Il colore negli spazi scolastici : alcuni casi di scuole dell'infanzia e primarie torinesi
Maria Sole Fogliato
Il colore negli spazi scolastici : alcuni casi di scuole dell'infanzia e primarie torinesi.
Rel. Piergiorgio Tosoni, Gianni Cagnazzo. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
INTRODUZIONE
LA SCUOLA COME LUOGO DI PASSAGGIO E LUOGO DA ABITARE
Nel nostro paese il tema di una scuola da "vivere" non ha avuto finora l'attenzione che meriterebbe.
Quando ci si muove all'interno della città è possibile notare come sia ormai difficile individuare le funzioni degli edifici pubblici. Una scuola può essere facilmente confusa con una fabbrica, un ospedale o un museo poiché la sua tipologia architettonica non è tale da farne riconoscere l'uso, spesso distinguibile solo dalle insegne o dalle bandiere. Inoltre, per quanto riguarda l'ambiente interno, la maggior parte degli edifici sono riciclati da altre destinazioni, riadattati da vecchi usi scolastici, o semplicemente usati come scuole così come sono (ex fabbriche, edifici destinati ad appartamenti, caserme, ex conventi...). E' l'emergenza continua del processo incalzante di scolarizzazione che ha fatto sì che le scuole fossero spesso e volentieri ospitate in queste strutture non dedicate. Gli stessi edifici nati come scuole vere e proprie, per difetto d'origine o per degrado successivo, sono spesso a tutt'oggi caratterizzati da strutture inadeguate ai bisogni della vita scolastica e da scoraggiante banalità e grigiore. Ma allora "Se è vero che le ricerche sociologiche e pedagogiche hanno assodato che l'ambiente dell'apprendimento incide per l'80% sul rendimento degli allievi e sulle motivazioni dei docenti forse si è trascurato qualcosa...'.
"Anche l'architetto è un insegnante, perché lascia sul territorio dei segni che devono durare nel tempo e da cui i giovani devono apprendere. E quindi l'architettura scolastica è un testo, è qualcosa che ti permette di apprendere la realtà. E la concezione degli spazi interna a questa architettura è fondamentale per capire cosa è il comfort, cosa è la funzionalità, tutti concetti che in architetture concettualmente povere portano ad esperienze povere: le anonime 'scatolette', che negli anni '70 erano di cemento e oggi sono di vetro, ma restano comunque strutture dove si perde la complessità spaziale.
Le scuole devono dunque diventare prodotti architettonici adatti alla fruizione del sapere nelle varie età dell'apprendere. Esse devono risultare edifici tecnicamente e funzionalmente avanzati, energicamente ed ecologicamente sostenibili, corretti dal punto di vista dell'igiene e della sicurezza, architettonicamente identificabili, ma anche accoglienti e stimolanti nel loro ambiente interno.
Nel caso qui trattato l'attenzione sarà focalizzata sugli aspetti che possono garantire un benessere psicologico ai fruitori dell'ambiente stesso e, per questo motivo, si parlerà del comfort indoor e del colore (accompagnato dalla forma e dalla luce, sue componenti essenziali) focalizzando l'attenzione su quegli architetti che, per primi, hanno compreso l'importanza di questi elementi all'interno degli edifici scolastici. Dal passato possiamo infatti apprendere delle lezioni importanti, ripercorrendo la storia della scuola ed i cambiamenti che essa ha subito nel-tempo grazie all'influenza degli stili architettonici e alle correnti di pensiero.
