Architettura e Gestione Immobiliare: un "Libretto di Fabbricato" per la Casa Antonelli a Torino (1846-2006): un aggiornamento sullo stato costruttivo, manutentivo e abitativo a un secolo e mezzo dalla realizzazione dell'opera, gestita per metà della sua esistenza da Alessandro Antonelli e dal figlio Costanzo
Michele Travaglio
Architettura e Gestione Immobiliare: un "Libretto di Fabbricato" per la Casa Antonelli a Torino (1846-2006): un aggiornamento sullo stato costruttivo, manutentivo e abitativo a un secolo e mezzo dalla realizzazione dell'opera, gestita per metà della sua esistenza da Alessandro Antonelli e dal figlio Costanzo.
Rel. Giovanni Brino. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
Lo scopo di questo lavoro è quello realizzare una sorta di riordino di tutto il materiale archivio, documentale e conoscitivo reperito presso gli archivi amministrativi, professionali, privati e condominiali per giungere alla realizzazione di un "Libretto di fabbricato" che funga da strumento unitario, il più completo possibile e utile alla comprensione e alla tutela di un'opera di architettura di straordinaria importanza e qualità quale è quella della Casa Antonelli sita al numero nove delle Via Vanchiglia a Torino.
Il primo passo, in questa direzione, è stato realizzato nella ricerca storica che, ha inevitabilmente, investito la più parte del contenuto testuale della tesi.
Tuttavia, tutto, il successivo lavoro di ricerca e reperimento del materiale "tecnico", conoscitivo e di informazione, che ha prodotto le schede e le tavole descrittive dello stato attuale della Casa Antonelli, è stato svolto con una proficua disposizione critica maturata proprio a seguito della ricerca storica.
L'esigenza dell'inquadramento storico-urbanistico, infatti, non emerge solo dalla necessaria e didascalica opportunità di collocare l'opera Antonelliana in esame all'interno della realtà urbana del periodo in cui essa fu realizzata (operazione, questa, già ampiamente e più dottamente assolta da lavori che avevano tale finalità): ai fini di questo lavoro, infatti, la sintetica descrizione del panorama storico e urbanistico in cui si muove l'Antonelli è finalizzata alla evidenziazione di motivazioni, stimoli e spinte che la geniale personalità dell'Antonelli deve aver fatto propri, muovendosi riguardo ad un sito (il cosiddetto "borgo Vanchiglia") che possedeva, sostanzialmente, il carattere del reliquato e che, pertanto e secondo più immediate nostre valutazioni, non appariva di poter stimolare interesse all'investimento edilizio per la realizzazione di una importante casa d'abitazione.
L'indagine, pertanto, non si è fermata solo alla lettura delle, come già detto, più dotte e approfondite ricerche sviluppate in ambito architettonico e urbanistico, ma ha rivolto anche un rapido (e, consapevolmente, provvisorio) sguardo a fonti di matrice socio- culturale e socio-economica, per tentate di figurare il panorama in cui l'attività edilizia (di cui Alessandro Antonelli fu esponente) si sviluppava in rapporto alle opportunità che il mercato offriva e alle problematiche che affioravano intorno alla "condizione abitativa" nella Torino ottocentesca.
La parte di città posta in esame è quella che viene denominata (pare già dal X sec. a.C.), "Borgo Vanchiglia" e si tenterà di descrivere (e potrà trattarsi solo di una divagazione su ambiti che richiederebbero competenze sociologiche ed economiche) il milieu in cui si innestavano le geniali intuizioni dell'Antonelli, in relazione anche a quello :-e concretamente fu il successivo e specifico sviluppo di questa parte di città. Si e evidenzieranno le connotazioni particolari che, detto sviluppo, assunse: quelle proprie di un dinamico borgo artigianale e produttivo, attrazione di uomini di ogni genere e classe (operai, artigiani, imprenditori, artisti e intellettuali).
I numerosi progetti presentati durante il governo napoleonico portarono in realtà a pochi interventi concreti sul tessuto urbano, ma gettarono sicuramente le basi per una nuova concezione della pianificazione territoriale; in essi il concetto di trasformazione urbanistica risultava intimamente connesso con la concezione illuministica della città, che nella sua forma aperta aveva visto l'esemplificazione di un accordo con la natura ed insieme la garanzia dell'igiene fisica e sociale della comunità.
