Pubblico e privato nel riuso di aree industriali dismesse a Torino
Marta Fabbri
Pubblico e privato nel riuso di aree industriali dismesse a Torino.
Rel. Agata Spaziante. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
Il presente lavoro si propone di analizzare il rapporto esistente tra sfera pubblica e sfera privata nella pianificazione e gestione delle aree industriali dismesse. Lo studio parte dalla definizione di politica urbana attraverso la quale si pongono le basi per circoscrivere gli ambiti di intervento che vedono coinvolti i due soggetti, (pubblico e privato) e da una breve panoramica sul sistema di pianificazione esistente in Italia fino agli anni novanta, anni contrassegnati dall'introduzione di nuovi strumenti di programmazione che determinano gli attuali orientamenti.
Comprendere com'era articolato il rapporto pubblico privato prima delle innovazioni legislative che hanno introdotto i Programmi Complessi e le Società di Trasformazione Urbana, è necessario per evidenziare quali sono stati i cambiamenti culturali in atto e le tendenze relative alle strategie di pianificazione che hanno portato a ridefinire totalmente il rapporto, che, ormai affrancato dalla caratterizzazione segnata dalla rigida separazione dei ruoli e degli ambiti di competenza, vede aprirsi nuove prospettive orientate a conseguire una stretta collaborazione tra Pubblica Amministrazione e Operatori Privati, ottenuta tramite l'introduzione di forme partecipative nella definizione degli obiettivi da conseguire.
Risulta chiaro dal lavoro svolto, che gli sforzi da compiere in questa direzione vedono impegnate le istituzioni e i privati nel continuo conseguimento di consenso attorno agli obiettivi dettati dalla pianificazione; questo cambiamento è da attribuirsi principalmente alle innovazioni legislative che hanno introdotto notevoli cambiamenti in merito alla distribuzione dei poteri, sintetizzati dalla perdita di potere riferita allo
Stato centrale e al conseguente potere attribuito alla Regioni, in un contesto di decentramento amministrativo guidato principalmente dal principio di sussidiari età, che porta progressivamente ad abbandonare la concezione di Stato piramide a favore di un modello di Stato a rete.
Nel nuovo scenario di riferimento si è tentato di capire come si colloca il rapporto tra attore pubblico e attore privato che può e_sere visto come un meccanismo di oscillazione i cui estremi sono rappresentati da una situazione di iperpoliticità nel momento in cui predomina il pubblico e un contesto dominato dal criterio dato dal mercato nel caso in cui prevalga la componente privata; affinché il rapporto trovi un'equilibrata collocazione nel contesto delle nuove politiche di pianificazione, si dimostra che si dovrebbe arrivare alla massima cooperazione per ottenere vantaggi privati e benefici pubblici, i cui principi guida sono l'equità e l'efficienza. La condizione determinante il cambiamento è data dal superamento dell'atteggiamento autoritativo della Pubblica Amministrazione per approdare alle forme di negoziazione con il privato, prospettive che si aprono nel momento in cui ad un'amministrazione per modelli si affianca un'amministrazione per accordi assicurando il raggiungimento dell'interesse economico per il privato e di quello collettivo per il pubblico.
L'altro scenario determinante, analizzato alla luce del nuovo rapporto tra pubblico e privato, fa riferimento al dibattito in corso in Italia in merito alla riforma urbanistica della Legge 1150/1942, legge considerata ormai anacronistica per rispondere ai cambiamenti in atto perché basata su uno schema dirigistico di piano oggi inadeguato. Il tema si dimostra molto delicato in quanto seppure sentita come necessità imprescindibile, la proposta di legge approvata alla Camera in data 28 giugno 2005, ha suscitato notevoli reazioni nel mondo degli urbanisti e di altri professionisti del settore, preoccupati principalmente di sottolineare come la proposta di legge non sempre si rifaccia ai principi guida largamente condivisi e non sempre si dimostri come una legge chiara, supportata da strumenti efficaci. L'ampio spazio dedicato al dibattito in corso, mira a mettere in luce quali siano i punti critici soprattutto in relazione alla nuova configurazione del rapporto pubblico-privato.
Definito quindi il contesto generale di riferimento, il lavoro cerca di determinare quali siano le problematiche registrate in vent'anni di esperienza nel riuso di aree industriali dismesse e in che modo la collaborazione tra pubblico e privato, che non contempla più solo le risorse professionali e conoscitive, ma anche quelle finanziarie, grazie anche all'introduzione dei Programmi Complessi, e delle forme societarie di intervento, possa essere determinante nell'ottica di rilancio economico che tutte le città segnate da un ricco passato industriale si trovano ad affrontare. Lo studio, mette in luce quali siano i cambiamenti culturali in corso nella definizione delle due sfere di riferimento, quella pubblica e quella privata, quali siano le nuove strategie da attuare, quali le competenze necessarie al conseguimento degli obiettivi proposti e con quali strumenti di natura legislativa, nati apposta per snellire le procedure e accorciare i tempi di intervento, si possa operare, su aree che si presentano come occasioni di rilancio economico del territorio caratterizzato da alti livelli di competività.
L'ultima parte del lavoro, quella che si riferisce ai casi di studio, analizza in che modo e con quale grado di apertura si sia realizzata la collaborazione tra pubblico e privato, sostenuta finora dall'approccio teorico, sui casi concreti di trasformazione della città di Torino. Per svolgere il lavoro, sono stati esaminati due progetti compresi nell'ambito del P.Ri.D. di Spina 3, e sono state realizzate alcune interviste a professionisti del settore per approfondire il riscontro all'atto pratico della reale capacità, dei due grandi attori di riferimento, di cooperazione nell'affrontare il tema della riqualificazione urbana, in un contesto, come quello torinese, in cui si cerca una effettiva rispondenza anche con quanto delineato in sede di definizione del Piano Strategico della città, per trovare le conferme delle linee guida elaborate sul territorio e sulle reti di relazioni innescate.
Come per molte altre città che hanno vissuto il fenomeno della dismissione industriale, anche Torino non ha potuto esimersi dal farsi carico di un impegno mirato all'elaborazione di una nuova visione del futuro in grado di rilanciare l'economia del territorio per collocare la città all'interno di un contesto di respiro internazionale, le domande dell'intervista mirano a verificare quanto abbia contribuito la collaborazione tra pubblico e privato, con quale grado di soddisfazione si è attuato il dialogo tra i due attori e quale sia il margine ancora da migliorare nella definizione del rapporto, in relazione a quanto realizzato finora sulle aree dismesse prese in considerazione.
Relatori
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