Istruzioni di tutela per i portici medioevali: la provincia di Cuneo
Luca Giacomini
Istruzioni di tutela per i portici medioevali: la provincia di Cuneo.
Rel. Claudia Bonardi, Laura Moro. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
Le strutture di ricezione, stoccaggio e vendita di beni commerciali sono, sin da età classica, state sempre ambienti ben definiti e pensati dalle istituzioni locali per permettere un adeguato svolgimento delle attività commerciali in tutta sicurezza.
La pianificazione urbanistica dei vari grandi centri latini nei territori mediterranei ha nei secoli presentato un processo tendente ad aree ben definite per le attività commerciali. Con un maggior livello di definizione sappiamo dell'esistenza di differenti strutture per il tipo di commercio che vi si doveva svolgere; ciò per permettere la giusta considerazione di tutte le tipologie di beni in vendita. La struttura edile del portico, se considerata nel suo modulo singolare, legata quindi al lotto in cui è locato e alle attività del suo proprietario, assume carattere di un luogo privilegiato per un certo tipo dì commercio; più legato ad una realtà artigianale che di vendita di derrate. Il commercio dei beni ortofrutticoli piuttosto che venatori trova, all'interno dei comuni considerati, un particolare ambiente dedicato; le Becharìas. Ma se supportiamo la tesi di Comba1, che prevede lo spazio del portico come il luogo atto all'espilazione delle funzioni commerciali, escludiamo a questo luogo altre possibili funzioni?
Nel momento in cui in occidente si verifìcava l'incessante tramonto di quell'epoca che aveva pianificato queste strutture, sappiamo che tali modelli urbanistici rimasero ben consolidati nella cultura mediorientale dove, . unendosi concettualmente a precedenti esempi di altre culture locali, diedero luogo a nuovi ambienti per lo scambio delle merci su tutte le principali grandi rotte di commercio mediterranee. Ma in Italia?
In un'epoca in cui nella potente Costantinopoli sorgono le strutture dei Mitata, intomo al primo decennio del V secolo; in un'epoca in cui a Sergiopolis, sempre nell'Impero d'Oriente in periodo giustinianeo, viene messa in opera una via perticata ad uso commerciale; in un'epoca in cui nascono i primi prototipi di han e caravanserragli nei centri di Umm al-WalTd, Qasr al-Hayr al- GarbT e Qasr al-Hayr al-Sarqf; in un'epoca in cui a Kufàh e Baghdad compaiono i primi Suq con una struttura premeditata per il commercio2, l'ospitalità dei commercianti e dei loro beni, quali possono essere le strutture con simile destinazione d'uso in contesto italiano e, in particolare, piemontese? È possibile identificare un collegamento tra la cultura bizantina e islamica con i nostri possibili ambienti di ricezione commerciale?
Se vogliamo considerare alcuni esempi urbani nord-italici quali Bologna3, Venezia4 e Genova5, come adeguate citazioni di diverse realtà urbane con forte identità mercantile, per meglio rispondere al nostro quesito sappiamo che detti centri risposero in maniera autonoma alla necessità di spazi commerciali. Ma possiamo identificare il bene del portico come l'unico luogo per lo svolgimento delle funzioni commerciali o erano presenti altri luoghi con medesima destinazione d'uso? O, a maggior ragione, per quali ragioni la struttura del singolo portico viene deputata allo svolgimento di tutte le attività quotidiane principali del lotto a cui appartiene?
Gli esempi di Bologna e delle due Repubbliche marinare ci forniscono qui strumenti per una valutazone del portico come spazio con una determinata funzione, spesso regolamentata nei corpi statutari e consuetudini in loro possesso, il contesto territoriale del Piemonte sud-occidentale beneficia di questi esempi.
Se poi Identifichiamo il bene del portico, di cui Bologna fornisce vasta documentazione, come il luogo preposto alla funzione commerciale, come ne era regolamentato lo spazio? La struttura venne messa in opera come noi possiamo percepirla oggigiorno o ha subito nel tempo alterazioni? Sappiamo dalle norme dell'epoca che spesso il portico, legato alla domus retrostante subì modifiche per arrivare a presentarsi come oggi noi lo percepiamo ed utilizziamo. Ovviamente in questo caso i fattori della cultura e necessità locale hanno fatto in modo che nel tempo venissero a realizzarsi differenti esempi di portici con diversa morfologia.