Le varie proposte portarono alla stesura del Plan Général d'embellissement del 1809: si notano i grandi viali che seguivano, per tutto il perimetro della città, il limite dei terreni fortificati che Napoleone aveva ceduto tre anni prima alla municipalità, andando a definire, verso est, l'asse di corso San Maurizio, limite occidentale della futura lottizzazione di Vanchiglia.
Il 23 maggio 1806 Napoleone aveva decretato la concessione alla città della fortificazione interna con le cortine e i bastioni, e nell'anno successivo ordina la costruzione di due ponti, uno sul Po e uno sulla Dora.
Il Plan Général venne reso esecutivo a partire dal 1812, con la stesura dei progetti di settore, ed i lavori ebbero finalmente inizio, nonostante il perdurare della crisi economica.
Con il ripristino dei poteri reali sabaudi, non ebbe fine il seppur lento processo di trasformazione della città. Nel 1817 Vittorio Emanuele I chiese la stesura di un nuovo piano e, nello stesso anno, approvò la proposta di Gaetano Lombardi, che sostanzialmente seguiva ancora gli indirizzi del Plan Général d'embellissement.
Il tracciamento del Viale di San Maurizio, sorto sul preesistente tracciato della strada omonima, rientra in uno schema viario di portata urbana, prendendo avvio dalla cessione dei terreni delle fortificazioni da parte di Vittorio Emanuele alla città (Regio Biglietto 1817). Tale viale di circonvallazione assume una funzione di collegamento fra il nucleo centrale della città e a periferia, permette quindi l'espandersi dell'abitato nella direzione di Vanchiglia.
Lo sviluppo urbanistico procedette secondo la prassi consolidatatasi in tutta L'europa ottocentesca, che prevedeva l'attuazione di piani settoriali programmati lungo gli assi rettori delle antiche porte della città (ed in presenza della volontà politica di chiudere nuovamente la città mediante cinte daziarie da intendersi come nuove soglie amministrative fra la struttura urbana e il territorio circostante.). Questa prassi influì in modo determinante sul meccanismo di produzione della città successiva e portò alla formazione di quei fatti urbani che anche attualmente costituiscono l'aspetto forse più connotante della facies di Torino (attuali Piazza Vittorio, Piazza Carlo Felice nell'attestamento di Via Roma, Piazza della repubblica).
La regione Vanchiglia era particolarmente gravata (come si illustrerà più avanti) da una situazione estremamente precaria e pericolosa dal punto di vista igienico, data la presenza di innumerevoli canali, condotte fognarie e serbatoi per il trattamento dei liquami.
Nonostante vari interventi e ordinanze municipali, dettate di volta in volta dalle emergenze del momento (in particolare legate alle ripetute epidemie di colera) e che favorirono, comunque, lo sviluppo della zona, solo nel 1896 si arriverà alla promulgazione di una legge speciale e dì carattere generale sul sistema fognante di Torino.
Agli ingrandimenti parziali della città non si accompagnavano adeguate opere infrastrutturali e in Vanchiglia, in particolare, tali opere erano demandate ai privati il cui diritto edificatorio fu condizionato proprio alla bonifica dell'area.
La prima attività edilizia nella zona si registra nel 1843 e, nell'anno successivo, il Consiglio Edilizio, nel rilasciare una nuova autorizzazione ad edificare esprime per la prima volta la necessità di «studiare e stabilire anche per quella parte adiacente a questa città un piano regolatore di massima.
Nel luglio 1844 nasceva la Società dei Costruttori di Vanchiglia, tra i cui componenti spicca la figura dell'architetto Alessandro Antonelli: obiettivo (della società) era la sistematica acquisizione ed urbanizzazione della regione omonima ed è secondo questa concreta finalità che prende avvio la pervicace attività di produzione e proposizione di piani e progetti da parte dell'Antonelli, nei confronti della civica amministrazione.
Il primo "piano di ingrandimento" per la regione viene presentato dall'architetto già nel settembre dello stesso anno: esso assumeva come generatrici le vie diramantesi dalla piazza Vittorio, anomale rispetto al tracciato della vecchia Torino prolungate indefinitamente ed intersecate normalmente da un fascio di altre vie. La lottizzazione si estendeva alla vasta lingua di terreno compresa fra l'alveo del Po e quello ad esso convergente dita Dora. La rettifìcazione della Dora veniva progettata parallela alla attuale strada del parco, oltre il Camposanto, così da lasciare ampio campo allo sviluppo della città secondo una direttrice opposta e simmetrica a quella del Borgo Nuovo e della sua appendice compresa tra il Valentino e la via Nizza.
