Sabrina Rocca
L'architettura dipinta : riflessioni sulle interpretazioni del XX secolo.
Rel. Costanza Roggero, Cecilia Castiglioni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2012
Abstract
Architettura dipinta: paesaggio architettonico o architettura utopistica?
Arte e architettura o architettura è arte?
Queste sono le domande che mi pongo quotidianamente quando, in veste di pittrice e ancora di studentessa di architettura, realizzo i miei lavori, o quando, come artista, in giro per le Fiere Internazionali, ammiro le opere di colleghi che spaziano da paesaggi surreali degni di De Chirico a quelli futuristici alla Sant'Elia.
Tutto è un ciclo storico che inevitabilmente si ripete: De Chirico è diventato Salvo e Sant'Elia si chiama Giacomo Costa e sebbene utilizzino tecniche e supporti diversi, l'idea che li genera è la stessa.
Se devo pensare al mio lavoro invece, mi rendo conto che potrei essere una Canaletto pop metropolitana, mi piace partire da dettagli architettonici di opere esistenti, da un lato per stimolare una riflessione più ampia, dall'altro per il mio semplice gusto estetico.
Dal punto di vista di un quasi Architetto, la pittura fino ad un decennio fa ed i render, oggi, permettono invece ai Grandi di far vivere progetti fantastici, ideali, utopistici.
Secondo l'accezione contemporanea del termine, infatti, all'architettura non risulta indispensabile l'atto finale, ovvero il costruire. La fase progettuale consente di liberare la fantasia creativa come accadeva agli utopisti dell'ottocento. Architetti di carta o, nel nostro caso, di tela come viene chiamata quella scuola dedita al sogno.
Ci si potrebbe convincere che in questo modo l'arte e l'architettura si rafforzino a vicenda e siano inevitabilmente legate.
L'architettura dipinta è finzione di luoghi determinati, o, se si preferisce, rappresentazione o descrizione realistica di luoghi inesistenti. Anche le scene di conversazione non sono solo ritratti di persone, ma sono ritratti di luoghi la cui esistenza è legata necessariamente all'architettura. D'altronde l'architettura è parte integrante della nostra vita, dei nostri ricordi ed inevitabilmente luogo memorico ed emozionante che viene rappresentato pittoricamente.
Cambia il modo in cui si rappresentano nelle varie correnti artistiche ma sempre ciclicamente passiamo da architetture utopistiche ad architetture di paesaggio o si rappresentano archetipi legati a luoghi ricordati ed evocati, nel passato come oggi.
La sequenza storica aiuta a cogliere questi cicli ed a farci capire quanto stretto sia il legame che interagisce tra le due discipline. Facendo una analisi storica si evince quanto la fine della Seconda Guerra Mondiale segni uno spartiacque nella ricerca artistica. Per questo ho deciso di dividere la ricerca in due parti, la prima che analizza la prima metà del XX secolo con le Avanguardie storiche ed il Realismo, la seconda (dal 1950) dalle Neoavanguardie ad oggi. Tale divisione è mantenuta anche nella organizzazione della bibliografia. In generale la tesi è costituita da una introduzione, dalle due parti divise complessivamente in dodici capitoli, da opportune conclusioni in cui, attraverso tabelle e grafici, analizzo elementi comuni del modo di rappresentare l'architettura, se usata come sfondo o protagonista, se segue geometrie euclidee o immaginarie, se è archetipo, fantastica o reale. La ricerca è partita dalla selezione di 119 opere catalogate nell'appendice attraverso un indice e delle schede. Nella selezione ho cercato quadri che meglio potessero rappresentare all'interno di ogni corrente il rapporto tra architettura e pittura, cercando di far emergere scegliendo quadri noti, quanto spesso le grandi opere nascano da questo connubio. Tra gli artisti contemporanei ho inserito otto miei lavori che in fondo sono stati lo stimolo iniziale della mia ricerca, mi interessava l'approfondimento al fine di poter arricchire ol mio lavoro di spunti o nuove consapevolezze. Nello specifico di questi otto lavori, sei sono stati prodotti prima dell'inizio della tesi, mentre gli ultimi due con il concludersi del lavoro di ricerca. La quale ha avvalorato le mie consapevolezze, rendendomi più libera di poter attraverso l'architettura rappresentare anche problemi sociali che si sviluppano nelle nostre città.
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