Se consideriamo quanto suddetto, inoltre, dobbiamo interrogarci quindi se la sua messa in opera corrispondeva ad una semplice necessità privata o si legava piuttosto ad un intervento urbano per cui di natura pubblica? Molti sono i casi in cui il portico coinvolto nei cambiamenti della proprietà in cui si trova ha risposto a necessità private, ma come si conciliano con la richiesta e le norme pubbliche che regolano gli spazi delle vie pubbliche commerciali del tempo?
Nel percorso di ricerca ci si è però resi conto che se noi affidiamo al portico la funzione di luogo di commercio per eccellenza, una questione sorge di conseguenza: come mai alcuni centri urbani notoriamente posti su grandi reti commerciali non si dotano di tali strutture? Le realtà urbane di Asti piuttosto che Ch'eri, per citare due esempi piemontesi, non presentano attualmente l'edificazione di strutture perticate o di una via perticata o al volgere di un epoca ne hanno provvisto la demolizione, mentre d'altro canto questi due centri proprio nel periodo di nostro maggior interesse svolgevano funzioni di primo piano in campo commerciale regolando spesso le norme economiche di \asti territori, includendo alcuni dei concentrici che andremo a considerare in particolare. Il portico dunque non è unico luogo di mercato. Quali sono quindi i fattori che spingono ad una edificazione o meno di questa struttura?
Dal censimento del portici della Regione Piemonte eseguita da Vigliano6 per una valutazione dei Beni Culturali e Monumentali nel 1968 emerge un fenomeno piuttosto omogeneo sul territorio piemontese notando che la maggior parte dei comuni si dotò, nel corso dei secoli, di portici e, in seguito, di vie perticate. Il nostro percorso di ricerca ha messo in luce inoltre che nella maggior parte dei casi i comuni e le Villenove che si dotano di un percorso porticato, frammentato dalle singole proprietà, effettuano tale intervento per. iniziativa pubblica. Ma quali possono essere state le intenzioni istituzionali che portarono alla gestazione di strutture viarie come quelle dotate di portici? Se si pone adeguata attenzione al fenomeno, si noterà come alcuni centri urbani, alcuni anche di tarda fondazione, non prevedano la formazione di vie sperticate per intervento istituzionale e che spesso impediscano ai privati la messa in opera di portici attraverso le rubriche dei propri statuti. Per cui viene
implicito chiedersi quali possano essere stati i fenomeni che portarono alla creazione della Platea di Cuneo come asse rettore dell'intero nucleo urbano, mentre nel concentrico di Cherasco il fenomeno sia ostacolato dalle istituzioni e le brevi citazioni di portici si limitino agli edifici in prossimità dei due assi rettori ortogonali della villanova. Non è quindi possibile una generalizzazione del fenomeno, ma piuttosto un'analisi singolare di ogni centro ci potrà permettere una più adeguata risposta in merito.
La possibilità di muovere la ricerca all'interno del territorio della Provincia di Cuneo è stato un'opportunità dettata appunto dalla eterogeneità degli elementi in gioco nel nostro campo di interesse. Elementi tanto di carattere giuridico e storico quanto urbanistico ed architettonico come già accennato. I dati storiografici ci confermano, come vedremo in seguito, che il territorio che ossi noi consideriamo Provincia "Granda" è frutto di una unitarietà molto tarda e comunque di molto successiva al periodo di nostro interesse7. Ciò ci permette di avere presenti su questo territorio molteplici realtà, alcune legate tra loro da vincoli di filiazione o imitazione, mentre altri casi, staccati dal contesto attuale, presentano collegamenti a realtà urbane attualmente esterne al territorio provinciale, ma che al tempo della loro prima pianificazione urbana erano centri urbani con forte legame con gli esempi di nostro interesse.
Di enorme aiuto alla ricerca sono le fonti documentarie dirette che molti dei comuni presi in considerazione custodiscono ancora nei propri archivi, piuttosto che presso gli Archivi Nazionali come lo Storico di Torino, la Biblioteca Reale o la Biblioteca Nazionale di Torino. I vari corpi statutari considerati insieme alle stesure degli estimi piuttosto che alle firme di singoli atti ci forniscono un ottimo strumento di confronto diretto con la realtà dell'edificato che tuttora persiste in questi comuni. Inoltre ci permette di rispondere ad alcuni dei quesiti sopracitati in quanto realtà giuridica e realtà fisica spesso trovano verifica positiva nel tessuto urbano e nell'edificato odierno.