Dopo un'iniziale opposizione del Consiglio degli. Edili, Antonelli riceveva una provvisoria sanzione da Carlo Alberto con la Regia Lettera patente del 12 gennaio 1846, sulla base di una versione "ritoccata" da una commissione istituita appositamente per valutare le proposte antonelliane.
Il piano, però, doveva considerarsi operativo solo limitatamente ai terreni di spettanza della società, cioè alla zona compresa fra le attuali vie Buniva, Baibo, Bava e corso San Maurizio. Si trattava senza dubbio di una soluzione di compromesso che rifletteva l'opposizione del Consiglio edilizio alle mire dei Costruttori e l'intenzione implicita di pregiudicarne la sua pratica realizzabilità. Le controversie, evidentemente, tra i proprietari dei terreni e la Città non cessarono, tanto che nel febbraio del '46, Antonelli presentava già un nuovo progetto, che venne nuovamente respinto dalla municipalità.
Il 12 settembre 1946 viene approvato con R.P. un piano per la regione Vanchiglia redatto dal Consiglio degli Edili e firmato dall'ingegner Brunati (fig. 15). Esso ricalcava il piano antonelliano ma era limitato dalla Dora che veniva prevista parallelamente all'attuale corso Regina Margherita, come del resto già ventilato nel 1943.
Le motivazioni della giunta, benchè ufficialmente indirizzate, fra le altre cose, ad evitare che le nuove costruzioni si avvicinassero eccessivamente al cimitero e che impedissero il rettilineamento della Dora secondo il tracciato già approvato nel 1843, tradiscono, in realtà, l'intenzione di conservare i privilegi dei proprietari del vecchio centro con il risultato di bloccare le aspirazioni dei Costruttori di Vanchiglia e dell'Antonelli, soffocando il nuovo Borgo in una zona eccessivamente ristretta e soprattutto chiusa, priva di possibilità di sviluppo e di vitali collegamenti con i canali del traffico.
Il 29 novembre 1850, Carlo Promis propone un piano d'ingrandimento parziale nel quartiere Vanchiglia, formato in aggiunta e ampliazione del piano del 22 maggio 1846. La sua necessità era dettata dall'aumento notevole dei prezzi nello aree a sud della città.
Gli studi di Promis portavano quindi alla regione di Vanchiglia, anziché vere modifiche un completamento di estensione e perfezionamento ai due punti estremi di levante e ponente.
La parte di proprietà dei Costruttori di Vanchiglia si riduceva, quindi, ad una vasta area quadrata che diventava la parte centrale del futuro borgo ed era ripartita nel piano in 12 isolati oltre la chiesa.
Il 2 giugno 1852 Antonelli presenta un Piano generale d'ingrandimento della città di Torino, con previsione dello scalo della Ferrovia di Novara. Per i proprietari dei terreni suburbani siti a nord est della città, l'eventualità, prospettatasi in seno alla civica amministrazione, che venisse costruita una ferrovia di collegamento tra Novara e Torino, apparve come un'occasione importantissima per l'aumento di valore che il futuro scalo avrebbe conferito alle aree circostanti: coerentemente a ciò, la sede dello scalo proposta dall'Antonelli veniva a localizzasi sull'asse della contrada della Posta, presso la Dora (con indubbi vantaggi, per altro, di evitare, rispetto ad altre localizzazioni, di scindere lo sviluppo edilizio dei borghi San Donato e Dora).
La Commissione civica deputata all'esame dei progetti, contestò il piano antonelliano per la difficoltà di trovare una via di congiungimento di questo scalo con quello di Porta Nuova, ritenendo inutile il pensare di ciò poter fare lungo il Po o scorrente lungo gli attuali viali di circonvallazione, come proponeva l'Antonelli.
In generale, si può affermare, che tutti i progetti di Antonelli, ed in particolare l'ultimo, se pur motivati da interessi speculativi, tentavano un processo di riqualificazione urbana ed economica di vasto respiro, ipotizzando, per una zona fino ad allora marginale alla città e malsana, un forte sviluppo residenziale e produttivo.
