La figura dell'architetto nel mondo romano: formazione, competenze e progettualità
Serena Parussa
La figura dell'architetto nel mondo romano: formazione, competenze e progettualità.
Rel. Donatella Ronchetta. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2007
Abstract
Nell' ambito della storia dell'architettura romana, le questioni relative alla figura dell'architetto appaiono complesse e di difficile definizione, in quanto le testimonianze epigrafiche e letterarie non permettono di delineare con sicurezza il suo percorso formativo, le sue competenze ed il suo ruolo nel contesto sociale ed economico. Le fonti epigrafiche direttamente riferibili agli architetti romani, limitate solitamente all'ambito delle iscrizioni funerarie, forniscono poco più di un nome, rendendo arduo qualsiasi tentativo di approfondire la conoscenza ditali figure. L'esplicito divieto di apporre sugli edifici pubblici i nomi degli architetti dai quali essi vennero realizzati ha spezzato, nella grande maggioranza dei casi, il legame tra l'architetto e la sua opera.
Le fonti letterarie, escluso ovviamente il trattato di Vitruvio, si dimostrano avare di informazioni riguardanti la figura dell'architetto
Molti aspetti della figura dell'architetto romano rimangono quindi ancora incerti e di difficile definizione. In primo luogo, le competenze ed i saperi dell'architetto sembrano riferirsi a campi d'azione molteplici e assai differenziati tra loro. Nel mondo romano le mansioni degli architecti non si limitavano alla progettazione e alla costruzione di edifici pubblici e privati, ma includevano attività propriamente ingegneristiche, che comprendevano la realizzazione di infrastrutture quali ponti, strade ed acquedotti, la costruzione delle macchine da cantiere e la poliorcetica. In secondo luogo, la natura medesima della sua disciplina, sospesa tra arte, tecnica e scienza, pone l'architectus in una condizione ibrida, che oscilla tra i due estremi rappresentati dall'artista e dall'artigiano specializzato. Per comprendere a pieno la posizione dell'architetto all'interno dell'ambiente culturale e la categoria in cui collocare la sua arte, sarebbe necessaria una conoscenza approfondita del suo iter formativo, ma le informazioni a tale riguardo non permettono di delineare con precisione i suoi aspetti principali. L'unica testimonianza esplicita della formazione necessaria ad un architetto ci viene fornita dall'opera di Vitruvio, la cui attinenza alla realtà dell'epoca è però incerta: essa pare riflettere infatti il programma culturale dell'autore più che le modalità concretamente applicate nel percorso formativo.
La perdita pressoché totale della documentazione relativa alla procedura dell'appalto ed il consueto silenzio delle fonti letterarie rendono difficoltosa la ricostruzione dei rapporti che intercorrevano tra l'architetto, la committenza e l'impresario. Il contesto culturale, sociale ed economico all'interno del quale operava l'architectus tendeva relegano a ruolo non paragonabile né a quello di assoluta preminenza rivestito dal committente né a quello intermedio rappresentato dall'impresario.
Questi, in estrema sintesi, sono i temi che si sono voluti affrontare all'interno di questo lavoro il cui percorso è articolato in cinque capitoli.
Il primo capitolo è dedicato al trattato di Vitruvio ed al suo rapporto con la formazione dell'architetto. Il De Architectura rimane una delle testimonianze più preziose sulla figura dell'architectus: si è tentato quindi di calare Vitruvio nel suo ambiente storico, sociale e culturale. La volontà di elevare lo status sociale dell'architetto espressa nel De Architectura trova nella definizione dell'iter formativo un momento centrale: il tentativo di delinearne gli aspetti salienti sarà dunque basato da un lato sulla testimonianza di Vitruvio e dall'altro sulle informazioni riguardanti il sistema educativo romano.
Il secondo capitolo cerca di definire la posizione occupata dall'architetto all'interno del contesto sociale. In esso si sono analizzate le vicende di alcune figure di architetti attivi nel mondo romano, tentando di porre in risalto da un lato le caratteristiche comuni, dall'altro le differenze in termini di status sociale e di posizione economica.
Il terzo capitolo è dedicato all'analisi della pratica professionale dell'architetto e del suo rapporto con il contesto produttivo. Il sistema politico ed economico su cui si basava l'edilizia romana appare monopolizzato dal binomio committenza-impresario, relegando l'architetto nella parte di comprimario. E' nell'atto della progettazione che l'architetto riveste un ruolo centrale. L'unica trattazione superstite relativa alla teoria dell'architettura è dovuta a Vitruvio, a cui dobbiamo anche la più completa descrizione degli elaborati progettuali.
Negli ultimi tre capitoli si è voluto spostare l'attenzione su alcuni degli ambiti nei quali l'architetto poteva esercitare la sua professione, che grazie alle competenze vaste e diversificate comportava la sua collocazione all'interno di molti rami dell'amministrazione dello stato. La cura aquarum, tema del quarto capitolo, si occupava di garantire l'approvvigionamento idrico di Roma. La manutenzione e la realizzazione del complesso sistema degli acquedotti richiedeva l'apporto di architetti specializzati in idraulica, posti sotto la direzione del curator aquarum. Grazie alla testimonianza offerta dal trattato redatto da uno di questi altri funzionari, Frontino, siamo in grado di ricostruire l'organizzazione dell'amministrazione delle acque e il ruolo che in essa ricoprivano gli architetti ed i tecnici.
Il quinto capitolo tratta dei mensores, una categoria del personale tecnico preposta alla misurazione e alla gestione del territorio. In qualità di mensores aedzjìciorum, questi tecnici assistevano gli architetti nel processo di tracciamento degli edifici e nella successiva valutazione economica, mentre in quanto agri mensores essi si occupavano delle procedure legate alla divisione e all'organizzazione del territorio. La formazione e le competenze dei mensores li rendevano preziosi collaboratori degli architetti, sia per quanto riguardava la realizzazione del singolo edificio sia nel caso di interventi urbanistici.
L'ultimo capitolo è dedicato alla posizione dell'architetto all'interno dell'esercito romano. In esso, gli architetti potevano prestare servizio sotto diverse forme: potevano far parte della decuria degli scribae armamentarii, oppure essere inseriti nell'organico militare come immunes, o ancora potevano prestare la loro opera sporadicamente, senza essere stabilmente inquadrati nel personale militare. L'importanza delle realizzazioni degli architetti dell'esercito, tra le quali occupavano un posto di particolare rilievo le infrastrutture legate alla rete viaria, non deve però far dimenticare come le loro competenze comprendessero anche il vasto campo delle applicazioni belliche della meccanica.
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