Note su Capo Cervo
Roberta Salce
Note su Capo Cervo.
Rel. Paolo Castelnovi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2008
Abstract
La mia tesi riguarda un progetto per Capo Cervo, un luogo situato sulla riviera ligure di ponente, in provincia di Imperia. La decisione di lavorare qui è nata dal desiderio di valorizzare uno dei pochi tratti di costa ancora poco edificati. In Liguria lo sviluppo del turismo e dell'edilizia privata, che ha caratterizzato la fine del Novecento, ha quasi sempre avuto il sopravvento sulla salvaguardia del paesaggio. Fortunatamente negli ultimi anni sono stati predisposti degli strumenti urbanistici a livello regionale per tutelare le poche aree verdi ancora intatte. Il comune di Cervo è segnalato come un esempio di gestione virtuosa del territorio, perché è riuscito a salvaguardare il suo centro storico, valorizzandolo ed impedendo che l'afflusso dei turisti si trasformasse in un'occasione per implementare smodatamente la volumetria.
Molti borghi vicini sono stati invece sopraffatti dallo sviluppo dell'edilizia destinata agli alloggi per vacanze, basti dire che a San Bartolomeo al Mare il numero di seconde case è pari a tré volte quello delle abitazioni occupate dai residenti
Questa località ha anche una forte valenza storica. I Liguri sono una delle popolazioni autoctone più antiche d'Europa e sono stati trovati reperti risalenti addirittura ad epoche preistoriche. I più famosi sono i dipinti nelle grotte dei Balzi Rossi, vicino a Ventimiglia. Questa regione è stata al centro di importanti vicende fin dal tempo dei Romani, che hanno combattuto per ottant'anni pur di assicurarsi il controllo delle strade che l'attraversavano e permettevano di raggiungere la Francia e la Spagna. Cervo fu dapprima sottomessa ad Albenga, poi feudo dei marchesi di Clavesana e successivamente metà del borgo fu ceduto ai Cavalieri Gerosolimitani di Rodi. Attorno al 1200, si legò alla Repubblica di Genova e le restò fedele per molti anni, partecipando con i suoi uomini alle spedizioni militari della Superba. Questo piccolo borgo fu anche interessato dalle scorrerie dei corsari turchi e barbareschi, che si protrassero per molti secoli provocando paura e danni. Tra Settecento ed Ottocento vennero infine Napoleone ed il successivo Congresso di Vienna, che assegnò la Liguria ai Savoia. Nell'antichità i Cervesi furono naviganti, ma anche contadini. Se l'attività invernale era andare per mare alla ricerca dei banchi di corallo (da cui il nome della chiesa, realizzata con i proventi di questa attività), nella bella stagione gli uomini restavano a lavorare la terra, creando i terrazzamenti per renderla coltivabile. La Liguria è ricca di uliveti ed alberi da frutto, ma molti spazi sono stati convcrtiti nel secolo scorso alla coltivazione dei fiori. Proprio il florovivaismo è stata l'attività principale a Capo Cervo fino agli anni Ottanta del Novecento. Tré edifici ospitavano le lavorazioni ed alcuni spazi residenziali per i dipendenti. Questa piccola azienda fu però chiusa e da allora il terreno è rimasto abbandonato. Oggi si presenta coperto da una vegetazione rigogliosa. Le essenze sono quelle caratteristiche della macchia mediterranea: ulivi,
ginepri, ginestre, fichi ed altri arbusti, che si colorano di fiori per la maggior parte dell'anno.
Il progetto è stato preceduto da un'approfondita ricerca di materiale storico e legislativo che mi ha permesso di conoscere meglio il luogo su cui intervenire, avendo una visione chiara dei cambiamenti che ha subito nel tempo e dei vincoli a cui è sottoposto. La ricerca storica è stata in un primo tempo difficoltosa perché il materiale reperito negli archivi di Stato ed in quelli storici era scarso e spesso riguardava l'abitato di Cervo, ma non i suoi dintorni. Inoltre non tutti i comuni a cui mi sono rivolta erano dotati di un archivio storico facilmente consumabile. Alcuni incontri fortunati mi hanno però permesso di trovare volumi che accennano, seppur brevemente, a Capo Cervo. I più utili sono stati quelli scritti da Giorgio Fedozzi, storico interessato alle
vicende locali, ed altri testi riguardanti le scorrerie dei corsari, che fanno riferimento alla Torre di San Leonardo, costruita sul Capo nel XVI secolo per avvistare le navi nemiche. Ho comunque rilevato una scarsezza di materiale cartografico riguardante l'area di progetto, che mi impedisce di effettuare una ricostruzione ''visiva" delle fasi storione di realizzazione dei fabbricati presenti. Anche della torre di avvistamento, che pure è dettagliatamente descritta in uno dei documenti trovati, non esiste alcun disegno d'epoca, È stato invece più facile reperire la legislazione urbanistica che si riferisce a Capo Cervo. Mi sono soffermata in modo particolare sul Piano Territoriale di Coordinamento della Costa, redatto dalla Regione Liguria, che fornisce informazioni dettagliate ed aggiornate sulla realtà costiera, sia dal punto di vista dello sviluppo urbano sia da quello paesaggistico e naturale. Ho inoltre consultato il Piano Regolatore Generale e le relazioni tecniche allegate, utili soprattutto per capire il fenomeno dell'erosione marina che interessa il golfo di Diano. Il progetto prevede di dare una nuova funzione a questo luogo, così importante dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, realizzandovi un parco pubblico ed un albergo di alto livello. Per quanto riguarda il parco, si è cercato di intervenire il meno possibile, ritenendo che questo luogo abbia già in sé le caratteristiche necessario a svolgere questa funzione. L'albergo invece è stato progettato con l'obiettivo di accordarlo con il contesto e perciò sono state riprese alcune caratteristiche del territorio, come i muri a secco o le cisterne di cemento, usate in passato per l'irrigazione delle fasce. Si è deciso di armonizzare il costruito con il territorio mimetizzandolo, ma il desiderio di valorizzare il luogo ha portato anche alla realizzazione di alcuni elementi volutamente evidenziati, che rendono il posto riconoscibile, caratterizzandolo in modo forte e nuovo. Ho cercato di affiancare alla relazione scritta alcune immagini che mi sembravano significative per chiarire i miei intenti ed il risultato progettuale.
In conclusione, vorrei sottolineare che nessuna scelta nasce da una decisione arbitraria, ma sempre da un percorso logico che si è scontrato con le difficoltà imposte dalla conformazione fisica del luogo, con i vincoli imposti dalla legge e con le necessità da soddisfare, che spesso erano contrastanti tra loro.
Relatori
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