Il 27 novembre 1852 viene emanato il Decreto Reale che sanziona il piano di Vanchiglia di Carlo Promis.
Con esso si viene a ribadire, in particolare, l'obbligo e gli oneri imposti alla privata Società dei Costruttori di Vanchiglia, sanciti colle R.P. del 12 settembre 1846 e, soprattutto, si delinea il definitivo fallimento della iniziativa dei Costruttori: Vanchiglia era così condannata a diventare una ristretta e secondaria appendice della vecchia città, ben lontano dall'esemplare quartiere concepito dall'Antonelli.
Vengono approvate alcune varianti al piano d'ingrandimento della regione Borgo Dora e Vanchiglia. Fra tali varianti compare la regolarizzazione dell'andamento della Dora, dal ponte Rossini sino oltre la cinta daziaria per tutta la parte che corre entro l'abitato in via di fabbricazione. L'intervento di inalveamento della Dora sarà approvato definitivamente, con Regio Decreto, il 28 marzo 1889.
Approvato con legge del 5 aprile 1908, aveva lo scopo precipuo di arginare quel fenomeno di costruzioni spesso disordinate, dovute in parte all'applicazione di soli piani parziali. Il piano, tuttavia, non distingueva fra edilizia residenziale e industriale e non faceva previsione di aree per servizi. Di fatto esso sanziona lo sviluppo in atto ed il criterio dell'assemblaggio dei piani settoriali di espansione con una regolamentazione sostanzialmente aperta al massimo utilizzo della proprietà.
La borgata di Vanchiglia, nella planimetria cittadina viene ad assumere una posizione meno periferica: il borgo non segna più un confine ultimo della città, ma, estendendosi la città assume un ruolo intermedio fra centro e periferia
Al di là delle primissime origini della zona, che taluni fanno risalire certamente a prima del III secolo a.C., addirittura come borgo antenato (denominato Taurasia) della futura Augusta Taurinorum, dopo la distruzione da parte di Annibale e per tutta l'epoca romana e medievale, la regione sarà occupata solo da prati e campi, sfruttati per l'approvvigionamento della vicina città.
Fino agli inizi XV sec., al di fuori delle mura cittadine, oltre ai campi, si trovavano solo dimore temporanee mentre a partire dalla metà del '400 sorsero insediamenti sparsi a carattere permanente; in quel periodo in Vanchiglia è documentata a presenza di "(...) due case gemelle e confinanti, dei fratelli de Agnello, ciascuna dotata di tredici giornate di terra". Nei tre secoli successivi Vanchiglia mantenne il suo carattere agricolo - rurale e le cascine andarono moltiplicandosi su tutto il territorio.
Nella prima metà dell''800 sulla sponda del Po, tra le cascine Vanchiglia Grossa e Vanchiglietta, si formò inoltre un piccolo borgo, che Antonio Rabbini cita con il nome di "Tetti diversi" al suo posto, nella seconda metà del secolo, appare una nuova cascina, detta "Bianca" rilevabile ancora nel piano del 1915.
A seguito dello spianamento dei terreni fuori dalle mura, ordinato dai francesi (Decreto del 4 giugno 1800 del Primo Console Napoleone Bonaparte) ed eseguito sotto i Savoia a partire dal 1818, ed ancora di più col vero e proprio abbattimento di queste ultime, la città cominciò rapidamente ad espandersi nella campagna circostante, andando via ad urbanizzare quelle regioni, come Vanchiglia, fino ad allora a carattere agricolo e causandone la progressiva scomparsa delle preesistenze rurali.
Nella prima metà dell'800 le costruzioni lungo il corso San Maurizio sono ancora poche e non era ancora stato progettato quel tratto dell'attuale corso Regina Margherita che va dall'imbocco del corso Regio Parco al Po. In Vanchiglia non vi erano che gruppi di casupole.
Con la restaurazione della Monarchia Sabauda, reggente Vittorio Emanuele I, .vengono sostanzialmente realizzati i viali di circonvallazione. Con Carlo Felice (1821- E31) avvengono le prime grandi realizzazioni. A partire dal 1825 cominciò la realizzazione delle grandes places in corrispondenza degli antichi attestamenti viari fuori porta; nacquero via via: piazza Vittorio
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