Progettazione eco-compatibile di edificio religioso : nuova chiesa in Borgata Tetti Piatti-Moncalieri
Caterina Capri
Progettazione eco-compatibile di edificio religioso : nuova chiesa in Borgata Tetti Piatti-Moncalieri.
Rel. Mario Grosso, Domenico Bagliani. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2011
Abstract
Il panorama dell'architettura religiosa, in particolare di quella cristiana cattolica, è sicuramente uno dei più vasti e dei più variegati.
Vasto poiché il culto a cui esso è legato esiste da oltre duemila anni; risulta di conseguenza costituito da un'infinità di edifici tra cattedrali, chiese parrocchiali, santuari, cappelle all'interno di istituti religiosi, ospedali o cimiteri sparsi in tutto il mondo. Variegato perché all'interno di questo immenso scenario si trovano le più differenti soluzioni formali, tecnologiche ma soprattutto tipologiche, poiché conseguenza dei mutamenti interpretativi della liturgia e delle riforme ad essa connesse. Roberto Gabetti a tal proposito scrive: «Le chiese cattoliche, dalle origini paleocristiane a oggi, sono state costruite secondo concezioni mutevoli nel tempo e sono state modificate spesso in modi radicali. Alcuni mutamenti sono dovuti a emergenze liturgiche - e cioè alle continue riforme della liturgia - o a questioni "formali" e cioè all'avvento di mutamenti culturali innovativi, com'è avvenuto per il Rinascimento rispetto al Gotico, per il Barocco rispetto al Manierismo. Ma il più delle volte anche i mutamenti "formali" erano connessi a mutamenti di carattere religioso: il Manierismo e il primo Barocco, in particolare, sono legati alla Riforma borromea, la cosiddetta Controriforma.» w Quest'ultimo dato è forse quello che rende più ostica la progettazione di una chiesa. Seppur infatti dal Concilio Vaticano II sia stata fatta chiarezza rispetto alle modalità e ai canoni da seguire nella costruzione di un edificio religioso, esistono ancora oggi molte possibili interpretazioni, legate alla sensibilità del progettista e del sacerdote liturgista che lo deve guidare durante il suo percorso creativo.
Sono quindi diverse le soluzioni che derivano dall'interazione di queste due figure, soprattutto dal punto di vista dell'impianto generale dell'aula, della disposizione dei fedeli e della collocazione dei poli liturgici.
Inoltre in una società in cui la pratica religiosa si sta sempre più perdendo e in cui la conoscenza stessa della liturgia cristiana è lasciata ai confusi ricordi del catechismo d'infanzia, risulta ancor più difficile far accettare, o almeno comprendere, il significato dei nuovi edifici di culto.
Infatti è opinione diffusa che le chiese "antiche" siano di qualità superiore a quelle "moderne".
Su questo dato non si può in parte dissentire: è innegabile il fascino di una cattedrale gotica o di una chiesa barocca sinuosa, avvolgente e sfarzosa nel suo apparato decorativo; ed è altrettanto inconfutabile la scarsa attrattività di alcune massicce realizzazioni in calcestruzzo armato a vista che assomigliano più che a chiese a capannoni industriali o supermercati. «[...] qualche chiesa sembra una palestra prefabbricata, qualche altra un edificio destinato al terziario.»(2)
Frequenti esempi di questo tipo si ritrovano infatti negli anni della "ricostruzione" e soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, durante i quali il problema della casa metteva in secondo piano quello dei servizi, e induceva di conseguenza ad adottare luoghi provvisori come negozi, edifici fatiscenti, locali interrati o altro come luoghi destinati al culto. Queste soluzioni di emergenza, che avrebbero dovuto essere solo provvisorie, continuarono invece ad essere adoperate per molti anni, così che «l'idea che l'eucarestia possa essere celebrata non solo in chiese ma anche in altri "rifugi" occasionali - assieme al pensiero che alla qualità architettonica dell'edificio possa essere preferita l'esiguità della spesa sostenuta per realizzare un qualsiasi edificio-chiesa [...]- permane per anni anche dopo il Concilio.»