Si prenderanno in considerazione i punti di vista di personaggi (Steiner, Montessori...) che hanno guardato alle scuole non come a edifici di passaggio da cui non si vede l'ora di fuggire, ma piuttosto come posti in cui fa piacere entrare, luoghi da abitare, scuole che 'accolgono' chi arriva, che soddisfano e coltivano il senso estetico; spazi flessibili, che rendono possibile personalizzazioni e adattamenti funzionali in rapporto a diverse attività e bisogni, che creano un senso di appartenenza e di partecipazione a cominciare dai materiali usati, dall'organizzazione degli spazi, dagli arredi, dai colori. Scuole da difendere e fare proprie, che includono l'intervento creativo dello studente piuttosto che confinarlo al graffito di protesta. Paolo Crepet, nell'affrontare questo argomento, dice: "La scuola dovrebbe essere una "casa gioiosa', con un contenuto di seduzione per i ragazzi - un luogo dove alla mattina alle 8 non vedi l'ora di andare -, bella o brutta, di vetro o di cemento, però un luogo che ti appartiene, dove ti incontri, dove sviluppi l'identità... e poi aggiunge "L'istituto tecnico, il liceo, la scuola professionale vengono costantemente vandalizzati...Siamo di fronte a un problema di appartenenza: quel luogo mi appartiene, è mio e quindi lo rispetto; quel luogo invece mi è alleno, dunque lo distruggo... Esattamente come fanno coloro che imbrattano una parete per farla propria".
"Le scuole sono cominciate con un uomo sotto a un albero, che non sapeva di essere un maestro, e che esponeva ciò che aveva compreso ad alcuni altri, che non sapevano di essere degli studenti. Gli studenti riflettevano sugli scambi di idee che avvenivano tra loro e pensavano che era bello trovarsi alla presenza di quell'uomo. Si auguravano che anche i loro figli ascoltassero un uomo simile. Presto si eressero gli spazi necessari e apparvero le prime scuole. La fondazione delle scuole era inevitabile, perché esse fanno parte dei desideri dell'uomo. Tutti i nostri complessi sistemi di educazione, oggi delegati alle Istituzioni, scaturiscono da quelle piccole scuole, ma ormai si è dimenticato lo spirito con cui erano iniziate.
I locali richiesti dalle nostre istituzioni scolastiche sono stereotipati e privi di ispirazione. Le aule richieste dall'istituto, i corridoi tappezzati da armadietti e gli altri locali e dispositivi cosiddetti funzionali sono certo organizzati in belle confezioni dall'architetto, il quale ubbidisce ai requisiti di superfici e di costi stabiliti dalle autorità scolastiche. Le scuole sono belle a vedersi, ma superficiali come architetture, perché non riflettono lo spirito dell'uomo sotto l'albero. L'intero sistema scolastico scaturito dall'inizio non sarebbe stato possibile, se l'inizio non fosse stato in armonia con la natura dell'uomo.
Si può inoltre affermare che la volontà di essere della scuola esisteva anche prima della circostanza dell'uomo sotto l'albero. Ecco perché è bene che la mente ritorni all'inizio: perché, per qualsiasi attività umana costituita, l'inizio è il momento più meraviglioso. Poiché in esso sta tutto il suo spirito, tutte le sue potenzialità, da cui dobbiamo costantemente trarre ispirazione per le necessità attuali. -Noi possiamo rendere grandi le nostre istituzioni conferendo loro, nella architettura che ad esse offriamo, il nostro senso di questa ispirazione.
Riflettiamo, dunque, sul significato di « la scuola », « una scuola », l'istituzione. L'istituzione è l'autorità da cui riceviamo le richieste di superfici. « Una scuola », o un particolare progetto, è quanto l'istituzione si aspetta da noi. Ma « la scuolà », la scuola dello spirito, l'essenza della volontà di essere, è ciò che l'architetto dovrebbe esprimere nel suo progetto. E io affermo che deve farlo, anche a costo che il suo progetto non corrisponda al budget. Così l'architetto si distingue dal semplice progettista".
Per recuperare in termini architettonici il concetto dell'albero, inteso come microclima e protezione, "La costruzione deve mirare a una bellezza estrema, a una funzionalità diretta, a una capacità di connotare la sua funzione rispetto alle altre istituzioni. Oggi però alla costruzione si chiede semplicemente una risposta funzionale ed economica. L'architettura di qualità, capace di donare un'emozione, è vista come un aspetto superfluo..."
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
