Sviluppo locale e Mezzogiorno. Il caso Reggio Calabria: da "città dell'abusivismo" a "riserva di progettualità"
Francesca Nicolò
Sviluppo locale e Mezzogiorno. Il caso Reggio Calabria: da "città dell'abusivismo" a "riserva di progettualità".
Rel. Cristiana Rossignolo, Silvia Saccomani. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2011
Abstract
Il presente lavoro è ripartito in due parti principali che riflettono sostanzialmente il salto logico e di scala operato rispetto al contesto in esame: una prima sezione, stesa a quattro mani, assieme alla collega Francesca Pisano, nella quale si cerca di descrivere il quadro teorico (quello della Questione Meridionale, delle politiche urbane per il Mezzogiorno e dei modelli di sviluppo locale) e territoriale regionale (quello della Regione Calabria) entro il quale si sviluppano l'intero elaborato e i due casi studio discussi da ognuna; e una seconda, nella quale, forte del senso di attaccamento a dati luoghi d'origine, ma soprattutto dalla curiosità di conoscere una realtà urbana e territoriale diversa da quella a cui l'intero corso di studi ci ha abituato, e dal desiderio di far emergere "del buono" e un "di più" laddove sembra tutto già fallito in partenza, si cerca, invece, di valutare criticamente la progettualità espressa dalla città di Reggio Calabria negli ultimi quindici anni..
Entrando nel merito del lavoro svolto, quindi, la prima parte si incentra sul "problema sud" e sulla Regione Calabria. In questo senso, cerca di chiarire come la Questione Meridionale sia una questione che, prima di tutto, nasce sul piano culturale e ideologico come sinonimo di una distanza netta e di arretratezza del Sud rispetto a modelli politici e di sviluppo ideali (quello del Nord Italia prima, quello del Mercato europeo poi). Una questione di distanza e di arretratezza in risposta alla quale prima lo Stato italiano, poi l'Unione Europea hanno cercato di varare misure "straordinarie", e introdotto strumenti per lo sviluppo che, raramente, sono stati capaci di innescare effetti moltiplicativi sull'intorno (dell'area di intervento) e sul lungo periodo. Ma questo vale soprattutto per l'istituzione della Cassa per il Mezzogiorno il cui contributo per il Sud Italia si è poi tradotto in una politica di massiccia industrializzazione di un contesto territoriale che avrebbe dovuto puntare soprattutto sull'attività agricola, ma anche per le politiche attuali che continuano ad essere "visionarie" e praticamente inattuabili se si considera il rapporto (in termini di fattibilità) tra l'ulteriore e grande opera pubblica del Ponte sullo Stretto e la crisi economica globale.
Chiarito il perché il Mezzogiorno italiano si sia posto soprattutto in termini problematici, la prima parte dell'elaborato cerca poi di approfondire ulteriormente la "questione", andando ad indagare, come già detto, uno dei molti Sud della penisola italiana (ed in questo sta il primo salto di scala e anche quello logico), e quindi di descrivere la Regione Calabria, facendo riferimento ad una serie di documenti ufficiali tra cui il recente QTR/P (approvato nel Gennaio del 2010) e i Piani Operativi Regionali (2000-2006, 2007-2013), ma anche ad alcune indagini statistiche e articoli. Lo spaccato che ne emerge è quello proprio di una Regione che risulta essere tra le più povere d'Italia (vedi par.2.10, p.72). Dal punto di vista socio-economico perché contraddistinta da un PIL procapite che è pari ad appena un quarto di quello medio nazionale (13.179 €), e da un tasso di disoccupazione particolarmente alto per le categorie sociali più deboli come i giovani (64% rispetto alla media nazionale del 17%) e le donne (41% rispetto alla media del 27,4%), oltre che dalla presenza capillare di lavoro sommerso (tasso di irregolarità pari al 31%). Dal punto di vista socio-culturale perché segnata da un indice di non conseguimento della scuola dell'obbligo che è pari al 13,8% della popolazione compresa tra i 15 e i 52 anni, e da una forte incapacità nel comprendere come mettere a sistema e valorizzare le proprie potenzialità di area a forte attrazione turistica al centro del Mediterraneo (indipendentemente dalle risorse finanziarie endogene), e nell'adeguarsi alle diverse forme di regolamentazione. Specie urbanistica: infatti, mentre a livello regionale si approva la nuova LUR, segno evidente di una "ripartenza" del contesto, alla scala locale ci si confronta ancora con l'inefficienza delle amministrazioni pubbliche nell'attuare in tempi brevi quanto prescritto ai livelli sovraordinati. E anche dal punto urbanistico-territoriale in quanto area soggetta a rischi strutturali come quello idrogeologico e sismico (rispetto ai quali non si mettono in atto le politiche di prevenzione e tutela più adeguate, ma ci si limita alle sole dichiarazioni di stato di calamità), e che ancora dimostra, a distanza di più di trent'anni dall'avvio dei lavori) un'evidente incompletezza e inefficienza della rete infrastrutturale (vedi la Salerno-Reggio Calabria o i deficit prestazionali degli impianti di distribuzione idrica).
