Ferrol Vello : rigenerazione urbana di un nucleo storico gallego
Francesca Tiri
Ferrol Vello : rigenerazione urbana di un nucleo storico gallego.
Rel. Pierre Alain Croset, Juan Creus, Matteo Robiglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2009
Abstract
Descrivendo Zaira nelle sue " Città Invisibili", Calvino ci riporta quell'immagine di città intesa come palinsesto di memorie stratificate e come cornice fisica delle relazioni umane. Cosi se proviamo a ritrarre le nostre città, non ci soffermiamo sul numero di mattoni di cui è fatta la casa del vicino, né sugli edifici che la costituiscono, ma probabilmente la descriveremmo così: gente che cammina per le strade, persone sedute su qualche panchina o in qualche dehor, ragazzi giocando a calcio o soffermandosi a chiacchierare; l'oggetto della nostra descrizione sarebbero le persone che vivono lo spazio pubblico e "la città fra gli edifici" [Manu Fernandez].
Questi vuoti che esistono negli interstizi dello spazio costruito rappresentano per la città quello che le congiunzioni ed i relativi costituiscono in un discorso: non solo il nesso, ma anche l'opportunità di costruire lo sviluppo della città attraverso differenti realtà
Sono proprio gli spazi pubblici nella loro diversità che costituiscono la città.
Ma la città contemporanea si presenta realmente così ai nostri occhi? Viviamo rinchiusi nella sicurezza del nostro ambito privato, in quartieri sempre più vuoti e senza vita, riducendo l'incontro pubblico ad una telefonata o attraverso internet. Scegliamo di darci appuntamento nel cyber spazio, evitando l'incontro nello spazio reale che a poco a poco ha cosi perso il suo carattere di luogo di scambio e socialità. A questo punto sorge spontaneo chiedersi se è la città che reclude l'utente nel privato o se è l'uomo Moderno che ha cambiato il suo spazio di socializzazione.
Già a partire dagli anni '20 del secolo scorso, la città contemporanea ha orientato la sua crescita dando priorità alla mobilità motorizzata. La rivoluzione dell'automobile ha, infatti, permesso con gli spostamenti di rimpiazzare quelle attività sociali spontanee svolte nei quartieri di residenza, trasformando i nostri luoghi di incontro in meri luoghi di passaggio. Inoltre, questo ha comportato un cambio sostanziale nel paesaggio urbano e nel disegno dello stesso, premiando la fluidità del trasporto e riducendo lo spazio per i pedoni.
La città in cui viviamo oggi è ancora la città dell'automobile, una città che si è espansa oltre i suoi antichi limiti grazie a questo mezzo, ma secondo una struttura adattata alla macchina. Questo modello si è poi consolidato all'interno di un paradigma culturale proprio dell'occidente, di base determinista, che ha creduto di poter controllare e modellare la urbs secondo parametri tecnico/scientifici. La caleidoscopica figura che è la città in se stessa, nella sua ricchezza di interrelazioni, nel suo carattere di luogo di continuo rimescolamento di attività e funzioni, si è quindi impoverita, schiava di un "funzionalismo ingenuo" ed incasellata secondo l'ordine della zonizzazione.
Relatori
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