Il territorio della Provincia di Cuneo presenta così molteplici testimonianze di vie perticate e di portici con destinazioni d'uso e strutture differenti dettate da diverse esigenze locali. Spesso le cause di differenti utilizzi e strutture sono da far risalire ai differenti attori che nell'epoca della creazione dei portici e delle vie perticate hanno interagito. Per la particolare posizione geografica il territorio della provincia di Cuneo risulta essere attraversato da una solida rete di scambi commerciali che si spostava e si muove tuttora su rotte commerciali consolidate nel tempo. Dobbiamo quindi far riferimento ad attori a volte esterni al territorio per comprendere le diverse realtà comprendendo che i territori di Ceva, Mondovì piuttosto che Rocca de'Baldi avessero la " possibilità di interagire maggiormente con realtà politiche e commerciali dell'alessandrino piuttosto che del finalese e Savona, mentre realtà come Sanfront piuttosto che Dronero e in qualche modo Saluzzo possano essere centri dipendenti da una potenza locale ferrea come il Marchesato dei Saluzzo.8
Ma a che scopo tutto questo corpo di ricerca? A che prò se tutto ciò non avesse una funzione? Si vuole così in questo lavoro mostrare uno dei possibili ambiti di competenza della storia dell'architettura in materia di tutela e conservazione dei beni architettonici e monumentali. Difatti tutela e ricerca non debbono mantenere rotte parallele e discoste, bensì è necessario comprendere quali strumenti in mano alla Storia possano essere di interesse e di base documentaria per chi, per suo mandato, deve occuparsi di garantire un futuro ai fabbricati che, secondo il decreto legislativo n. 42 del 22 Gennaio 2004, sono da ritenersi beni culturali.9
Il rapporto tra il processo conoscitivo storico, che si tratti di intere aree urbane piuttosto che di un singolo fabbricato, e il campo di intervento dei processi di tutela e valorizzazione è un sodalizio che, come riscontrato e augurato spesso da Macera, non può o deve darsi per scontato. La prima "scienza" lavora in funzione della seconda e viceversa. L'acquisizione delle nozioni storiche, per uno storico dell'architettura, avvengono non solo in base ai dati documentar!, ma luogo di verifica ultimo per tutte le relative deduzioni è e deve essere il costruito, il manufatto. Soltanto attenti processi di tutela e conservazione possono permettere di restituire tali strutture all'occhio dell'indagatore. D'altra parte, l'adozione di scelte progettuali in merito a cantieri conservativi e di tutela non può esimersi da una base storica di partenza dalla quale valutare e comprendere le stratificazioni storiche del manufatto interessato.
Si vuole in questa sede evidenziare il rapporto tra lo storico e i contenuti che egli può fornire e il ruolo del progettista restauratore che dalle nozioni storiche può trarre le debite considerazioni. Si vuole sottolineare l'importanza dei fenomeni di tutela e valorizzazione, così come presentati nel Codice 42/2004, come strumenti fondamentali per la restituzione alla percezione pubblica di un contesto storico, quale quello del portico in questo caso.
Vigliano presenta un'analisi di detta struttura in sé, ma valutandola noi nel complesso del bene a cui appartiene, quali possono essere le attenzioni di tutela e conservazioni effettuate? Si riscontra spesso una differente attenzione da parte dell'istruzione di tutela nei confronti di questo ambiente. Si è riscontrato soltanto per il bene culturale di Casa Paschero a Savigliano
l'apposizione del vincolo in merito al suo portico10. Negli altri casi, di beni vincolati dall'ari. 13 della 42/2004, con quali modalità entra in gioco detto ambiente ricco spesso di elementi architettonici di pregio? Può essere utile, a questo scopo, l'intervento nozionistico storico?
Onde meglio comprendere questi ruoli si vuole qui analizzare i possibili strumenti adottati dalle singole istituzioni comunali in merito ai temi di tutela, valorizzazione e conservazione di un bene, nell'ottica di una salvaguardia globale di un contesto storico comunale. Contesto che rappresenta in molti casi il cuore pulsante dell'identità storica e delle attività di un determinato comune.
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