La seconda parte dell'elaborato si incentra, invece, sul caso studio, e quindi, operando un ulteriore salto di scala, indaga la realtà urbana di Reggio Calabria. Una realtà che se da un alto conferma, e per certi versi rende ancor più acuti, i trend negativi rilevati a livello regionale, e quindi l'evidente situazione di arretratezza della Calabria, dall'altro, esprime una forte vivacità progettuale. Soprattutto se si fa riferimento agli ultimi quindici anni. In questo senso, circoscrivendo l'analisi in termini temporali, la seconda parte del lavoro cerca di ricostruire e valutare criticamente (in termini di risorse messe in gioco, di attori coinvolti, di visioni del territorio, e di ricadute) il "parco progetti" (vedi p.100) promosso e definito dalla città (intesa come amministrazione comunale a sé stante o in concertazione con altri soggetti o enti) a partire anni da quegli anni, i Novanta, che per Reggio Calabria hanno rappresentato un vero e proprio elemento di rottura rispetto al periodo precedente, contraddistinto dal torpore e immobilismo cronico sia da parte della popolazione che delle stesse istituzioni. A partire da quegli anni, infatti, la città ha cercato e trovato una risposta per i suoi problemi di sfiducia nelle istituzioni nella figura di un sindaco, ancora oggi ricordato come l'uomo della "Primavera di Reggio", e di mancato senso di appartenenza ai luoghi e alla comunità, nella progettazione partecipata alla base di programmi di riqualificazione urbana come Urban, il Contratto di Quartiere TreMulini-Borrace, o Lacio Gave.
Va detto che il presupposto di partenza per l'analisi è quello di tenere conto, in linea con il dibattito sulle possibili accezioni di sviluppo locale, di tutte quelle politiche che considerano il territorio non più come un supporto passivo, ma come un costrutto sociale che nasce dall'interazione, sul lungo periodo, tra l'uomo e l'ambiente (o il contesto che lo circonda), e della documentazione effettivamente reperita (articoli di giornale, saggi, testi e complementi di programmazione). Per cui, il "parco progetti" che ne risulta è articolato in tre momenti principali:
- il primo coincide con la stagione dei sindaci e si sviluppa fino al 2001, anno in cui scompare la figura emblematica dell'uomo della Primavera di Reggio, e la città stessa si prepara al cambio dell'amministrazione;
- il secondo si sviluppa fino al 2006, ed è fondamentalmente legato sia alle strategie per le città formulate dal Piano Operativo Regionale 2000-2006 che alle nuove prospettive per la pianificazione introdotte dalla Legge Urbanistica Regionale (LU.R. 19/2002);
- il terzo, che caratterizza ancora la fase attuale, si sviluppa, invece, in risposta al Piano Operativo Regionale 2007-2013, in cui è la dimensione strategica degli strumenti, più che la fisicità degli interventi ad assumere una rilevanza fondamentale nelle politiche di sviluppo. D'altra parte, si tratta di un'ultima stagione di iniziative che si colloca entro un quadro socio-economico che è completamente differente rispetto a quello delle politiche territoriali precedenti in quanto contraddistinto dalla crisi economica (quindi dalla riduzione delle risorse finanziarie a disposizione della pubblica amministrazione), e da nuove tematiche/problematiche da affrontare insieme a quelle ormai connaturate come, ad esempio, l'intercomunalità o il consumo di suolo.
Valutare gli esiti di queste diverse stagioni, specie per quanto concerne quelle più recenti (2000-2006, 2007-2013), è stato ed è piuttosto complesso, considerando che molte iniziative avviate risultano ancora in itinere. Ma una considerazione generale va comunque fatta: nonostante l'esordio particolarmente promettente, infatti, quello che emerge dalla lettura trasversale dei diversi piani e programmi di sviluppo, è che la progettualità espressa a livello locale si è tradotta negli ultimi anni in un susseguirsi di progetti rispetto ai quali difficilmente si riscontrano ricadute effettive sul territorio, sia di tipo fisico che socio-culturale. Segno evidente di una grande incapacità gestionale delle risorse, anche finanziarie, da parte dell'amministrazione comunale che, nel dopo Falcomatà, non è mai stata all'altezza della situazione, e ha sempre mancato le occasioni per essere guida e traino di un percorso di crescita reale e concertato della città, e dell'involuzione dello stesso tessuto sociale che, per gran parte, sembra aver perso quell'entusiasmo iniziale; di conseguenza, si esclude a priori o si sente escluso dai processi decisionali in quanto rispondenti ad una logica prettamente clientelare, quella del "più forte".
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