E' quindi comprensibile che nella memoria collettiva rimangano impressi anche questi esempi di chiese-capannone di dubbio gusto, ma allo stesso tempo non si può generalizzare e non rendere giustizia alle numerose chiese degli anni Cinquanta e post conciliari caratterizzate da elevato fascino e ricercata qualità.
Probabilmente la difficoltà connessa alla progettazione religiosa risiede proprio in questo: nel confronto con la collettività, alla quale si deve presentare non un semplice edificio, che come tutte le costruzioni è soggetto a critiche o apprezzamenti, ma un simbolo, un fulcro urbano ma soprattutto spirituale, che sia apprezzabile all'esterno quanto all'interno, che non sia semplice dimostrazione dell'arditezza del progettista ma soprattutto funzione della liturgia per la quale esso deve esistere. Si è dunque cercato di pensare a un edificio che tenesse ben presenti queste considerazioni, nella consapevolezza che diverse e contrastanti potrebbero essere le opinioni di fedeli e non, e senza la pretesa di ritenere risolte e fronteggiate tutte le critiche e le lacune, descritte in precedenza, che questo tipo di progettazione implica inevitabilmente.
Il presente elaborato si articola in tre macro parti: la prima (capitolo 1) tratta l'evoluzione della concezione liturgica durante i secoli, dalle prime chiese paleocristiane al Concilio Vaticano II, esaminata in rapporto alle ripercussioni che questa ha avuto sulla struttura e l'impianto dell'edificio chiesa.
Questo breve excursus storico non vuole essere un'approfondita ricerca nel campo dell'architettura religiosa, e nemmeno ha lo scopo di prendere in considerazione tutti, o anche solo la maggior parte, dei progetti e delle celebri realizzazioni appartenenti a questo specifico campo. Esso rappresenta una base di partenza utile per approcciarsi e meglio comprendere il tema,in particolare dal punto di vista del rapporto tra liturgia e architettura religiosa, al fine di meglio capire come la prima influenzi e possa influenzare la seconda.
A seguito di questa prima panoramica vengono esaminati i principali documenti e le prescrizioni fondamentali emanate dal Concilio del 1962, da cui è necessario partire per le prime considerazioni progettuali.
La seconda parte (capitoli 2-4) raccoglie invece le varie fasi dell'iter progettuale: il capitolo 2 ne descrive la metodologia, basata su un approccio sostenibile, in particolare legato alle premesse e alle conoscenze dell'architettura bioclimatica. La necessità di accostarsi alla progettazione in un ottica del risparmio energetico e di sfruttamento delle risorse ambientali è ormai un dato quasi del tutto assimilato, soprattutto perché normato a livello italiano ma anche europeo. Risulta quindi fondamentale tenerne conto, e anzi farne una base di partenza per il progetto.
Il capitolo 3 descrive le prime fasi di analisi legate al sito, al clima, al microclima e al contesto territoriale della zona d'esame, ossia la frazione Tetti Piatti, Borgata del comune Moncalieri. All'analisi delle attività praticate dalle varie utenze fa seguito il getto, finalizzato alla traduzione delle attività, e delle esigenze ad esse connesse, in spazi dimensionati secondo precisi criteri e riferimenti normativi, tenendo in considerazione le premesse dedotte dall'analisi microclimatica.
Infine, la terza sezione (capitolo 5) esamina la proposta progettuale vera e propria, descrivendone gli aspetti distributivo e formale, in parte influenzati da vari progetti, di cui si riporta una breve descrizione, che hanno avuto il ruolo, nelle prime fasi ideative, di suggestioni progettuali. Vengono poi approfonditi l'aspetto tecnologico e impiantistico. In allegato si trovano, in forma ridotta, le tavole originariamente in formato AO.
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