in analisi, il Piemonte, cercando di esaminarne anche i cambiamenti e le motivazioni che li hanno generati, dall'inizio del secolo scorso ad oggi.
- Abstract in italiano (PDF, 215kB - Creative Commons Attribution)
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